Blog DIGIMON(DI) – Il silenzio illumina l’anima (6 minuti e 20 secondi)

“Qualsiasi uomo se non ha la dimensione del Silenzio è meno umano. Gli manca la dimensione della profondità. Può essere largo, può essere lungo, può essere alto, ma non ha radici, non ha profondità, perciò non sta saldo sui piedi della propria identità.”
San Benedetto da Norcia

 

Una tragedia dietro l’altra, le ripetute stragi nelle scuole americane, e un’intera generazione di teenagers ha deciso che, queste tragedie, non dovranno più ripetersi. Nel giro di poche settimane, connessi attraverso i social network e snapchat, i ragazzi hanno organizzato una delle più grandi manifestazioni di sempre, contro le armi e la disponibilità che la legge americana permette a chiunque di averne (in particolare le armi automatiche e semi automatiche, come quelle utilizzate nelle stragi).

Improvvisamente, dal nulla cosmico di una generazione silente, emerge una rabbia, una determinazione, e una lucidità per intervenire operativamente su “come cambiare le cose”: da qui l’esortazione a “registrarsi al voto” per scegliere solo ed esclusivamente quei rappresentanti che si opporranno all’attuale legge sulle armi americana.

Tra i vari giovanissimi leader che stanno emergendo in questi giorni, capaci di rappresentare una gioventù molto meno remissiva di come è stata rappresentata finora (anche da film e serie tv recenti, vedi 13 Reasons Why), una giovane ragazza di origine cubana ha colpito l’occhio di molti, per una particolare fierezza nell’uso delle parole (la scelta di ripetere uno ad uno i nomi dei ragazzi rimasti uccisi nel suo primo discorso) e per una particolare forza empatica nel non nascondere le proprie emozioni ma esercitarle fino in fondo come una forza nuova, travolgente, che riuscisse ad attaccarsi al cuore delle persone.

E, nella  March for Our Lives del 24 marzo, ha colpito per un uso esasperato del concetto di silenzio, esaltato nel tempo di un discorso pubblico, davanti a migliaia di persone e milioni che seguivano la diretta televisiva dell’evento.

Il silenzio, come vecchia/nuova forma di espressione di un sentimento.

 

Emma Gonzalez, la giovane studentessa del filmato qui sopra (che ormai è già una “star” con oltre un milione di followers), ha “giocato” sulla rappresentazione simbolica del tempo. Il suo discorso, 6 minuti e 20 secondi, doveva avere la stessa durata della strage in cui hanno perso la vita diversi suoi compagni di scuola. Molti hanno confuso la lunghezza del suo discorso con la lunghezza del suo – esemplare e veritiginoso – silenzio, durato circa 4 minuti e mezzo.

Con un tweet la Gonzalez ha replicato cosi:

«Il mio discorso di oggi è durato sei minuti e trenta secondi, compresi il silenzio e la parte parlata. Il fatto che la gente abbia pensato che il silenzio è durato sei minuti… Pensate quanto sarebbe stato lungo se fosse durato davvero sei minuti, o come vi sentireste se doveste nascondervi per tutto quel tempo»

 

Questo lungo silenzio, questo non nascondere pubblicamente le proprie emozioni, ha già suscitato curiosità, analisi e persino particolari analogie (tra tutte segnalo quella del New Yorker che ha paragonato Emma Gonzalez alla Giovanna d’Arco di Dreyer).

Ma il silenzio segna come una sorta di momento forte di separazione simbolica, CONTRO il rumore delle armi e delle pallottole, CONTRO il rumore delle tante parole spese in difesa di un diritto costituizionale trasformatosi in arma di autodistruzione di massa.

Esiste qualcosa di più grande e più puro
rispetto a ciò che la bocca pronuncia.
Il silenzio illumina l’anima,
sussurra ai cuori e li unisce.
Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare
nel firmamento dello spirito,
ci avvicina al cielo;
ci fa sentire che il corpo
è nulla più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d’esilio

 

IL SILENZIO, di Kahlil Gibran

 

APPROFONDIMENTI:

La marcia dei ragazzi sopravvissuti alla strage di Parkland: il coraggio di trasformare il dolore in speranza anche grazie alla forza dei social

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