Le rassegne della Sala Trevi

Il ruggito del Leone


 


Aspettando la notte bianca e La notte bianca


 


La videocamera stylo di Giulio Questi


 


Immagini sarde. Fiorenzo Serra, documentarista


 


Michele Placido e il nuovo cinema pugliese


 


Lilia Silvi, la diva sbarazzina


 


Il cinema del Csc


 


(In)visibile italiano


 


Comizi d'amore (e politici)


 


6-14 settembre


Il ruggito del Leone


Rassegna, in via di definizione, sui film italiani premiati al Festival di Venezia


(Lo squadrone bianco, Scipione l'africano, L'assedio dell'Alcazar, La corona di ferro, Bengasi, La grande guerra, Cronaca familiare, Le mani sulla città, Deserto rosso, Vaghe stelle dell'Orsa…, La battaglia di Algeri, La leggenda del santo bevitore, Così ridevano).


 


venerdì 8


Aspettando la Notte Bianca e La Notte Bianca


In occasione de La notte bianca la Cineteca Nazionale è orgogliosa di presentare una serie di film fondamentali per il cinema horror ma non solo. Ben due sono le serate (Aspettando la notte bianca e La notte bianca): si comincia con il remake postmoderno de La cosa, per proseguire con un omaggio a Edgar Allan Poe da parte di due maestri indiscussi dell'horror internazionale: Dario Argento e George Romero. E, per finire, un culto del cosiddetto splatter movie dell'allora esordiente Stuart Gordon con un titolo che è già un programma: Re-animator. Nella seconda serata l'omaggio è interamente dedicato a Dario Argento, al suo primo periodo, unico e inimitabile: L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code, Profondo Rosso. Vedere per credere.


 


ore 21.00


The Thing (La cosa, 1982)


Regia: John Carpenter; soggetto: dal romanzo Who Goes There? di John W. Campbell Jr.; sceneggiatura: Bill Lancaster; interpreti: Kurt Russell, Wilford Brimley, T. K. Carter, David Clennon, Keith David; origine: Usa; durata: 109'


Una spedizione scientifica in Antartide viene minacciata da una entità aliena, capace di assumere qualsiasi sembianza. John Carpenter, da sempre ammiratore di Howard Hawks, realizza un remake molto più oscuro e orrorifico de La cosa da un altro mondo (1951). La sceneggiatura viene completamente riscritta da Bill Lancaster (a cui mise mano anche il regista Tobe Hooper): i ruoli femminili sono stati eliminati, a favore di una storia solamente al maschile che Carpenter riteneva di maggior impatto. Menzione particolare agli strabilianti effetti speciali di Rob Bottin.


 


ore 23.00


Due occhi diabolici (1990)


Regia: Dario Argento e George Romero; soggetto e sceneggiatura: D. Argento, Franco Ferrini, G. Romero; interpreti: Harvey Keitel, Madeleine Potter, Martin Balsam, Adrienne Barbeau, Ramy Zada; origine: Italia; durata: 120'


I due maestri dell'horror internazionale si sono divisi in parte uguali un omaggio allo scrittore Edgar Allan Poe. Ne I fatti nel caso di Mister Valdemar di Romero una moglie vuole impadronirsi del patrimonio del marito morente e lo tiene in vita grazie all'ipnosi. Le conseguenze, però, saranno terribili. Ne Il gatto nero di Argento un fotografo è terribilmente sadico nei confronti dei gatti, specialmente se neri. Breve cameo di Martin Balsam in una citazione omaggio alla sua interpretazione nel celeberrimo Psycho di Hitchcock.


 


ore 1.00


Re-animator (1985)


Regia: Stuart Gordon; soggetto: liberamente ispirato al romanzo Herbert West – Re-animator di H.P. Lovecraft; sceneggiatura: Dennis Paoli, William Norris, S. Gordon; interpreti: Jeffrey Combs, Bruce Abbott, Barbara Crampton, David Gale; origine: Usa; durata: 86'


Lo studente di medicina Herbert West scopre un siero per riportare in vita i morti: ma i resuscitati sono violenti e aggressivi. Esordio alla regia di Stuart Gordon per uno dei film culto degli anni '80, Re-animator è tuttora considerato come uno degli horror più ironici e al contempo trasgressivi nella storia del cinema: cadaveri che vanno in giro con la testa sottobraccio, budella che si ribellano al loro proprietario strangolandolo, cervelli spiaccicati sui muri. «Ritmo scatenato e, per chi ha lo stomaco, divertimento assicurato. Nel suo genere, un capolavoro mai eguagliato che gode di un fervido culto» (Mereghetti).


