La tenerezza – Incontro con Gianni Amelio e il cast del film

Dopo il passaggio veneziano del suo ultimo L’intrepido con Antonio Albanese, Gianni Amelio torna al cinema trasportando sul grande schermo il romanzo La tentazione di essere felice di Lorenzo Marone. Amelio, in una grigia e fredda Napoli, confeziona il suo film intorno alla prova dell’attore teatrale Renato Carpentieri, accerchiato da un cast composto dalle molte “star” del cinema italiano come Elio Germano, Micaela Ramazzotti e Giovanna Mezzogiorno. Amelio e il ricco cast,  all’incontro con la stampa romana, hanno trasmesso il proprio amore per la storia e per i sentimenti autentici che trasmette.

Il regista, per iniziare, tiene a dare una propria, particolare, definizione della parola tenerezza: “Non so se è meglio abbinare questa parola a un sentimento o a un gesto, non ci ho mai riflettuto sopra. Il titolo, però, è arrivato nel finale, di fronte alla testardaggine di elena nel ricostruire un rapporto con il padre. Ultimamente il papa ha parlato della necessita della tenerezza, unica via che ci porta alla felicità. Questo è l’unica difesa di cui abbiamo bisogno contro l’ansia. Oggi siamo prigionieri di un mondo fatto di trappole e inganni, di forze torbide che il film lambisce. Questa storia ci serve per ricordarci la necessità del coraggio di non essere timidi nei gesti di tenerezza, anche se contrasta con il nostro voler essere forti a tutti costi. Nei gesti, nelle mani che si stringono del mio film ho, poi, voluto omaggiare un mio riferimento imprescindibile,Ladri di bicicletta.”

Amelio, inoltre, devia il suo irrefrenabile frenabile fiume di parole, frutto di un entusiasmo sincero per l’esito del suo lavoro, verso il suo rapporto con gli attori: “Da regista, l’unico merito mi riconosco, è il saper scegliere gli interpreti. Devo ringraziare i produttori per avermi regalato questo cast. Un gruppo di attori che mi ha spesso scavalcato, realizzando scene, improvvisate, magnifiche. La scena del pranzo dominicale, ad esempio, è tutto merito di Germano e della Ramazzotti, con quella chiusa finale con i bambini che è fenomenale. Anche l’apporto di Giovanna Mezzogiorno, Giuseppe Zeno e Greta Scacchi, che ha infuso alla sua piccola parte un’autenticità che mi ha spiazzato, è stato fondamentale. Un plauso particolare, però, va al mio amico Renato Carpentieri. Il suo personaggio, nel libro era un provocatore, un mattatore. Io, pensando a Renato, l’ho trasformato in un uomo pieno di inquietudini, che combatte contro l’idea di invecchiare. In qualche modo ho voluto infondergli la mia visione monicelliana della vita e della vecchiaia. La scelta di Renato nasce da questa esigenza, dal regalare a Lorenzo la sua bravura e la sua bellezza alla Sean Connery.

Chiamato in causa, Renato Carpentieri, grande interprete napoletano alla prima volta da protagonista assoluto al cinema, risponde raccontando il suo rapporto con il regista: “In 27 anni, dalla nostra collaborazione in Porte Aperte, mi sono preparato per fare un altro film con Gianni. Era qualcosa che aspettavo. In più, questa volta, avevo una responsabilità ulteriore, essere il suo alter ego, una nuova dimostrazione di stima e d’amore nei miei confronti. Il grado di simbiosi che abbiamo avuto è evidente nel nostro rapporto con la città. Gianni ha scelto da solo i luoghi di Napoli in cui girare e, incredibilmente, sono gli stessi della mia quotidianità, dei miei affetti. Una coincidenza che ha rafforzato il nostro rapporto artistico.

E sempre sull’argomento Napoli, Amelio spiega il suo rapporto con la città: “Il libro di Marone è ambientato al Vomero. Mentre per i napoletani questo quartiere è parte integrante della città, per me, che napoletano non sono, è qualcosa di altro. Al vomero non avrei saputo dove inquadrare, che luoghi scegliere. Credo che spostandoci in una Napoli più autentica siamo riuscita a consegnare un’immagine più sincera.”

Visto l’uscita primaverile del film, molti addetti ai lavori avevano pensato a La tenerezza in ottica Cannes, idea che non ha entusiasmato per niente Amelio: “Sono molto contento di non essere in nessun festival competitivo. E’ cosi bello vedere un film con tranquillità, chiacchierare ben lontani da quelle conferenze da festival piene di imbecilli e domande stupide. Poi vedere un film scaraventato con altri 5, su critici sempre di corsa da una sala all’altra, mi ha sempre messo ansia. Io sono stato 7 volte a Venezia e 4 volte a Cannes. I premi li ho vinti, ho già dato. Ora vorrei il pubblico con un film onesto, pieno di semplicità e amore.”La tenerezza, in uscita il 24 aprile in 200 copie, aprirà il Festival di Bari.

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