La grande fuga, di John Sturges

Un gruppo di persone si allea per raggiungere un obiettivo comune. John Sturges amplia il concetto espresso ne I magnifici sette (1960) elevandolo all’ennesima potenza: il risultato è un “prison movie” fluviale e avvincente che è entrato di diritto nella storia del cinema.

Ci sono volte in cui la realtà supera ogni fervida immaginazione: nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, il pilota australiano John Brickhill è abbattuto e portato dai tedeschi nel campo di prigionia Stalag Luft III. Qui diviene spettatore di un tentativo di evasione organizzato da più di 200 detenuti che scavano tre tunnel sotterranei. Dei 76 che riescono a fuggire, la maggior parte è catturata e 50 di loro, in violazione della Convenzione di Ginevra, vengono giustiziati. Brickhill ci scriverà un romanzo di successo pubblicato nel 1950 e intitolato appunto The Great Escape.

la grande fugaSturges parte dal dato di cronaca ma lo avvolge sapientemente in uno sviluppo narrativo ansiogeno, da continua corsa ad ostacoli, rispettando i tre tempi della sceneggiatura classica: prima tutti i preparativi e gli espedienti per cercare di scavare i tre tunnel, denominati Tom, Dick ed Harry. I picconi rudimentali, i luoghi dove iniziare a scavare, lo smaltimento della terra rimossa, i carrellini per muoversi nelle gallerie, la preparazione delle false divise (si utilizzano lenzuola e materassi!) e dei falsi documenti. Ogni dettaglio è critico, basta un errore e il piano salta. L’ombra del nemico è in agguato e la sincronia tra i prigionieri è fondamentale. Poi il climax della fuga, con le ombre della notte e le luci delle candele che creano una atmosfera claustrofobica. Infine viene presentato il destino degli evasi che prendono le vie di terra (il treno), di cielo (in aereo) e per acqua (il Reno) mentre i tedeschi scatenano una gigantesca caccia all’uomo. Sin dall’inizio la descrizione di ogni singolo personaggio è talmente minuziosa da determinare un legame empatico con lo spettatore.

la grande fuga steve mc queen james garnerSu tutti brilla la stella di Steve McQueen che gigioneggia con la consueta bravura e si cimenta in spericolate corse con la sua Triumph TR6 Trophy. Ma indimenticabili sono le interpretazioni di Donald Pleasence nella parte del tenente inglese appassionato di tè con latte e grande ornitologo, il rude James Coburn “the manufacturer”, la mente dell’organizzazione Richard Attenborough, lo scavatore indefesso Charles Bronson che soffre di claustrofobia (la stessa patologia che impedì a John Brickhill di partecipare attivamente all’azione), James Garner che incarna il cameratismo e lo spirito di sacrificio. Nella parte dell’antagonista tedesco, il colonnello Luger, troviamo il sempre misurato Hannes Messener che abbiamo già incontrato nel ruolo del nazista nei film di Rossellini Il Generale Della Rovere (1959) e Era notte a Roma (1960).

In questo universo esclusivamente maschile non c’è spazio per personaggi femminili o per storie d’amore da romanzo d’appendice. Sturges parte dal modello de La grande illusione (1937) di Jean Renoir e Stalag 17 (1953) di Billy Wilder accelerando il montaggio al ritmo incalzante della partitura di Elmer Bernstein. Viene inserito un sottofondo ironico che tende a stemperare una storia fondamentalmente drammatica: la scena della produzione del liquore distillato dalle patate per i festeggiamenti del 4 luglio, nasconde nell’ebbrezza alcolica il destino tragico di uomini intrappolati nel filo spinato della follia bellica. Nel seguire le parabole di questi piccoli eroi, Sturges rimane fedele alla verità storica senza manierismi e senza retorica. Steve McQueen riprende a combattere dentro la claustrofobica cella, con la testarda perseveranza di una pallina da baseball lanciata ritmicamente e ossessivamente contro il muro. E’ anche questa una forma di resistenza contro il male,  un grido di libertà che porta scompiglio e confusione. “Ne valeva la pena? Dipende dai punti di vista…”. O è anche questa una grande illusione?

Titolo originale: The Great Escape

Regia: John Sturges

Interpreti: Steve McQueen, James Coburn, James Garner, Charles Bronson, Donald Pleasence, Richard Attenborough

Durata: 180′

Origine: Usa 1963

Genere: drammatico

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