 


sabato 9


ore 21.00


L'uccello dalle piume di cristallo (1970)


Regia: Dario Argento; soggetto e sceneggiatura: D. Argento; interpreti: Tony Musante, Enrico Maria Salerno, Suzy Kendall, Eva Renzi, Umberto Raho, Mario Adorf; origine: Italia; durata: 96'


Uno scrittore americano assiste al tentato omicidio di una donna e compie delle indagini, inseguendo nella memoria un dettaglio che gli sfugge. Primo film di un ispirato Dario Argento, già critico e sceneggiatore, che traccia le coordinate del suo cinema (e del thrilling all'italiana): «Un intrigo ben congegnato, una narrazione vivace, un astuto dosaggio di effetti e sorprese» (Meccoli), e poi il testimone che indaga, la polizia che brancola nel buio, il rito della morte, la musica ossessiva… La mano di Argento colpisce fin dall'esordio con geniale efferatezza.


 


ore 23.00


Il gatto a nove code (1971)


Regia: Dario Argento; soggetto: D. Argento, Luigi Cozzi, Dardano Sacchetti; sceneggiatura: D. Argento; interpreti: James Franciscus, Karl Malden, Catherine Spaak, Tino Carraro, Pier Paolo Capponi, Rada Rassimov; origine: Italia/Germania/Francia; durata: 112'


Un ricercatore di un istituto per studi genetici viene misteriosamente ucciso. Un giornalista si mette sulle tracce dell'assassino, che colpisce più volte, e alle sue indagini collabora anche un enigmista cieco. Reminiscenze lombrosiane per un giallo argentiano prima maniera che riproduce, fin dal titolo animalesco, lo schema vincente del film d'esordio, L'uccello dalle piume di cristallo. Ottima prova di Karl Malden.


 


ore 1.00


Profondo rosso (1975)


Regia: Dario Argento; soggetto e sceneggiatura: D. Argento, Bernardino Zapponi; interpreti: David Hemmings, Daria Nicolodi, Clara Calamai, Gabriele Lavia, Macha Meril, Eros Pagni; origine: Italia; durata: 126'


Un pianista inglese assiste a un omicidio di una sensitiva tedesca e decide di indagare con l'aiuto di una giornalista. Si troverà invischiato in una lunga catena di delitti. Argento tiene gli spettatori con il fiato sospeso scavando nella memoria fino alle radici del male, scandendo ogni tappa attraverso un minuzioso rito di morte, sostenuto da una straordinaria colonna sonora e dalla presenza inquietante della sua (ri)scoperta Clara Calamai. Un film che ha fatto epoca.


 


15-16 settembre


La videocamera stylo di Giulio Questi


Giulio Questi è un regista che, con pochi film all'attivo, ha lasciato un segno. Ogni sua pellicola ha tracciato nuovi confini, vivisezionato e personalizzato generi cinematografici altrimenti condannati a un'anonima serialità, reinventato nuovi codici linguistici in collaborazione col geniale sceneggiatore e montatore Kim Arcalli (Jules e Kim). Perché Giulio Questi prima che regista è letterato. Prima che cineasta autore. Perché, come teorizzava Alexandre Astruc, Questi si serve della macchina da presa (ora la videocamera) come lo scrittore utilizza la penna. Per raccontare, per scrivere attraverso il cinema. Altrimenti non si spiegherebbe la reinvenzione di un genere come il western all'italiana (Se sei vivo spara), o la contestazione riletta attraverso l'estetica di Bataille (La morte ha fatto l'uovo). Dopo il suo ultimo lungometraggio, Arcana (1972), Questi ha lavorato molto per la televisione. E adesso?

Lasciamo che ce lo spieghi lui in persona: «La videocamera mi concede la stessa libertà creativa che mi dà la penna stilografica quando scrivo un racconto. Cambia il linguaggio e cambia la traccia: la luce invece dell'inchiostro. […] Ci potevo fare un film. E il protagonista da mettere in relazione con gli oggetti? Abito da solo. Non avevo scelta. Io stesso. E l'antagonista per accendere la scintilla drammaturgica? Quell'altro, quello che vive in ciascuno di noi. Cioè ancora io. Il cast era al completo. Non mi mancava niente. […] Alla fine, misi in apertura un cartello con il nome di un'immaginaria casa di produzione. Avendo fatto tutto da solo non poteva essere che la Solipso Film».


 


venerdì 15


ore 17.00


La morte ha fatto l'uovo (1968)


Regia: Giulio Questi; soggetto e sceneggiatura: G. Questi, Franco Arcalli; interpreti: Gina Lollobrigida, Jean-Louis Trintignant, Ewa Aulin, Jean Sobiesky, Renato Romano, Giulio Donnini; origine: Italia/Francia; durata: 90'


Marco e Anna, proprietari di un grande allevamento di polli, sono una coppia in crisi. L'arrivo della nipote turba l'uomo, ma la ragazza, meno innocente di quanto sembri, medita addirittura di uccidere i due zii ed ereditare tutto. «La grave meditazione di Questi trova riscontri quotidiani nel monopolio televisivo, nell'assurda concentrazione dei grandi capitali […] fenomeni influenti verso un risultato disastroso» (Napoli).


