Incontro con Abel Ferrara. Il rapporto con gli attori (1° parte)

Ironico, disponibile e pronto a dispensare consigli agli aspiranti registi o attori, venerdì 30 ottobre Abel Ferrara ha offerto una lunga e preziosa lezione di cinema al pubblico presente nella sede di Sentieri Selvaggi. Rispondendo alle numerose domande, nella prima parte dell’incontro il regista italo americano si è incentrato sul suo rapporto con i fedelissimi Willem Dafoe, Harvey Keitel e Christopher Walken, con un Gérard Depardieu restio ad imparare le battute in Welcome to New York, ma anche sull’importanza del casting e il contributo degli attori non professionisti.

Gérard Depardieu in Welcome to New York:

“Depardieu è un attore eccezionale, dalla grande energia. Era il primo ad arrivare sul set: sempre presente, concentrato, perfetto per la macchina da presa. Noi dovevamo solo accendere la telecamera e lui faceva il resto. L’unico problema era che quando si trattava di ripetere le battute, mi diceva: Abel, non voglio fare le prove! Le prove con lui consistevano nel ragionare insieme sulla scena, sul lavoro da fare e sul progetto nel suo insieme. Non voleva solo interpretare Dominique Strauss Kahn, nel suo personaggio c’era anche Re Lear. Lui e lo sceneggiatore Christ Zois modificavano insieme il copione prima delle riprese, perché Gérard ragionava come il suo personaggio, se non gli sembravano realistiche, non accettava le battute. Poi una volta decise, le scriveva su un grande foglio di carta, perché non le sapeva a memoria. Io lavoro così con gli attori, lascio spazio alla loro performance, gli permetto di esprimersi completamente”. welcome_to_new_york

L’utilizzo di attori non professionisti:

A meno che tu non faccia un documentario, al cinema il punto di partenza è sempre falso, costruito: martedì alle 13.30 si gira la scena di una separazione, e così via. Sono gli attori che rendono tutto credibile. Bisogna avere grandi attori per ricreare una realtà emotiva, e anche gli attori non professionisti a volte sono molto efficaci. Il ragazzo che lavora alla pompa di benzina può essere vero quanto un attore navigato. L’ho sperimentato girando Pasolini, dove ho messo molti attori non professionisti a recitare accanto a Dafoe. Nella scena della cena al Biondo Tevere (il ristorante dove cenava sempre Pasolini), ho messo un ragazzo di sedici anni preso dalla strada. Ti puoi immaginare un ragazzino mai stato su un set, che dal nulla si è ritrovato a girare con uno dei più grandi attori viventi. Tenendo in conto il suo nervosismo mi ero organizzato, avevo portato un altro ragazzo già vestito per la scena, un rimpiazzo insomma, nel caso in cui il ragazzino avesse mandato tutto a monte. Ovviamente non puoi fare lo stesso con gli attori professionisti!”.

L’importanza del casting:

“Quando un attore mi contatta e mi chiede se può fare un provino, io gli rispondo: lo stai già facendo! Non cerco persone che sappiano fare le acrobazie, cerco persone reali, vere. Per questo i provini per me non riguardano le battute. Saper scegliere gli attori è uno degli aspetti fondamentali del mestiere del regista. Bisogna innamorarsi di loro, e sapere molto bene cosa vuoi, altrimenti l’intero progetto ne risente. Non chiederei mai ad un attore di essere qualcos’altro da quello che è… chiedo onestà, voglio che riveli i suoi sentimenti. Devi essere in contatto con le tue emozioni per fare l’attore, altrimenti non passa nulla. È un contatto diretto, tra l’attore e le sue emozioni, che trasmette alla telecamera e la telecamera le trasmette senza filtri direttamente allo spettatore. Grandi attori come Willem Dafoe, o Gérard Depardieu…non sai mai quando recitano. Non cambiano prima o dopo il ciak. Willem naturalmente per interpretare Pasolini è cambiato un po’, ha indossato degli occhiali, lenti a contatto eccetera, ma a parte quello era sempre se stesso. I grandissimi come De Niro o Al Pacino hanno una grande preparazione, ma anche un grande dono, sono unici. Christopher Walken, prendete lui: nessuno assomiglia a Walken. Quando cammini con lui per le strade di New York, tutti si girano a guardarlo, anche chi non va al cinema e non sa che è un attore famoso! Non puoi non girarti a guardarlo. In questo senso nei film entra in gioco la magia degli attori, che non si può insegnare, è un pò come essere alti o meno…”.

Il rapporto tra il regista e l’attore: pasolini

“Come regista non sei Dio, non puoi cambiare le performance dei tuoi attori. Ci sono alcuni registi che dicono: sono riuscito a tirare fuori questo dai miei attori! ma si prendono in giro da soli. Tutto quello che un regista può fare è creare un certo ambiente, la giusta situazione, e piazzare la macchina da presa nel posto giusto al momento giusto. Ne Il Cattivo Tenente, le grandi scene che sono riuscito a girare con Harvey Keitel, sono venute così bene perché gli facevo trovare tanti cappuccini eccellenti! A New York nei primi anni ’90 non era facile trovare dei buoni cappuccini, e Harvey ne beve dieci al giorno. Quindi tutte le location erano strategiche, le avevo scelte a posta vicino ai bar che sapevo fare buoni cappuccini. Questo è stato il mio contributo…”.