John Bailey, un presidente “bianco” agli Oscar

Dopo la politica e le minoranze gli Academy award ripartono dalle… immagini. O almeno questo sembrerebbe dirci la nomina di John Bailey a nuovo presidente dell’Academy of Motion Picture Arts and Science. Nato nel 1942, Bailey è stato tanto un regista trascurabilissimo, quanto un lodevole direttore della fotografia. Ha illuminato alcuni capolavori degli anni 80 e 90 e collaborato con Lawrence Kasdan, Sam Raimi, Paul Schrader. Nella sua filmografia spiccano titoli come Gente comune, Il grande freddo, American gigolo, Il bacio della pantera, Mishima, Silverado, Ricomincio da capo, Nel centro del mirino.

Bailey succede a Cheryl Boone Isaacs, che ha diretto l’Academy durante i quattro anni forse più turbolenti della storia. Isaacs è stata infatti la terza donna a dirigere l’Academy, ma la prima persona afroamericana. Durante la sua gestione per due volte l’Oscar per il miglior film è andato a due produzioni black: nel 2014 a 12 anni schiavo e lo scorso anno a Moonlight con tanto di colpo di scena finale. Allo stesso tempo però nel 2016 Isaacs ha dovuto affrontare il boicottaggio della comunità afroamericana dopo che per due anni consecutivi nessun attore di colore e nessun film erano entrati nelle nomination principali. Tra polemiche e risarcimenti la presidenza Isaacs ha investito molto nelle minoranze e provato ad aumentare, ringiovanire e soprattutto diversificare i membri dell’Academy che tra i nuovi arrivati di quest’ultima stagione annovera tra gli altri Monica Bellucci, Adam Driver, Joel Edgerton, ma anche gli asiatici Lav Diaz, Takashi Miike e Kim Ki-duk.

A un primo sguardo la nomina di Bailey non si configura come un vero e proprio segnale di continuità rispetto al recente passato, anche perché sembrerebbe aver superato sul filo di lana la concorrenza di un’altra donna che molti davano per successore ideale ad Isaacs, la Laura Dern musa di David Lynch attualmente sugli schermi televisivi nella terza stagione di Twin Peaks. Una delle maggiori priorità del nuovo presidente sarà comunque quella di rilanciare l’attenzione mediatica e popolare sugli Academy Award, in discreto calo soprattutto tra le giovani generazioni.