 


ore 18.40


Arcana (1971)


Regia: Giulio Questi; soggetto e sceneggiatura: Franco Arcalli, G. Questi; interpreti: Lucia Bosè, Maurizio Degli Esposti, Tina Aumont, Renato Paracchi, Rosaria, Dario Viganò; origine: Italia; durata: 111'


Una vedova in ristrettezze economiche s'improvvisa maga (o lo è davvero?) per arrotondare la magra pensione. Il figlio vuole usare le arti della madre per circuire una ragazza. «È un film rituale ed eccentrico sul disordine metropolitano e i suoi misteri, difficile da catalogare e da decifrare perché conduce il suo discorso per linee interne con accostamenti e contrapposizioni di carattere poetico più che prosastico, in continua oscillazione tra antropologia e psicanalisi, normale e paranormale, realistico e fantastico, magia e rivolta sociale» (Morandini).


 


ore 20.45


Incontro con Giulio Questi


A seguire il regista interverrà e commenterà dal vivo i suoi ultimi film:


Doctor Schizo e Mister Phrenic (2002)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata 15'


In genere le convivenze sono difficili. Ma ancora di più difficile è la convivenza col proprio doppio se una persona vive sola. In questo caso la schizofrenia è in agguato in ogni angolo della casa.


 


Lettera da Salamanca (2002)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata: 21'


Nel pieno della notte, mentre il protagonista è intento a sfogliare un libro, qualcuno suona alla porta. Lo sconosciuto è un uomo senza volto, ma col cappello. Ha con sé una lettera importante da consegnare.


 


Tatatatango (2003)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata: 14'


Un anonimo appartamento. Due uomini e una donna. Un classico triangolo per un dramma della gelosia. Al suono tormentone di un tango di Gardel.


 


Mysterium noctis (2004)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata: 35'


Un blackout in una notte senza fine. Alla luce delle candele il protagonista tiene un diario. Ma nel silenzio nascono incubi e ossessioni d'ogni tipo (anche cinefile). Ma l'alba tanto attesa è una falsa salvezza.


 


Repressione in città (2005)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata: 26'


Due agenti della squadra speciale Gay-Lussac al servizio della Società del Gas penetrano nell'appartamento di un pacifico utente mentre sta facendo il bagno. Lo accusano di aver sottratto molecole alla Società mediante un magnete applicato sui tubi dell'impianto di casa allo scopo di arricchire la propria anima.


 


Vacanze con Alice (2005)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata: 18'


Suggestionato dalla lettura di Alice nel paese delle meraviglie, un anziano signore in vacanza evoca una bella bambina che, perdutasi in un bosco, gli chiede aiuto. Ben presto verranno svelate le reali intenzioni dell'uomo e la sua pedofilia verrà punita dalla bambina che egli stesso ha evocato.


 


Visitors (2006)


Regia: Giulio Questi; origine: Italia; durata: 22'


Sono passati sessant'anni dalla guerra civile degli anni 1944-1945, ma i morti non hanno pace, aggirandosi come anime in pena. Non possono scomparire finché sia ancora in vita qualcuno che li abbia in qualche modo conosciuti.


 


sabato 16


ore 17.00


Arcana


(replica)


 


ore 19.00


La morte ha fatto l'uovo


(replica)


 


ore 20.45


La prima notte (Viaggio di nozze) (ep. de Le italiane e l'amore, 1961)


Regia: Giulio Questi; soggetto e sceneggiatura: G. Questi; interpreti: Antonietta Caiazzo, Mario Colli; origine: Italia; durata: 10'


Durante il viaggio di nozze il marito scopre che la moglie non è vergine. Le conseguenze saranno ineluttabili e drammaticamente definitive. Episodio de Le italiane e l'amore, film composto da undici storie realizzate da undici registi. Casi autentici, tratti da alcune lettere inviate ai giornali. Lettere raccolte da Gabriella Parca nel suo libro Le italiane si confessano e scelte in seguito da Cesare Zavattini.


 


a seguire


Se sei vivo spara (1967)


Regia: Giulio Questi; soggetto: Maria Del Carmen, Martinez Roman; sceneggiatura: G. Questi, Franco Arcalli; collaborazione alla sceneggiatura: Benedetto Benedetti; interpreti: Tomas Milian, Marilù Tolo, Milo Quesada, Piero Lulli, Miguel Serrano, Raymond Lovelock; origine: Spagna/Italia; durata: 115'


Uno dei western all'italiana più originali e più violenti con sprazzi surrealisti e risvolti psicanalitici, divenuto giustamente un oggetto di culto. «Il film è tributario più a Edgar Allan Poe che a Bret Harte, più a Roger Corman che a John Ford […]. Le ineffabili crudeltà toccherebbero punte insopportabili se non si rifacessero all'aggressività sorniona di Buñuel e Dalì» (Kezich).


