Incontro con Giuseppe Gaudino. Il cinema indipendente oggi – PARTE 1

L’incontro di giovedì 12 novembre con il regista e scenografo Giuseppe M. Gaudino si è svolto approfondendone il linguaggio cinematografico, ragionando sull’ultimo lavoro del regista campano e sulle difficoltà e i vantaggi del cinema indipendente.

La calorosa accoglienza ricevuta a Rio de Janeiro

Il film è stato proiettato anche a Rio De Janeiro, e le sale erano piene. La trama del film ha creato un aggancio, gli spettatori hanno visto le vicende di Napoli come se si trattasse di Rio. Nonostante quello del film sia un concetto difficile da spiegare nella sceneggiatura, e da girare, gli spettatori brasiliani hanno compreso lo spirito dell’opera. Volevamo che i nessi fossero liberi, non schematici. A Rio hanno colto tutto questo, l’aspetto della memoria sia personale che collettiva che si intrecciano; sono state colte e apprezzate anche le canzoni usate come traccia narrativa, hanno capito che quello era un modo diverso per parlare dell’amore.

Cosa vuol dire oggi essere indipendenti?

È una forma di libertà, ma anche una forma di costrizione. Se vuoi controllare il progetto devi rispettare l’idea. L’indipendenza è seguire il bambinello fino alla fine. Ad esempio in Francia volevano cambiare il titolo e chiamare il film Anna. Anche cambiare il titolo per me sarebbe stato un enorme danno. A Montpellier ho fatto fare una votazione, e per alzata di mano il pubblico ha deciso per tenere Per Amor Vostro. Un altro esempio di girare un film da indipendenti: la scena in cui Anna bambina vola dal campanile. Quella scena era rischiosissima, non c’era sicurezza, e noi abbiamo appeso la bambina nonostante tutto, spiegando ai genitori che era l’unico posto dove si poteva girare, e quindi si è fatta. Con una grande produzione questo non sarebbe stato possibile, e questa è prova di indipendenza, avere un team di persone che capiscono cosa vuoi fare, e scommettono su di te. Un’altra cosa che ti garantisce l’indipendenza è il controllo tecnico e decisionale. In Giro di lune tra terra e mare c’è una scena in cui sarebbe stato bello che l’attrice che interpretava Agrippina si fosse tolta la veste, ma lei si è rifiutata, eppure la nudità sarebbe stata un modo per smontare la meccanica di riprese, sarebbe stato un gesto forte. Non mi sono potuto imporre perché all’epoca i contratti si fecero in maniera superficiale. Stavolta ho letto tutti i contratti degli attori. Questa è una cosa che puoi fare da indipendente.

L’importanza di aver avuto Valeria Golino nel progetto

Fino ad aprile 2014 Valeria non faceva parte del progetto. Inizialmente il budget era molto piccolo, ma con l’ingresso di Valeria, grazie alla sua credibilità i produttori se la sono sentita a rischiare. Eravamo partiti con un quarto del budget che poi abbiamo avuto. Devo dire che inizialmente ispiravo poca fiducia ai produttori, gli sembrava una storia troppo rischiosa. Andavo in giro e dicevo che volevo fare un film in bianco e nero, con delle scene a colori, in napoletano sottotitolato che trattasse dell’ignavia… tutti mi dicevano: sarà difficile, e mi suggerivano di inserire la tematica della droga, visto che parlavo di Napoli e della criminalità. Ma io non volevo spettacolarizzare i criminali, volevo parlare di una vittima. Bisogna mantenersi leali alla propria intuizione, al sentimento. Io l’ho fatto girando per sedici ore al giorno per quattro mesi. Ogni scena era pensata e costruita in un determinato modo, e doveva rimanere così.

per-amor-vostro-2015-giuseppe-gaudino-01Per Amor Vostro un film onirico?

Volevamo piuttosto raccontare un sentimento, uno stato d’animo, quello dell’ignavia. E non volevamo che fosse “spiattellato”, ma volevamo trovare un modo diverso di raccontare la realtà. Siamo partiti dal presupposto che l’ignavia fosse la radice di tutti i problemi, specialmente per una città come Napoli, e l’abbiamo utilizzata come metafora, con l’urgenza di raccontare il nostro tempo. Le canzoni, la parte spettacolare, sono stati il modo per raccontare essendo anche fedeli ad un sentimento che non è molto frequentato. Per agganciare lo spettatore devo sollecitare i suoi ricordi, le sue passioni. D’altronde non bisogna delegare agli altri il nostro immaginario. La televisione, ma anche la commedia italiana di oggi, sono piatte, omologate. Mentre Per Amor Vostro è un film abbondante, barocco: perché bisogna rinunciarci? Per me una scommessa primaria non è il mercato, ma la capacità di raccontarci.

Il cinema come meccanismo della memoria.

Da ragazzo vedevo molto Bergman, Rossellini e Tarkovskij. Mi dicevo che quello che facevano loro volevo farlo anch’io. Negli anni ’70 ancora mi ricordo che per l’uscita di Stalker c’erano in giro degli enormi manifesti del film, era l’epoca in cui si pensava che Tarkovskij dovesse arrivare al grande pubblico. Per me il cinema è il mezzo per la memoria, da comunicare tramite le immagini: fare cinema facendolo e scoprendolo mentre lo si fa, è un ancoraggio con l’esperienza che è importante per me e per gli spettatori. Siamo fatti della stessa materia. Abbiamo bisogno del cinema per annullarci, per scomparire in quella realtà.