L'autodifesa di Jafar Panahi

Il regista iraniano Jafar Panahi pubblica la sua autodifesaDopo l'arresto, il carcere nel braccio riservato ai progioneri politici, la mobilitazione internazionale e la liberazione, il regista iraniano Jafar Panahi, accusato di "attentare alla sicurezza dello stato", ovvero, gravemente perseguitato in nome della sua libertà di espressione artistica, ha affrontato il processo, tenutosi nei primi giorni di novembre, e ora pubblica sulla sua pagina Facebook la propria autodifesa.

 

Panahi si è espresso anche riguardo all'accusa di detenzione di materiale osceno (dvd di film sequestrati nella sua casa): ''Ho imparato il mio mestiere di cineasta ispirandomi proprio ai classici della storia del cinema che un giudice ha definito osceni.

 

"Non capisco l'accusa di oscenità rivolta ai classici della storia del cinema, e non capisco il delitto di cui sono accusato. Se queste accuse sono vere, non sono solo io a essere processato, ma la coscienza sociale e artistica del cinema iraniano, un cinema che cerca di tenersi al di là del bene e del male, un cinema che non giudica, né si arrende al potere o denaro, ma cerca di riflettere onestamente un'immagine realistica della società."

 

Nella sua difesa della libertà di espressione, precisando di non poter essere in alcun modo identificato in un agitatore ma solo in un cineasta immerso nei propri tempi, e indicando nella tolleranza l'unica strada per risolvere i conflitti nel suo paese, Panahi si concede anche una punta di ironia: '"Vorrei ricordare alla Corte che di fatto lo spazio dedicato ai miei premi internazionali al museo del cinema di Teheran è più ampio di quello di cui disponevo nella mia cella''.(m.p.)

 

Il testo completo delle dichiarazioni di Jafar Panahi