 


ore 23.00


Il passo (ep. di Amori pericolosi, 1964)


Regia: Giulio Questi; soggetto e sceneggiatura: G. Questi; interpreti: Juliette Mayniel, Frank Wolff, Graziella Granata, Piero Morgia; origine: Italia; durata: 40'


Un ufficiale, d'intesa con la bella cameriera di cui è innamorato, decide di sbarazzarsi della moglie semiparalizzata alle gambe, avvelenandola, ma la donna si rende conto dell'atroce piano dei due amanti. Arcalli sperimenta per la prima volta il montaggio alternato al servizio del crudele surrealismo di Questi.


 


domenica 17


Immagini sarde. Fiorenzo Serra, documentarista


Il 26 settembre 2005 muore all'età di 84 anni Fiorenzo Serra, il maggior documentarista cinematografico sardo. La sua passione per il cinema risale ai tempi universitari, trascorsi a Firenze negli anni che precedono l'entrata in guerra dell'Italia. Nel 1946, con una cinepresa in 16mm, Serra filma, in diversi paesi, la terribile invasione delle cavallette che devastò la Sardegna. I collaboratori per i suoi documentari erano gli studiosi Mario Motta, Luca Pinna, Manlio Brigaglia, Clara Gallini, i quali cercavano di scrivere dei testi di commento ai film in chiave sociologica e antropologica, adeguandosi all'essenza poetica-figurativa delle immagini. Pur legata ad una visione affettiva e partecipata della tradizione isolana, la poetica cinematografica di Serra non è però mai stata nostalgica, ma un'evocazione esplicita a una trasformazione della Sardegna, nel rispetto delle proprie specificità. Esempio emblematico è il lungometraggio L'ultimo pugno di terra (1966), supervisionato e promosso a pieni voti da Cesare Zavattini e vincitore del premio Agis al Festival dei Popoli. Il film, scritto da Manlio Brigaglia e da Giuseppe Pisanu, allora giovane militante della sinistra democristiana che reclamava il cambiamento, elencava, attraverso diversi capitoli, le urgenze e le contraddizioni del processo di modernizzazione. L'omaggio, realizzato in collaborazione con la Cineteca Sarda e la Regione Autonoma Sardegna, vuole essere anche un'esplicita richiesta di salvaguardia – attraverso anche il restauro! – di un patrimonio ricchissimo di un grande cineasta, pena la sparizione.


programma a cura di Franca Farina


 


ore 18.30


L'ultimo pugno di terra (1966)


Regia: Fiorenzo Serra; testo parlato: Giuseppe Pisanu; citazioni da testi di Fernan Braudel, Emilio Lussu, Giuseppe Dessì; origine: Italia; durata: 11'


Dedicato ad una delle sagre più famose dell'isola, il documentario prende le mosse dalle origini propiziatorie e semi pagane di tante feste della Sardegna centrale, in seguito recuperate dalla tradizione cristiana e innestate entro rituali diversi. La macchina da presa segue i riti d'iniziazione dei cavalieri attorno a un santuario fino alla "teatralizzazione" di una battaglia accompagnata da musiche western.


 


Carbonia anni trenta (1966)


Regia: Fiorenzo Serra; fotografia: Marco Vulpiani; testo parlato: Giuseppe Pisanu; origine: Italia; durata: 11'


Immagini della vita di Carbonia negli anni '60 con interviste a minatori e sindacalisti. Volti, luoghi e corpi raccontano la memoria storica della città mineraria: il passato, il presente e il futuro incerto di nuclei familiari arrivati in Sardegna negli anni '30 ed oggi radicati nella zona, pur senza sicurezze per quanto riguarda il lavoro.


 


La transumanza (1967)


Regia: Fiorenzo Serra; fotografia: F. Serra; testo parlato: Manlio Brigaglia; origine: Italia; durata: 17'


Il documentario si apre con i bellissimi paesaggi dell'autunno "barbaricino": le foglie ingialliscono e arrossiscono. I pastori raccolgono le pecore e cominciano la discesa verso le pianure, alla ricerca di nuovi pascoli. Quella filmata da Fiorenzo Serra è probabilmente una delle ultime transumanze organizzate con metodi tradizionali dove cioè non c'è ancora il trasporto delle pecore con i camion presi in affitto.


 


Un feudo d'acqua (1967)


Regia: Fiorenzo Serra; fotografia: F. Serra; testo parlato: Manlio Brigaglia; origine: Italia; durata: 12'


L'accesso agli stagni, ricchissimi di pesce, è regolato da una rigida e ingiusta piramide sociale. Un breve commento racconta le rivendicazioni dei pescatori che chiedono l'acquisizione degli stagni da parte della Regione. Infine, la rappresentazione curiosissima delle antiche e originali tecniche di pesca.


 


Dai paesi contadini (1967)


Regia: Fiorenzo Serra; testo parlato: Manlio Brigaglia; origine: Italia; durata: 16'


Un paese immobile nel tempo, Ittiri, poi i primi i pendolarismi tra paese e città, sempre più regolari e sempre un po' più tristi, con la città deserta (Sassari) che, all'alba, è invasa dai lavoratori provenienti dalla campagna. Infine la scoperta dei ghetti urbani, l'abbruttimento delle città. Emigrazione ovvero radiografia del cambiamento geografico, culturale e ambientale della Sardegna.


