La legge è uguale per tutti… forse, di Ciro Ceruti e Ciro Villano

la legge è uguale per tutti forseEccoli qui, Cosimo e Damiano, accomunati dalla tradizione agiografica, prima ancora che dai destini di un film. Eppure son tutt'altro che santi. Sono cognati, legati dalle disgrazie e dagli affetti. Uno è un delinquente di mezza tacca che vive di piccole truffe, che infinocchia i turisti con i guanti di Padre Pio, rigorosamente col buco al centro, per via delle stimmate… La moglie è un arpia, il figlio un obeso precoce, e l'amante è una psichiatra le cui maggior doti non riguardano la professione. L'altro è un avvocato cialtrone e incompetente: rispettabilità zero. Ha una figlia adolescente e inquieta, a cui non riesce a parlare. Niente di straordinario, finché non vengono coinvolti in un assurdo omicidio che scuote la comunità di Mercato San Severino, in provincia di Salerno. E il luogo ha un certo peso. Perché le vicende dei due amici sono solo un esile pretesto, assomigliano a una breve interruzione prima della pubblicità, l'unica cosa che conta.

 

Da quando Benvenuti a Sud ha rilanciato in grande stile la vocazione turistica di Santa Maria di Castellabate, è apparso chiaro a tutti che la promozione funziona. Fino al ribaltamento definitivo delle dinamiche di agevolazione e patrocinio tra il cinema e le film commission, gli assessorati, i ministeri, gli sponsor. Potere dei rapporti di produzione: il film si fa, certo, ma per pagare il conto. Del resto, neanche Sorrentino si fa più di tanto scrupoli, se c'è una banca che dà una mano. Ceruti e Villano, però, in libera uscita dalle pareti sicure del piccolo schermo, si perdono definitivamente per le strade di Mercato San Severino.

Come già era accaduto con Castel San Giorgio in Fallo per papà, il film precedente del duo, la città si mette in mostra: tutto è lì, pronto, bell'apparecchiato: l'albergo, il bar, il ristorante, il negozio di telefonia… È un film di insegne, prima ancor che di persone. Di etichette, addirittura, quando si arriva al dettaglio del singolo prodotto, il barattolo di tonno sott'olio, i fagioli in scatola… Ed è interessante come la regia di Ceruti e Villano, tutt'altro che lieve, arrivi a sottolineare ogni singolo momento pubblicitario in maniera sfacciata. Perché quest'ossequio nei confronti della merce finisce per produrre degli effetti spiazzanti, stranianti, parodistici. Ne vengono fuori assurde, magnifiche sospensioni che mettono per un attimo tra parentesi la narrazione, del resto tutt'altro che serrata e consapevole. Come quando si arriva all'assurdo di inquadrare in chiusura di una scena un bel calendario, solo per mettere in evidenza lo sponsor.

 

La pubblicità regge le fila di tutto, invade il film, lo assorbe completamente, trasformandolo, snaturandolo, eppur trovando una specie di dialogo surreale con i suoi tempi comici. Il cinema è affossato nell'aritmia delle gag, nell'improvvisazione sbilenca delle situazioni, dei tempi, della messinscena, è condannato dalle esigenze della réclame, messo tra parentesi, relegato in quei puntini sospensivi che, in modo inconsapevole ma significativo, spezzano il titolo. Eppur si prende la sua rivincita. Riaffiora del sottosuolo, di tanto in tanto, aggrappandosi alle nostre distrazioni, incrociando i nostri viaggi solitari. Fino a dar vita ad alcuni splendidi istanti. Come quando Nino D'Angelo canta e dice "‘o pate è ‘o pate… va cammenanno cu ‘e penziere appriesso, se cresce e figli dint’o portafoglio". È un altro film, forse, ma è l'unico possibile.

 

Regia: Ciro Ceruti, Ciro Villano

Interpreti: Cito Ceruti, Ciro Villano, Lucio Pierri, Gianluca Di Gennaro, Carolina Marconi, Ester Glam, Marzio Honorato, Gianni Ciardo, Riccardo Garrone

Origine: Italia, 2014

Distribuzione: Sommo Indipendent Movie

Durata: 100'