inizioPartita. Il Premio Drago d’Oro e gli indipendenti del gaming

La quarta edizione del Premio Drago d’Oro, che si è svolta a marzo nella cornice del Tempio di Adriano, a Roma, ha mostrato come il mondo del gaming stia cambiando tanto radicalmente quanto rapidamente. La rivoluzione non riguarda solo i fruitori, sempre più professionali e professionisti, ma anche i produttori, sempre meno strutturati e sempre più giovani.
Organizzata dalla Aesvi, l’associazione che riunisce tutte le aziende di settore, la manifestazione, che ogni anno premia i videogame di maggiore successo attraverso riconoscimenti alle opere che a vario titolo hanno contraddistinto l’anno appena terminato, è stata quest’anno la cartina tornasole di questa nuova tendenza.

Il mattatore della serata dedicata al 2015, come già in molti hanno fatto notare, è stata l’opera polacca The Witcher 3 della Bandai Namco Entertainment, che ha vinto il premio più ambito, quello di gioco dell’anno e altri 2 riconoscimenti: Miglior videogioco di ruolo e il Premio Speciale del Pubblico.

Quello che più colpisce, però, è stato lo splendido risultato del prodotto italiano Nero, che ha portato a casa due premi: Miglior realizzazione artistica e miglior Videogioco Italiano. L’opera della Storm in a teacup, per: Xbox One, Nothing Ever Remains Obscure, questo il titolo per esteso del videogame, è interessante per il punto di vista nuovo che offre su diversi argomenti tipici delle produzioni contemporanee. A metà strada tra una visual novel e un puzzle game, l’avventura ruota attorno alla figura di un bambino che, insieme a un misterioso compagno di viaggio, fornisce il punto di vista del giocatore su un mondo raffinato e originale, in cui i concetti di giorno e notte, luce e oscurità, sono ribaltati e la notte non è più portatrice di paura e inquietudine. La cornice audio, fatta di una colonna sonora coinvolgente e da una voce narrante perfettamente adeguata al ritmo e ai toni del gioco, fanno il resto, regalando al grande pubblico un’opera italiana di altissima qualità.

Tra le altre opere italiane premiate ricordiamo In Verbis Virtus, della Indomitus Games, drag_d_nero_1200premiato per il miglior design, e Ride della Milestone riconosciuto come la Miglior realizzazione tecnica. La premiazione di quest’ultimo titolo, ha regalato il momento più vero e toccante della serata, quando il rappresentante della software house milanese, al momento di ritirare il premio, non ha saputo reprimere la commozione per il riconoscimento alla sforzo sostenuto.

Il messaggio della premiazione di quest’anno, come già accennato, è stata l’inversione di tendenza rispetto agli scorsi anni. Questa edizione è stata, infatti, caratterizzata dai riconoscimento per gli indipendenti. La più grande sorpresa è arrivata nella sezioni riservata ai titoli sportivi, dove il premio è andato a Rocket League, che ha “fatto gli scarpini” ai grandi classici quali Pes e Fifa. Questo premio ha segnato un punto di svolta importante e dimostrato che, anche software house minori, sia per budget che per attitudini, possono competere con le grandi.

Tanto che Her Story, l’app di Sam Barlow, ha potato a casa lo stesso numero di trofeo di The Witcher 3, ovvero quelle per migliore app, videogame più innovativo e miglior gioco indipendente, e lo ha fatto con una formula del tutto nuova, la storia di una adolescente e i relativi temi spinosi e difficili da trattare, in un contesto narrativo fatto di commistioni tra la narrazione da serie tv e interattività di console e pc.
Infine menziona d’onore va a Life Is Strange, della casa francese Dontnod Entertainment che, al termine della serata, è tornata sulle rive della senna con due statuette: miglior sceneggiatura e miglior personaggio.

Al termine della serata, ciò che ci è rimasto negli occhi è stato il messaggio che il Premio Drago d’Oro 2016 ci ha lasciato, e cioè che, se pur le grandi case siano sempre grandi, oggi i piccoli sviluppatori hanno una nuova voce, e molte nuove possibilità per mostrare tutto il loro valore.