 


I mamuthones (1966)


Regia: Fiorenzo Serra; consulenza: Paolo Toschi; origine: Italia; durata: 11'


Il carnevale di Mamoiada e la sfilata annuale dei "mamuthones" e degli "issohadores" per le vie del paese. Il documentario coglie soprattutto il senso di festa paesana, sui passi ritmati delle maschere, sui gesti e i movimenti di riti ai quali partecipano tutti gli abitanti.


copie provenienti dalla Cineteca Nazionale


 


ore 20.30


incontro con il conservatore della Cineteca Sarda Giuseppe Pilleri e con il figlio del regista, Paolo Serra


 


ore 21.30


Nei paesi dell'argilla (1955)


Regia: Fiorenzo Serra; testo parlato: Luca Pinna; origine: Italia; durata: 11'


Le povere case del Campidano di Oristano sono costruite con "su ladiri", i mattoni di argilla. Serra è attento nel rappresentare con meticolosa e puntuale pignoleria questa tecnica costruttiva, riprendendo le varie fasi, dalla ricerca dei terreni argillosi all'impasto con la paglia, alla messa in forma, e alla successiva costruzione degli edifici.


 


Artigiani della creta (1956)


Regia: Fiorenzo Serra; testo e consulenza scientifica: Luca Pinna e Mario Motta; origine: Italia; durata: 15'


Forse il capolavoro di Fiorenzo Serra non solo per il suo carattere di documento nel testimoniare tramite le immagini le lavorazioni artigianali che facevano parte della vita quotidiana e dell'economia tradizionale dell'isola ma per un'etica "etnocinematografica" che lo stesso regista ha fatto propria: la macchina da presa deve osservare l'evento in modo neutrale, con lunghi piani sequenza, in modo da trasmettere agli spettatori il senso, i modi e i tempi dell'avvenimento.


 


Desulo (1957)


Regia: Fiorenzo Serra; commento: Mario Motta; origine: Italia; durata: 11'


Un paese della provincia di Nuoro, isolato in una valle chiusa tra le montagne. La maggior parte della popolazione maschile deve badare al gregge, mentre molti di loro sono già emigrati. Il paese è così governato dalle donne, ritratte sulla porta di case, che non solo controllano l'economia familiare, ma fanno parte integrante di quella comunitaria.


 


Sagra in Sardegna (1957)


Regia: Fiorenzo Serra; testi e consulenza: Luca Pinna; origine: Italia; durata: 22'


Riti, sagre di tante feste della Sardegna. Di particolare interesse: la distribuzione degli stendardi e la cosiddetta Ardia ai piedi, ovvero la processione dei pellegrini che seguono i cavalieri attorno alla chiesa e alla grande croce, vicino al santuario.


 


Nel golfo del Corallo (1949)


Regia: Fiorenzo Serra; fotografia: Raffaele Masciocchi; commento: Stefano Canzio; origine: Italia; durata: 11'


Storia e principali attività produttive di Alghero. Di particolare interesse è la parte dedicata al lavoro dei "corallari" di Torre del Greco.


copie provenienti dalla Cineteca Sarda

lunedì 18


chiuso


 


 


19-26 settembre


Michele Placido e il nuovo cinema pugliese


La Cineteca Nazionale rende omaggio a Michele Placido, reduce dal successo internazionale di Romanzo criminale, proponendo una retrospettiva completa dei film da lui diretti e una selezione delle sue più significative interpretazioni, da Romanzo popolare a Il caimano. L'omaggio a Placido offre l'occasione per un viaggio nel nuovo cinema pugliese che egli, insieme a giovani talenti come Rubini, Piva e Winspeare, ha contribuito a rinnovare recuperando una forte identità regionale. Il legame alla terra e alla lingua, il senso vivo della tradizione, la capacità di dialogare e di innescare problematiche sociali fanno del cinema pugliese una delle cinematografie più vitali del panorama nazionale.


La rassegna propone, inoltre, un panorama dei più stimolanti cortometraggi e documentari diretti da giovani registi pugliesi, pluripremiati ai festival, e specchio di una cinematografia vitale in ogni sua espressione. Opere che recepiscono, in molti casi, le tensioni sociali di cui la Puglia, terra di frontiera, è inevitabilmente teatro e testimone. Vi è da parte dei giovani filmakers pugliesi il desiderio (e la necessità) di dare voce alle persone che attraversano, occasionalmente, le loro vite: un cinema dell'incontro che si apre quotidianamente al contatto con l'Altro.


Chiude la rassegna la proiezione del primo film pugliese, Idillio infranto di Nello Mauri del 1931-33, recuperato dopo sessant'anni di oblio e consegnato a nuova vita grazie al restauro curato dal regista barese Angelo Amoroso d'Aragona.


