La medium è il messaggio. Le sensitive da Profondo Rosso a Insidious 4

I film horror hanno da sempre sfruttato il discorso della vita dopo la morte, per fondare le proprie basi del terrore. L’aldilà ha sempre affascinato l’essere umano, il mistero di sapere cosa ci sia dall’altra parte del muro, se esistono dei demoni, dei fantasmi, delle entità che possono disturbare (e spesso terrorizzare) il mondo dei vivi. Ecco perchè il ruolo della medium (quasi sempre donna), colei che può comunicare col regno dei morti grazie ai suoi “doni” naturali, spesso riuscendo anche a leggere nel futuro e a percepire terribili omicidi, assume un valore fondamentale nel mondo del cinema horror. Poter mostrare, attraverso gli occhi di chi può vedere, quali insidie sovrannaturali popolano l’altro mondo. La prima grande medium nel mondo del cinema dell’orrore può essere considerata Helga, dal film Profondo Rosso di Dario Argento. Essa, in un’iconica e terrorizzante sequenza, percepiva i pensieri di un violento assassino divenendo, di fatto, più una veggente.

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Molti anni dopo, nel 2001, Sam Raimi dirige The Gift e arruola Cate Blanchett nel ruolo di una cartomante, con abilità speciali di poter vedere nel futuro attraverso macabre e realistiche visioni. La medium non vede (ancora) gli spiriti, ma diventa una sorta di ‘criminologa dell’occulto’ in grado di percepire ed evitare le disgrazie che la circondano. Sempre il regista americano, nel 2009, darà vita ad uno dei suoi film cult, Drag Me To Hell dove approccerà al regno dei morti in una maniera più classica e orrorifica. Nell’opera, una vera e propria medium messicana ha un conto in sospeso con Satana in persona che, in gioventù, l’ha sconfitta in una battaglia per la salvdrag-me-to-hell-241661614ezza dell’anima di un bambino. Riuscirà ad avere la sua rivincita, col passare del tempo, organizzando una seduta spiritica assieme alla protagonista del film ed evocando tutte le anime maligne presenti nell’oltretomba. Questa è, di fatto, la medium più ‘classica’ e ‘standardizzata’ rintracciabile nel genere horror. Nonchè la più funzionale in un prodotto dove l’occulto è alla base del racconto.

Una piccola menzione va fatta per la serie tv “Medium” capitanata da Patricia Arquette e volta a raccontare la vita reale della medium Allison DuBois. Iniziata nel 2005 e proseguita con successo fino al 2011, questa serie oltre ad essere stata utile alla formazione ‘pre Oscar’ della Arquette ha avuto il coraggio di mostrare un singolare mix tra il genere poliziesco e quello sovrannaturale, collegandosi così appieno al discorso precedente fatto sulla criminologia dell’occulto.

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Chi ha davvero reso iconico questo ruolo, tanto importante per l’horror quanto sottovalutato, è stato però James Wan. Padre di praticamente tutto il multiverso dell’orrore cinematografico attuale, il regista americano ha dato il via al suo grande successo col suo film Insidious del 2011. Qui il ruolo della medium, interpretata dalla veterana Lin Shaye, è portato ad un livello superiore; essa non solo è protagonista del racconto, ma con i suoi poteri è in grado di combattere gli spiriti maligni e vagare nell’aldilà per salvare anime innocenti intrappolate. Il successo di tutta l’operazione fu tale da permettere a Wan di costruirci un’intera saga di quattro capitoli, tra cui il nuovo Insidious insidious-4-lultima-chiave-recensione-999x5624 -L’ultima chiave, ed espandersi ad altri titoli dalle tematiche più o meno simili. I due The Conjuring, ad esempio, raccontano le vere storie di Ed e Lorraine Warren, una coppia di criminologi dell’occulto di cui lei (la splendida Vera Farmiga) è una medium molto potente.

La medium Elise Rainier è pronta a tornare in azione, in questa o quell’altra dimensione: Insidious 4 – L’ultima chiave, diretto da Adam Robitel, è in sala in Italia da domani.