Il venditore di medicine, di Antonio Morabito

 "Sono anni che le corteggiamo, che le facciamo sentire importanti, che le ricopriamo di regalucci. Ci confidano i loro desideri e i loro segreti. E poi scopriamo che anche con gli altri fanno cosi. Ci sentiamo presi in giro. Facciamo fatica ad accettare che non ci sono Regine fedeli".


Raccontare una discesa. Senza indugi o compromessi. Aprendo così una finestra su un mondo  vicino alla vita e alla salute di tutti. Ma che il cinema e i media evitano o affrontano solo quando scattano le manette o le inchieste. Il venditore di medicine è quel tipo in giacca e cravata con una valigietta di pelle, che almeno una volta tutti abbiamo intravisto nello studio del nostro medico di famiglia. E' l'anello, debole, tra il camice bianco e l'industria del farmaco, ma anche il pezzo necessario affinché in mosaico sia completo. Un informatore scientifico deve promuovere, ma allo stesso tempo convincere, il medico che le nuove (o vecchie) molecole prodotte dall'azienda farmaceutiche che rappresenta, qui l'immaginaria Zafer, siano delle miracolose novità. Migliori delle pillole dei concorrenti e, chiaramente necessarie per curare gli assistiti. Insomma deve sapere proporre il farmaco e, magari, anche 'lisciare' per bene il medico. Un''ape regina' lo chiamono gli informatori. se è uno che fa tante prescrizione delle tue medicine. Più quest'ultimo 'firma' le ricette rosa e più il 'venditore' è bravo e l'azienda fattura. Bruno (Claudio Santamaria) è un informatore in gamba. O almeno lo era. Ora è tutto più difficile alla Zafer. C'è aria di licenziamente e chi non regge allo stress e al fallimento si spara un colpo in macchina. Ha il fiato sul collo della sua capa (Isabella Ferrari). Bisogna vendere di più, le 'api regine' devo essere spremute per bene, incentivate con cene e regali, ma solo se il rapporto tra il 'dono' e le prescrizione è 1 a 11. Altrimenti, sei fuori dalla Zafer.  E Bruno per tenere tutto in piedi: un matrimonio, una vita agiata, un posto di lavoro, un briciolo di carriera, decide di tentare il tutto per tutto. Di agganciare un oncologo ospedaliero (Marco Travaglio) difficile da convincere con i prodotti della Zafer, hanno già fallito in parecchi, ma che potrebbe rimettere in carreggiata la sua vita. E' la sua ultima spiaggia.

 

Se c'è un modo o una chiave per scardinare il solito già visto nel raccontare al cinema gli scandali e il malaffare dell'Italia di oggi, ovvero la commedia corale (popolare?) o gli rvm dei talk show politici , Il venditore di medicine di Antonio Morabito (Non son l'un per cento-Anarchici a Carrara) sembra aver trovato una strada personale e molto controcorrente. In giro di pellicole (italiane) così coraggiose non se ne vedono.

Morabito, anche sceneggiatore con Michele Pellegrini e il produttore Amedeo Pagani,  sceglie per strada in salita. Il soggetto, è una materia delicata, il comparaggio e l'etica medica, la disinvolta corruzione dei camici bianchi di fronte alle avances di 'Big Pharma', i colossi dell'industria del farmaco. Il protagonista, è un antieroe che cerca di uscire da una situazione ormai incontrollabile, in uno spaccato del Paese che non lascia margine a macchiette o compromessi. Corrotti e corruttori si muovono con la stessa avidità e menefreghismo. Ci si becca la denuncia del medico idealista che non vuole sentir parlare di regali, ma si esce assolti dal processo. Non c'è lo schematismo di certo cinema politico (viene in mente L'Industriale di Montaldo). Bruno è determinato a non perdere, ma si chiude dietro le spalle ogni principio, anche quando prova ad aiutare l'amico malato. La sponda di Morabito aspira ad essere più che l'impegno  della denuncia civile (Petri, Rosi e Volonté) il cinema resistente che arriva d'Oltralpe. Viene in mente il bravo regista francese Philippe Lioret (Tutti i nostri desideri, Welcome). Morabito non molla mai la strada maestra, ci sbatte in faccia i meccanismi di un sistema che non vediamo ma che spesso sappiamo di subire a nostra insaputa. Il suo è uno stile, la macchina da presa è sempre attenta ad ogni sossulto, che scarnifica l'immagine fino ad arrivare al nervo. Lo fa 'usando' un disperato ingranaggio di questo sistema, costretto fino alla fine a lottare solo per sopravvivere. Quella di Bruno è una tragica discesa che non ammette nessuna illusoria consolazione, perché non è così che il destino risponde. Allo sguardo dello spettatore non rimane altro che provare a risalire dal budello di scuri e lunghi corridoi dell'animo umano in cui è sceso, ma la luce alla fine delle scale appare sempre più fioca.

 

Regia: Antonio Morabito

Interpreti: Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio, Roberto De Francesco, Ignazio Oliva

Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà

Durata: 105'

Origine: Italia/Svizzera, 2013

  • Gran bel film, finalmente qualcuno si è accorto di quello che ci propinano i medici

  • Questo è uno dei più bei film italiani degli ultimi anni! Complimenti a Morabito e Santamaria