 


martedì 19


ore 17.00


Frammento orfico (1993)


Regia: Angelo Amoroso d'Aragona; testo: A. Amoroso d'Aragona; origine: Italia; produzione: Transtv; durata: 11'


La Puglia come terra d'oblio, attraversata da Miti millenari. Il viaggiatore distratto viene rapito da un sonno magico che lo conduce in un boschetto incantato, dove sotto ulivi centenari si nascondono antiche divinità. Voce narrante di Riccardo Cucciolla. Il cortometraggio ha partecipato al Torino Film Festival e al Festival dei Popoli di Firenze.


 


a seguire


Pummarò (1990)


Regia: Michele Placido; soggetto e sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Michele Placido; interpreti: Thywill A. K. Amenya, Pamela Villoresi, Jacqueline Williams, Franco Interlenghi; origine: Italia; durata: 100'


Un laureato in medicina parte dal Ghana per l'Italia alla ricerca del fratello venuto a lavorare come raccoglitore di pomodori. Debutto alla regia di Michele Placido, Pummarò è un ritratto onesto e senza retoriche sul razzismo sempre serpeggiante dalla campagne del casertano fino a certe zone degradate di Roma.


 


ore 19.00


Compito in classe (2005)


Regia: Daniele Cascella; soggetto e sceneggiatura: Stefano Marcocci, Domenico Tomassetti, D. Cascella; interpreti: Teresa Saponangelo, Ilaria Cascella, Tiziana Schiavarelli, Mimmo Mongelli, Franco Martini, Giusy Frallonardo; produzione: D. Cascella; produttore associato: Maurizio Calvesi; origine: Italia; durata: 13'30"


In una classe elementare una maestra fa svolgere ai propri alunni un compito in classe, una normale verifica così come è prevista dai programmi scolastici. La traccia è suggerita dagli stessi bambini: "Una persona importante nella vostra vita: vostro padre". Uno dei compiti svolti, racconta di un dramma familiare, un orrore nascosto. Girato a Giovinazzo. Nomination al Golden Globe 2006 e primo classificato nella sezione "Sguardi inquieti" del Festival di Giffoni 2006.


 


ore 19.15


Le amiche del cuore (1992)


Regia: Michele Placido; soggetto: Angelo Pasquini da un'idea di M. Placido; sceneggiatura: A. Pasquini, M. Placido, Roberto Nobile; interpreti: Asia Argento, Carlotta Natoli, Claudia Pandolfi, M. Placido, Simonetta Stefanelli, Enrico Lo Verso; origine: Italia: 1992; durata: 110'


I traumi esistenziali di tre ragazze di periferia che cercano disperatamente di costruirsi un "futuro" diverso. Placido affronta con pudore il tema dell'incesto, riservandosi l'ingrato ruolo del padre di Asia Argento, che a diciassette anni si rivela attrice sensibile, ben coadiuvata da Claudia Pandolfi e da Carlotta Natoli. Ottima descrizione di un territorio di frontiera, nel quale il primo istinto è la fuga.


 


ore 21.15


La stazione (1990)


Regia: Sergio Rubini; soggetto: tratto dalla commedia omonima di Umberto Marino; sceneggiatura: S. Rubini, U. Marino, Gianfilippo Ascione; interpreti: S. Rubini, Margherita Buy, Ennio Fantastichini, Michel Rocher, Nicola Misciagna; origine: Italia; durata: 90'


Piove, è notte. In una piccola stazione della provincia pugliese una ragazza è in fuga da un fidanzato avido e violento. Il primo treno, però, è alle 6.12 del mattino. Poco dopo irrompe nella stazione il fidanzato arrogante e aggressivo. Spetterà al tranquillo e abitudinario capostazione difendere la ragazza. Uno degli esordi più interessanti del cinema italiano anni Novanta.


 


a seguire


Tana libera tutti (2005)


Regia: Vito Palmieri; sceneggiatura: Marco Gianfreda; interpreti: Eliseo Porcu, Mariagrazia Pinto, Alessandro Anella, Egle Rosa Accardo, Mirko Brizioli, Eliana Lupo; origine: Italia; produzione: Andrea Petrozzi per World video production; durata: 15'


Emiliano, sei anni, si trasferisce in un nuovo condominio con la famiglia ed è attratto da una bambina sua coetanea, che lo ignora. Il tempo vincerà barriere e timidezza. La macchina da presa è piazzata ad altezza bambino, per condividere il punto di vista dei protagonisti. "Mi sono affidato molto a loro. Li ho lasciati fare, come è nel mio stile, in modo che indossassero i personaggi al loro meglio. In cambio ho avuto emozioni vere, sfumature di silenzi e sguardi, divertimento e una certa tensione fra i due che è la spina dorsale del film" (Palmieri). Candidato al David di Donatello 2006.


