"La Donna che canta" di Denis Villeneuve

Quebec, Canada. Alla morte della madre Nawal, Jeanne e Simon Marwan ricevono dal notaio Lebel due buste, una per il padre che credevano morto e l’altra per un fratello che non sapevano di avere.
Tocca a Jeanne, la più riflessiva dei due gemelli, partire subito per il Libano per risolvere lo strano e inaspettato enigma. Simon, dapprima riluttante ad assecondare quelli che giudica come i capricci di una madre da sempre incomprensibile e distante, parte dopo poco tempo insieme al notaio Lebel, deciso a seguire la sorella e ad aiutarla.
Il viaggio in Medioriente rivelerà ai due gemelli non solo la storia della loro famiglia, ma una verità inimmaginabile e sconvolgente. E finalmente la vera identità di Nawal.
Ispirato alla pièce teatrale Incendies di Wajdi Mouwad, La Donna che canta rappresenterà il Canada agli Oscar 2011 dopo aver vinto il premio come miglior film canadese al Toronto International Film Festival e aver ricevuto la Menzione “27 volte cinema” quale Miglior Film alle Giornate degli Autori di Venezia 2010.
Quarto lungometraggio di Denis Villeneuve, il film è un coraggioso e potente melodramma. Se raccontare il Medioriente e i suoi numerosi conflitti è già di per sé un’impresa difficilissima, lo è in partenza ancora di più per un regista che non ha mai avuto a che fare con quelle terre.
Villeneuve si avventura in un territorio sconosciuto e per niente rassicurante. Come i due gemelli che partono per il Libano. L’uso continuo di flashback e la divisione in sottotitoli dedicati ad ognuno dei protagonisti aiutano a fare ordine senza minare l’unità narrativa.
Spiegare la guerra e i conflitti religiosi del Libano non è l’obiettivo. Eppure attraverso la storia a tratti incredibile di Nawal, Villeneuve ci riesce. Il cuore di La Donna che canta è la rabbia, la collera che, come dice il titolo originale, incendia gli esseri umani. E la capacità di farci i conti, come fa Nawal, a modo suo e a tutti i costi, pur di mantenere una promessa.
Ambientare una tragedia greca, perché di questo si tratta, nel Libano moderno, non è cosa da poco. Soprattutto poi se la tragedia in questione è l’”Edipo”. A chi contesta, com’è scontato e anche naturale che avvenga, la poca credibilità complessiva, c’è da rispondere semplicemente che non è questo il punto. Come le tragedie greche, La Donna che canta è poco credibile ma incredibilmente vero. Capire questo concetto è la chiave per comprendere un film straordinario.

Incendies
Regia: Denis Villeneuve
Interpreti: Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Rémy Girard, Abdelghafour Elaaziz, Allen Altman, Mohamed Majd, Baya Belal
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 130'

Origine: Canada, 2010
 

  • Ma non vi siete neppure accorti che Nawal è nata nel 1949, Nihad nel 1970, e che Jeanne e Simon hanno circa 25 anni nel 2009 (lei è assistente universitaria, quindi non può essere più giovane di così)? E che questo significa che Nihad avrebbe messo incinta la propria madre all'età di 13 anni, dopo una lunga carriera come cecchino e torturatore? Un po' di logica, perdio!!!!

  • Valentina Gentile

    Ovviamente ce ne siamo accorti tutti. Perciò proprio a proposito della "logica" da lei invocata la invito a rileggere l'ultima parte della recensione. Grazie per l'attenzione e per la cortesia.

  • Ho letto questa storia dell'incongruenza in altri commenti e vorrei rispondere, perché a quanto pare non pochi non hanno fatto caso ad alcuni dettagli significativi. Prendendo come riferimento il racconto della ex guardia, Nawal uccide il capo della milizia cristiana nel 1972, quando Nihad ha già 2 anni, e resta in carcere 15 anni. La violenza avviene poco prima del suo rilascio (come asserito dall'ex guardia), quindi i gemelli nascono circa nel 1988; Nihad a quell'epoca era circa 18enne e già, come sappiamo, veniva da una precoce carriera di assassino e torturatore. Inoltre in Canada – a differenza che in Italia – è perfettamente plausible che una neolaureata particolarmente brillante, come potrebbe essere Jeanne, cominci a fare da assistente a un docente universitario. Detto ciò, il film non perde comunque alcunché della sua forza espressiva, malgrado sia difficile credere a tutta la catena di eventi che mostra – ma non è così per molte altre storie "realistiche&quot …