La febbre del sabato sera, di John Badham

Una candidatura agli Oscar 1978: miglior attore protagonista (John Travolta). Quattro candidature ai Golden Globe 1978: miglior film musicale, miglior attore cinematografico in un film musicale (John Travolta), migliore colonna sonora originale (Barry Gibb, Maurice Gibb, Robin Gibb, David Shire), migliore canzone originale (How Deep Is Your Love? di Barry Gibb, Maurice Gibb, Robin Gibb. Due candidature ai BAFTA Awards 1979: Anthony Asquith Award per la colonna sonora (Barry Gibb, Maurice Gibb, Robin Gibb), miglior sonoro (Michael Colgan, Les Lazarowitz, John Wilkinson, Robert W. Glass Jr., John T. Reitz). E soprattutto un’opera memorabile sui supereroi post-Vietnam, gli emarginati di quella gioventù alla ricerca di una propria identità, attraversando, droga, sbronze continue, risse, violenze urbane.

Il film nasce col pretesto di un’inchiesta giornalistica intitolata Riti tribali del nuovo sabato sera, sugli eccessi e le stravaganze dei nightclubber, un popolo che ormai si muoveva alla controra per la metropoli a tormentare il riposo dei pantofolai, ispirando un articolo del giornalista Nik Cohn sul New York Magazine. Da quel testo Norman Wexler trasse ispirazione per la sceneggiatura, traducendo in immagini cinematografiche un fenomeno musicale e di costume. Rinascita per molti, per qualcun altro piaga sociale e culturale. Padre disoccupato, madre bigotta, fratello prete in crisi spirituale, Tony Manero è Superman della pista, che punta il braccio al cielo, ancheggiando in attesa di esibirsi in Odyssey 2001 (la discoteca), tra i sobborghi newyorchesi, in contrapposizione ai locali disco di Manhattan, su tutti, Studio 54.

la febbre del sabato seraFilm epocale, punto di riferimento per diverse generazioni, che ha lanciato definitivamente John Travolta, moderno James Dean, definitivamente catapultato in una presa coscienza e messa in discussione della propria esistenza. Prima che uscisse Thriller di Michael Jackson, la colonna sonora composta dai celebri brani dei Bee Gees , è tra le più vendute di tutti i tempi, e quella musica ti fa sentire davvero speciale. Quando finisce, svanisce la magia, la sospensione, e resta il ricordo di un attimo vissuto pienamente. Quella danza è simbolo della liberazione dai limiti del mondo materiale e può divenire concreta manifestazione della vita spirituale. In essa ritmo, melodia e parola si sintetizzano nel corpo umano, nell’ambito di uno spazio e di un tempo proposti da Tony Manero. In quella danza può trovare spazio la potente espressione del dramma (e Pablo Larraín lo sa bene…), perché è il solo momento in cui l’uomo rifiuta il ritmo deterministico della natura e propone un proprio ritmo liberatorio, capace di allargare i limiti della dimensione umana. Questo sprigiona John Travolta, con pantaloni “a zampa d’elefante” bianchi, giacca bianca, gilet bianco e camicia scura balla sulle note di More than a Woman dei Bee Gees. Il Travoltismo esploso nell’immaginario collettivo con La febbre del sabato sera, prosegue l’anno dopo, nel 1978, con Grease, dove Travolta rimane l’eroe, esprimendo toni più corali e di gruppo, piuttosto che individualisti. Così dal primo vagito della discomusic, avvenuto nell’estate del 1972 quando il sassofonista camerunense Manu Dibango fece uscire un singolo intitolato ”Soul Makossa”, all’American Heart Association che ha consigliato ”Stayin’Alive” come canzone utile a praticare correttamente un massaggio cardiaco…

Titolo originale: Saturday Night Fever
Regia: John Bradham
Interpreti: John Travolta, Karen Lynn Gorney, Donna Pescow, Barry Miller, Fran Drescher, Joseph Cali

Distribuzione: Cineteca di Bologna – Il Cinema Ritrovato

Durata: 123’
Origine: USA 1977

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