 


mercoledì 20


ore 17.00


Romanzo popolare (1974)


Regia: Mario Monicelli; soggetto e sceneggiatura: Age & Scarpelli, M. Monicelli; interpreti: Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Michele Placido, Pippo Starnazza, Jone Grechi, Alvaro Vitali; origine: Italia/Francia; durata: 105'


Il maturo metalmeccanico milanese Giulio sposa la diciottenne Vincenzina, che lo tradisce con un giovane poliziotto di origini meridionali come lei. Monicelli affronta con la consueta ironia i problemi del tempo: il rapporto uomo-donna, l'emigrazione dal Sud al Nord, giovandosi per i dialoghi della collaborazione degli estrosi Beppe Viola (che si concede un cameo come maschera del cinema) e Enzo Jannacci, autore anche della colonna sonora. Primo grande ruolo per Placido nella parte del poliziotto, professione che l'attore svolse realmente, per due anni, durante l'Accademia d'arte drammatica.


 


ore 19.00


Tre fratelli (1981)


Regia: Francesco Rosi; soggetto e sceneggiatura: Tonino Guerra, F. Rosi liberamente tratto dal racconto Tretij Syn (Il terzo figlio) di Andrej Platonov; interpreti: Philippe Noiret, Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno, Charles Vanel, Andrea Ferréol, Maddalena Crippa; origine: Italia/Francia; durata: 111'


Tre fratelli, emigrati in grandi città, ritornano nel paese d'origine dopo la morte della madre. È l'occasione per ritrovarsi e discutere di politica (uno dei tre è un giudice impegnato nei processi contro i terroristi), ma anche di sogni e illusioni. «È un film sulla memoria che si sviluppa a flashback intrecciando tre storie emblematiche attorno al tema della morte della società contadina» (Mereghetti). Noiret, Placido e Mezzogiorno interpretano i ruoli dei tre fratelli, accanto al grande Charles Vanel nella parte del padre contadino delle Murge.


 


ore 21.00


Liturgia della bancarella (2005)


Regia: Simone Salvemini; soggetto e sceneggiatura: S. Salvemini; produzione: Centro Territoriale Permanente di Brindisi, La Kinebottega; origine: Italia; durata: 8'30"


Un luogo che rinnova di generazione in generazione gli stessi riti. Tra ironia, sacrificio, commedia e riflessione, una giornata trascorsa nel tempio del commercio, la piazza del mercato della frutta. Chiassoso e pittoresco. Menzione speciale a Corto Potere 2006.


 


ore 21.15


Nicola, lì dove sorge il sole (2006)


Regia: Vito Giuss Potenza; soggetto e sceneggiatura: Antonio Garofalo, V. G. Potenza, Luca Vessio; interpreti: Andrea Giordana, Massimo Dapporto, Paolo Sassanelli, Vito Signorile, Rocco Servodio, Enzo Strippoli; origine: Italia; durata: 106'


Sessantadue marinai giungono in Licia a bordo di tre velieri per trafugare le ossa di San Nicola. Dopo mille peripezie, l'8 maggio 1081 rientrano a Bari nel porto di San Giorgio, annunciando di voler edificare una chiesa dedicata al santo. Ma il vescovo Ursone impone di riporre le sacre reliquie nella cattedrale. Scoppia una sanguinosa guerriglia tra i marinai appoggiati dal popolo barese e le guardie del vescovo. Lungometraggio in b/n, girato in digitale, Nicola, lì dove sorge il sole è un piccolo miracolo di produzione no-budget: il film è costato appena sessantamila euro grazie alla partecipazione gratuita degli attori.


 


a seguire


La donna del mare (2004)


Regia: Raffaele Bleve; soggetto e sceneggiatura: R. Bleve, Giuliano Bottani; interpreti: Vito Lo Priore, Valentina Carella, Francesco Risotti, Ilaria Poscia, Gemma De Vito; origine: Italia; produzione: R. Bleve e Oz Film; durata: 19'


Una vecchia torre cadente posta su una collinetta a strapiombo sul mare. Intorno solo erba mossa dal vento e il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli. Tre ragazzi con una videocamera raggiungono la macabra struttura per realizzare un servizio giornalistico. Il mistero li attende. Girato a Otranto presso la torre Sant'Emiliano, La donna del mare ha partecipato al concorso Sony "The Show must do on" 2004, classificandosi tra i sei cortometraggi finalisti.

giovedì 21


ore 17.00


Albania Blues (2000)


Regia: Nico Cirasola; soggetto: N. Cirasola; sceneggiatura: N. Cirasola, Agostino Ferrante; collaborazione alla sceneggiatura: Gianfranco Anzini; interpreti: Chantal Ughi, N. Cirasola, Valentina Chico, Luca M. Cirasola, Agostino Ferrente; origine: Italia; durata: 89'


Fra un intervento e l'altro per i paesini della Puglia, a un giovane installatore di antenne televisive capita di vedere trasmissioni su poveri profughi albanesi senza avvenire né casa, ma attratti dalla televisione… ultimo miracolo economico? «Il cinema "autartico" del regista-tuttofare (si prodiga senza risparmio in tutte le fasi della realizzazione dei suoi film girati con quattro soldi) pugliese Nico Cirasola è fatto così, senza ripensamenti riguardo scene e ambienti, personaggi e interpreti, narrazione e dialoghi. Prendere o lasciare, Nico è tutto qui» (Calderale).


