La Botta Grossa. Storie da dentro il terremoto, di Sandro Baldoni

Sandro Baldoni ci mette letteralmente la faccia in questo suo documentario sulla tragedia del terremoto che ha colpito il Centro Italia nell’ottobre del 2016. C’è proprio lui, sfollato tra gli sfollati, a raccontare dall’inizio cosa resta della sua casa crollata, delle sue radici, della sua identità, ora che la terra ha tremato – con una “botta grossa”, appunto, come la chiamano da queste parti – e si è impietosamente portata via tutto in una manciata di secondi. «Ti spacca il cervello!», dice Baldoni, di fronte alle immagini di devastazione che riprende con il suo cellulare, nell’impresa di raccogliere frammenti di realtà che sembrano tirati fuori da un reportage del dopoguerra. Baldoni si trova a Campi di Norcia, il paese dove ha trascorso le vacanze, dove sono cresciuti i suoi figli; ora lo guarda con gli occhi di chi sente il bisogno di raccontare una storia troppo profonda per non entrarci dentro con tutto il cuore, stavolta senza necessità di curarsi troppo di tecnica e convenzioni, perché la realtà dei fatti è più importante, come lo sono le persone del posto, i loro sguardi smarriti, i loro racconti intrisi di paura e dignità.
La macchina da presa accarezza paesaggi innevati, crepe aperte sulla terra e tra le pareti delle case rimaste in piedi, volti di santi disorientati; si insinua con efficace empatia tra i gesti e le “nuove” abitudini dei sopravvissuti, cercando un posto nel mezzo di un quotidiano che si tiene coraggiosamente a galla. La Pro Loco di Campi è il set privilegiato della prima parte del film: un’Arca di Noè in versione antisismica, costruita per una resistenza di tutti i giorni. Da Campi si passa a Castelluccio di Norcia, dalla vita in tenda al paese fantasma: lo spettacolo della Natura riempie ora lo schermo in tutto il suo indicibile splendore; i campi aranciati, la pioggia e i cavalli, tutto compartecipa al duro compito di mostrare in immagine ciò che ha soppiantato slealmente la natura umana, e ora ne scandisce il tempo e ne ritma liberamente il passo secondo le proprie oscillazioni.
Baldoni, come in un pellegrinaggio, si spinge poi a visitare i cittadini di Visso e Ussita, trasferiti temporaneamente negli alberghi delle località marittime. Il passaggio dallo spazio di montagna a quello di mare ha costituito il secondo livello di sradicamento subìto dai terremotati: dal semicerchio ricreato in spiaggia, alla ricerca di un confronto collettivo, alla voglia di condividere le più umili soddisfazioni di giornata, trapela sensibilmente una paura certo mai cessata, ma di più il desiderio ardente di fare qualcosa di questa vita rimasta a mezz’aria – rinascere è il motto con cui il pasticcere etichetta il suo dolce. Sarà per questo che il regista sceglie di chiudere il suo percorso, così personale e fraterno, lontanissimo dalle “strane storie” surreali degli esordi, con il sacerdote eremita, figura della positività nella/della distruzione, aprendo ad un finale di speranza, seppure nella consapevolezza della lotta perenne che attende queste popolazioni.

 

LA BOTTA GROSSA - 3 (2)

 

Regia: Sandro Baldoni

Interpreti: alcuni degli abitanti di Umbria e Marche colpiti dal terremoto

Distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà

Durata: 82’

Origine: Italia, 2017

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *