Kirk Douglas, i cento anni dell’attore/produttore che plasmò Hollywood

Un traguardo non da poco quello raggiunto dall’ultimo leone di Hollywood: Kirk Douglas compie cento anni, segnati da una storia che ha fatto del suo contributo un punto essenziale della cinematografia mondiale.
Un secolo che il grande attore è riuscito a plasmare e imprimere con il suo marchio di grande star hollywoodiana, supportato da un talento eccelso ma, anche, da un notevole potere nel campo produttivo.
Sebbene la sua popolarità sia più facilmente riscontrabile nei grandi ruoli interpretati, da L’asso nella manica di Billy Wilder, Orizzonti di gloria diretto da Stanley Kubrick (a cui seguirà la collaborazione per il colossal Spartacus), ai western-movie a fianco di Burt Lancaster come Sfida all’O.K. Corral, di elevato spessore fu il suo contributo nel campo della produzione.
Un attore/produttore che si fece larga strada nel periodo d’oro della vecchia Hollywood, palesando un potere che in pochi potranno mai vantare. E’ infatti nel 1954 che, con la fondazione della sua casa di produzione Bryna Productions (dal nome della madre), realizza i suoi più grandi successi da protagonista e si impone come figura di forza nel grande cinema.
In un momento storico in cui Hollywood era non solo il punto focale della cinematografia mondiale, ma anche principale asse di un potente sistema che fruttava guadagni esponenziali e instaurava nell’immaginario collettivo le celebrities che avrebbero condizionato per sempre IL CINEMA, Kirk Douglas riuscì ad imporsi come personaggio di spicco, montando un vero e proprio sistema che vedeva nella sua persona un leader di elevata autorità.
La sua casa di produzione, dal 1955 all 1986, conta 19 pellicole, ognuna delle quali gli garantì spesso un notevole successo da Brama di vivere (Vincente Minnelli) a L’occhio caldo del cielo (Robert Aldrich) da Pietà per i giusti (William Wyler) a Fury (Brian De Palma).
Una personalità, quella di Douglas, più volte dipinta come vera spina nel fianco per molti registi che, sul set, dovevano coniugare il proprio lavoro con le richieste di un produttore/protagonista esigente e dominante.

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Il passaggio a figura di forza nel ramo delle produzioni sembra essere stato quasi previsto, nel 1952, dal regista Vincente Minnelli, più volte sul set con l’attore: nella pellicola Il ruto e la bella l’attore interpreta il personaggio di Jonathan Shields, un produttore che per risollevare la propria carriera si impone sul mercato a qualunque costo. Malgrado si rintenga che il ruolo fosse ispirato a David O. Selznick (produttore dalle tendenze megalomane), il collegamento al successivo percorso intrapreso da Douglas è inevitabile. Nonostante Shields affronti un cammino dai tratti notevolmente negativi per chi si imbatte nella sua persona, e siamo lontani dal voler figurare Douglas come un malvagio arrivista, è evidente la connessione con tratti di indubbia veridicità che l’attore avrebbe successivamente intrapreso. Un film che valse, tra gli altri, il premio Oscar all’attrice Gloria Grahame e una nomination per lo stesso Douglas.

«Il bruto e la bella fu soprattutto un pezzo di bravura da parte di Minnelli, perché non è affatto facile fare del cinema sul cinema. Si potrebbe pensare che per un uomo di cinema sia la cosa più facile del mondo, ma i risultati, in genere, hanno un non so che di falso. Il bruto e la bella rappresenta l’eccezione: è un film onesto».

E onesto sembra davvero esserlo. Col senno di poi, diremmo anche molto intuitivo.