LAURENT CANTET – L’emploi du cinéma

Leonardo Lardieri, Michele Moccia, Aldo Spiniello

LAURENT CANTET
L’emploi du cinéma

Edizioni Sentieri selvaggi

Dicembre 2008

134 pag formato 14,8 x 21 cm  

prezzo € 10,00

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Gli autori:
Leonardo Lardieri. Nato a Benevento, si è laureato in Psicologia all’Università di Roma “La Sapienza” e Dottore di ricerca in “Psicologia dell’arte e della letteratura”, collabora dal 2002 con Sentieri selvaggi, di cui è caporedattore e responsabile della sezione Festival. Studia Filosofia, conduce un programma nella radio di Benevento e scrive per la rivista cinematografica Filmcritica.

Michele Moccia. Nato ad Avellino, è laureato in Lettere moderne alla “Federico II” di Napoli. E’ redattore di Sentieri selvaggi e collabora con le riviste Il ragazzo selvaggio e Film.

Aldo Spiniello. Laureato in Giurisprudenza e abilitato alla professione forense, negli ultimi anni si è dedicato principalmente all’attività di critico cinematografico, scrivendo per diverse testate, telematiche come Effetto Notte e cartacee come Terra Lontana e Quaderni di Cinema Sud. Collabora assiduamente con il circolo di cultura cinematografica ImmaginAzione per l’organizzazione di rassegne di cinema d’autore e come selezionatore nell’ambito della manifestazione Laceno d’Oro/Premio Camillo Marino.


INDICE

Prefazione
Della solitudine, del tempo, dell’amore…
di Federico Chiacchiari
Nota Biografica

PARTE PRIMA. Saggi

Laurent Cantet: il cinema delle utopie realizzabili
di Leonardo Lardieri
Il funambolo la maschera il vuoto
di Michele Moccia
Fuori le mura, verso Utopia
di Aldo Spiniello
Il professore è nudo
di Demetrio Salvi

PARTE SECONDA

Conversazione con Laurent Cantet

PARTE TERZA. I film

Tous à la manifJeux de plage

Les Sanguinaires

Risorse umane (Ressources humaines)

A tempo pieno (L’Emploi du temps)

Verso il Sud (Vers le sud)

La classe (Entre les murs) 

PARTE QUARTA. Antologia da Sentieri Selvaggi

Risorse umane, di Giuseppe Gariazzo

La vita, un film noir dopo la “Fine del lavoro”: A tempo pieno, di Federico Chiacchiari

La fine dell’utopia: Verso il sud, di Federico Chiacchiari

La classe, di Leonardo Lardieri

“Un film d’amore contro la dittatura del lavoro”. Incontro con Laurent Cantet, a cura di Federico Chiacchiari e Simone Emiliani

“Non era mia intenzione con questo film stigmatizzare il turismo sessuale. Volevo rivelare la complessità che emerge quando desiderio fisico e politica si intrecciano”. Incontro con Laurent Cantet, a cura di Leonardo Lardieri

“Volevo fare un film che non uscisse dai muri della scuola”. Incontro con Laurent Cantet, a cura di Leonardo Lardieri

Bibliografia
Linkografia

IL RETRO DI COPERTINA
«E allora, lentamente, in attesa che dopo la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2008 arrivi anche il Premio Oscar 2009, ma soprattutto aspettando il suo prossimo lavoro sui sans-papiers francesi, scopriamo le due anime forti, presenti nel cinema di Cantet: la solitudine e il tempo.
“Cantet osserva la solitudine che accompagna il vivere quotidiano, sente il vuoto come un’assenza scolpita intorno a un corpo  che si dibatte per essere presente a se stesso e agli altri” (Michele Moccia),  e, confessa amaramente nell’intervista, “davvero ho la sensazione che si è sempre molto soli”. E questa consapevolezza gli permette di non giudicare, ma di raccontare. Lavorando sui corpi e sui desideri. Come Rossellini, l’influenza più evidente, per “quella specie di ponte che sa costruire tra la  realtà  e qualcosa che talvolta è molto melodrammatico, il non aver paura dei sentimenti come spesso accade”. E infatti Cantet non ha paura dei sentimenti, accetta lo scontro epocale dei nostri tempi, quello tra la vita (lavoro) e la morte (dei sentimenti). Senza rete, di protezione alcuna, perché, come scrive Aldo Spiniello, “L’amore è l’impossibilità del controllo e della previsione”.»
(Dalla prefazione “Della solitudine, del tempo, dell’amore”)

 

 

Questo volume è stato realizzato in occasione dell’edizione 2008 del Festival “Laceno d’Oro”, nel quale Laurent Cantet ha ricevuto il Premio “Camillo Marino” alla carriera. Fondato nel 1959 da Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio, su iniziativa di Pier Paolo Pasolini e Cesare Zavattini, il Festival internazionale del cinema neorealistico “Laceno d’Oro” si è svolto in provincia d’Avellino sino al 1988. Dal 2001 il Circolo di cultura cinematografica ImmaginAzione ha istituito il Premio Camillo Marino, per ridar vita a quell’esperienza unica di cinema e impegno. Dal 2007 la manifestazione ha ripreso la denominazione Festival “Laceno d’Oro”.