Il virus è il detective. Su Fausto Brizzi, Kevin Spacey e… Giampiero Ventura

Fausto Brizzi e Giampiero Ventura probabilmente stanotte sono scappati insieme, approfittando del buio, lasciando un Paese che li disprezza. Notte prima degli esami… di coscienza. Mi fermo e non faccio nulla. Non succede nulla. Ho visto il sogno sgretolarsi, perdere la prospettiva, il precipitare di secondi, anni, ci lancia verso la vita, poi ci trascina verso il niente… quanti anni aspetteremo per rivivere il sogno mondiale, proprio come i personaggi di Brizzi in uno dei suoi successi, giovani spensierati per cui il loro essere è essere nel tempo. Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare, Kevin Spacey cancellato da Ridley Scott. Perché ricordiamo il passato e non il futuro, sembra domandarsi da sempre il regista, anche quando ritorna sui suoi passi. Siamo noi ad esistere nel tempo o il tempo esiste in noi? Il tempo scorre? Kevin Spacey intanto non c’è più e Fausto Brizzi potrebbe essere il nuovo CT della Nazionale, in un paesaggio vuoto e ventoso che sembra aver perso quasi traccia di temporalità. Un mondo Alien, il nostro mondo: è come arrivare in alta montagna, dove sono solo neve, roccia svedese e cielo. Un mondo essenziale che riluce di una bellezza arida, tersa e inquietante. Perché hanno abusato del nostro immaginario? Le grigliate, le birre gelate, il rutto libero, le camminate nervose e senza sosta nel soggiorno di casa, tutte finite nel buco nero della storia, del tempo.

 

2209803-46096379-640-360Il mondo senza tempo non sarebbe più bello? Ho paura che quando sarà ancora mondiale, saremo stanchi del giocattolo. Che tremenda sensazione. Nel mondo senza tempo, caro Ventura avremmo vinto certamente, perché comunque sia deve esserci qualcosa che dia poi origine al tempo che noi conosciamo, con il suo ordine, il passato diverso dal futuro, il dolce fluire. Il nostro tempo deve in qualche modo emergere intorno a noi, per noi. Questo è il viaggio di ritorno, verso il tempo perduto, caro Brizzi, quello dei sogni adolescenziali, dei tormenti così profondamente ed empaticamente raccontati, quasi da vederci dentro. Come in un romanzo giallo, andiamo ora alla ricerca del colpevole che ha generato il tempo. Ritroviamo uno a uno i pezzi di cui è composto il tempo a noi familiare, non come strutture elementari della realtà, ma come approssimazioni utili per quelle creature goffe e impacciate che siamo noi mortali, aspetti della nostra prospettiva, e forse anche aspetti determinanti di ciò che siamo realmente. Perché alla fine, forse, il mistero del tempo riguarda ciò che siamo noi, più di quanto riguardi il cosmo. Forse, il colpevole di questo giallo è proprio il detective…

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