Le guerre horrende, di Luca Immesi e Giulia Brazzale

Il Capitano (Livio Pacella) vive in un carrozzone da circo situato in un grande bosco, insieme al suo fidato Scudiero (Désirée Giorgetti). Ogni mattina i due si esibiscono per il popolo degli insetti, narrando di epiche battaglie. Raccontano di guerre fra mosche e formiche, aleggia sulle storie il fantasma delle guerre passate e combattute; la Prima e la Seconda. Un giorno atterra con il suo paracadute il Soldato (Dario Leone) e privo di memoria, porta scompiglio fra i due.

Secondo lungometraggio di Luca Immesi e Giulia Brazzale, Le guerre horrende è liberamente tratto da Le guerre orrende, opera teatrale del 1997, di Pino Costalunga. Oltre alla h aggiunta all’aggettivo (ripresa da Le guerre horrende de Italia, quelle tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, raccontate da Machiavelli) i due registi hanno apportato molti cambiamenti al testo originale, inserendo ad esempio aneddoti reali della guerra, raccontati da chi l’ha vissuta, come la grossa prostituta portata in trincea per essere al servizio di tutti i soldati. Il Capitano, inoltre, parla spesso di un’idea nata durante i conflitti, quella di usare gli uomini come cannoni. Questo aneddoto, tanto vero quanto folle, è perfetto per collegarsi al tono onirico e fantastico che pervade la maggior parte del film e che costituisce la differenza principale rispetto all’opera teatrale di Costalunga.
La Prima e la Seconda Guerra si fondono nell’inconscio dei personaggi, immobili in questo bosco simile ad un limbo, che li estrania e li protegge dalla realtà. Ma il reale torna sotto forma di flashback e smaschera il dramma della storia e il più grande dramma della guerra. La guerra, proprio grazie a quella h machiavelliana che la collega a quelle passate, diventa in generale il Conflitto, del mondo si, ma soprattutto quello insito in ogni essere umano. Quel Conflitto che è eterno e sanguinario e in un certo senso grandioso, come quelle lontane guerre di Italia, così definite da Machiavelli.

Tutto questo è forse fin troppo dichiarato, l’intenzione arriva forte e chiara, così come ogni riferimento poetico e culturale inserito nel film e reso ancora più eclatante dal sottofondo musicale classico ed elettronico.
Viene da chiedersi se questa eccessiva evidenza non possa essere legata alla struttura fortemente teatrale da cui i registi non si distaccano, una struttura declamata che fatica ad accostarsi al linguaggio cinematografico.  Le guerre horrende è fermo a ciò che vediamo, dichiara la sua universalità ma non riesce a proiettarvisi, rimanendo confinato nelle terre venete. Essere confinati in un luogo non è necessariamente un male, ma lo diventa se dalla contingenza delle terre venete e dei due conflitti mondiali non si riesce ad andare oltre, a proiettarsi sulle guerre che oggi affliggono il mondo e sul fatto che in fondo sono identiche a tutte le altre guerre. Ma essendo il dramma così scritto e percorribile passo dopo passo,  è difficile fare ragionamenti altri o perdersi nella struttura sognante del film. Con il risultato che lo sforzo dei due registi si blocca su un intento che sfiora il campo del pedagogico e non riesce nell’ambizione in cui tutti vogliono brillare: ossia quella di partire da un fatto per raccontare i Fatti del Mondo.

 

Regia: Luca Immesi e Giulia Brazzale

Interpreti: Livio Pacella, Désirée Giorgetti, Dario Leone, Milton Welsh, Cosimo Cinieri

Distribuzione: Moovioole Distribuzione

Durata: 76′

Origine: Italia, 2017

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