La grande scommessa, di Adam McKay

Jarred Vennet/Ryan Gosling guarda in macchina. Sembra una voce off ma è lui che parla allo spettatore. Mostra come la banca, negli Usa, sembrava essere diventata la più grande industria fino alla grande crisi finanziaria del 2008. Non una narrazione in prima persona ma neanche impersonale. Soltanto una delle molteplici variabili impazzite di questo folle film di Adam McKay, che potrebbe recuperare (in)volontariamente le tracce demenziali di Anchorman e Fratellastri a 40 anni ma al tempo stesso sembra frullare come in una giostra concentrica Capitalism: A Love Story e certo cinema di David O. Russell, soprattutto American Hustle, ma andandogli sopra e sovrastandolo alla grande.

Alcuni investitori intuiscono nel 2005 la crisi dei mercati finanziari che avrebbero portato al tracollo dell’economia. Il sistema sembrava florido e inattaccabile. Oltre a Vennet ci sono anche l’eccentrico manager di hedge fund Michael Burry (Christian Bale), il trader Mark Baum (Steve Carell) e i due giovani avidi Charlie Geller e Jamie Shipley (Finn Wittrock) che si fanno aiutare dal banchiere in pensione Ben Rickert (Brad Pitt).

La grande scomessa ha un ritmo nervoso e incalzante, si apre con la citazione di Mark Twain (Non è ciò che non sai che ti mette nei guai. È ciò di cui sei sicuro che non è come credi) poi salta dalla fine degli anni ’70 fino al 2005 con una successione inarrestabile tra Reagan, i Blues Brothers, Top Gun fino ad arrivare a Selena Gomez che spiega che cos’è un CDO sintetico.

brad pitt in the big shortQuasi le forme di un mockumentary ma è tutto vero. Dalla storia reale alla base, dal best seller di Michael Lewis da cui è tratto. Con il cuoco che raffronta il CDO con la cucina del pesce, personaggi che sembrano intervistati come Michael Burry all’inizio. McKay schizza da un codice all’altro, utilizza dialoghi con lo sfondo sit-com, regala un momento di accecante e vistosa tenerezza tra uno straordinario Steve Carell e Marisa Tomei nei panni della moglie, a cui si aggiunge un cast in forma mostruosa dove, oltre a Pitt e Gosling, spicca Christian Bale stavolta davvero da Oscar.

steve carell e ryan gosling in The Big ShortMa La grande scommessa, titolo italiano di The Big Short (letteralmente “il grande scoperto”)  che rende alla perfezione un film dove dietro la sua iniziale, vistosissima, densità di immagini che creano un volume spropositato, si apre come una voragine, ha qualcosa del film catastrofico. Come se si fosse portato dietro Inside Job di Charles Ferguson, la crisi immobiliare di 99 Homes di Bahrami ed è come se fosse insieme uscito dalle claustrofobia teatrale di Margin Call di J. C. Chandor. Le immagini degli uffici vuoti, delle famiglie in miseria sfrattate dalle loro abitazioni sembrano filmate come se fosse la conseguenza del naufragio di una nave o di un incidente aereo. Con gli effetti devastanti dei titoli di coda: 8 milioni di persone che hanno perso il lavoro e 6 la casa. E questo solo negli Stati Uniti. Ma sono anche i rumori che lo fanno progressivamente esplodere: cellulari, avvisi di mail, vivrzioni dettano quasi una sottotraccia sonora. Che può amplificarsi con Michael/Bale scatenato alla batteria, quasi metafora di un paese a cui sta crollando la terra sotto i piedi. Oppure quell’assordant silenzio. Come quello, presente a livello extradiegetico, del runore di un disco che è finito ma contnua a girare come se si fosse incantato. Come incantato, paralizzato è La grande scommessa. Quella che Adam McKay e il suo cast hanno vinto alla grande.

 

 

Titolo originale: The Big Short

Regia: Adam McKay

Interpreti: Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, Marisa Tomei, Melissa Leo

Distribuzione: Universal

Durata: 130′

Origine: Usa 2015