 


a seguire


I fratelli Semaforo (2002)


Regia: Simone Salvemini; soggetto e sceneggiatura: S. Salvemini; produzione: Davideo Produzioni audiovisive e S. Salvemini; origine: Italia; durata: 8'


Due fratelli albanesi, sbarcati a Brindisi nel 1991, nella disperazione generale si inventano un lavoro gestendo una stradina a traffico alternato come perfetti vigili. Per dodici anni svolgono questa mansione. Vincitore del Tirana International Film Festival 2003.


 


ore 19.00


Bbobbolone! (2002)


Regia: Daniele Cascella; soggetto e sceneggiatura: Stefano Marcocci, Domenico Tomasetti; interpreti: Michele De Virgilio, Paolo De Vita, Mimmo Mancini, Francesca Rasi, Spartaco Guglietti; produzione: Roberto Gambacorta per River Film; origine: Italia; durata: 10'30"


Aurelio è un giovane sulla trentina senza arte né parte. Per guadagnare qualche soldo, accetta di fare il palo a due malavitosi che hanno intenzione di svaligiare l'ufficio delle poste di Terracina. All'ora prestabilita vigila affinché tutto vada per il verso giusto, mentre alcuni ragazzini giocano a calcio lì vicino. Una delle due squadre è in svantaggio e un rigore potrebbe capovolgere il risultato: ad Aurelio viene chiesto di mettersi in porta. Un ricordo di infanzia riaffiora nella sua mente. Miglior corto italiano al Capalbio Short Film Festival 2003.


 


a seguire


Matrimoni (1998)


Regia: Cristina Comencini; soggetto: C. Comencini, Roberta Mazzoni; sceneggiatura: C. Comencini; interpreti: Diego Abatantuono, Francesca Neri, Stefania Sandrelli, Claude Brasseur, Cecilia Dazzi, Paolo Sassanelli; origine: Italia; durata: 100'


Alla vigilia di Natale, Giulia incontra casualmente un suo ex fidanzato di Trani, la città che ha lasciato da giovanissima per sposarsi e vivere con Paolo a Bologna. Decide così di tornare a Trani nel giorno in cui vengono i parenti a trovarla. La fuga della donna provocherà lo sgomento generale. «Matrimoni riesce nel duplice scopo di parlarci delle nostre umane debolezze (sparando qualche bordata contro il mammismo nazionale), ma anche di indicarci la strada possibile per una rinascita del cinema di casa nostra» (Mereghetti).


 


ore 21.00


Il dio della pioggia (2004)


Regia: Angelo Amoroso d'Aragona; soggetto e sceneggiatura: A. Amoroso d'Aragona; collaborazione alla sceneggiatura: Samantha Cito; interpreti: Livia Cocchi, Ninni Bruschetta, Mirko J. Giuliano, Dario Amoroso d'Aragona; origine: Italia; produzione: Artimagiche; durata: 10'


Un borgo alle pendici del Vesuvio. Un Bambino spia alcune fanciulle. Un Uomo forse osserva, forse ricorda. Ogni estate una Fanciulla viene chiesta in sposa dal vulcano. Il bambino litiga con una fanciulla che un Ragazzo poco dopo conduce via. L'uomo ordina il sacrificio della fanciulla affinché finisca l'estate e torni la pioggia. La fanciulla sogna di perdersi nell'amore e nella morte. Da un racconto indigeno del Centro America un affascinante ritorno sui luoghi mentali del Mito. In concorso a Corto Cortissimo – Festival di Venezia 2004 e miglior regia al New York Short Film Festival 2006.


 


ore 21.15


Un eroe borghese (1995)


Regia: Michele Placido; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Corrado Stajano; sceneggiatura: Graziano Diana, Angelo Pasquini; interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Michele Placido, Omero Antonutti, Philippine Leroy-Beaulieu; Laura Betti, Ricky Tognazzi; origine: Italia/Francia; durata: 93'


L'omicidio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca di Sindona, e i misteri ad esso connessi in un film di denuncia vecchio stampo. «In un montaggio di vero e verosimile, il film mette in scena uno dei tanti misteri d'Italia alternando trame certe ad altre soltanto supposte. Esemplare nel tratteggiare con naturalezza il rapporto fra pubblico e privato […], questo film diretto da Michele Placido è attraversato da una evidente e sofferta tensione civile e morale» (Natta).


 


venerdì 22


ore 17.00


Padre e figlio (1994)


Regia: Pasquale Pozzessere; soggetto: P. Pozzessere; sceneggiatura: P. Pozzessere, Roberto Tiraboschi; interpreti: Michele Placido, Stefano Dionisi, Enrica Origo, Carlotta Jazzetti, Claudia Gerini, Luciano Federico; origine: Italia/Francia/Belgio; durata: 109'


A Genova un guardiano notturno in un deposito al porto, emarginato per la sua attività sindacale, trova un posto in fabbrica al figlio, di ritorno dal servizio di leva, ma questi si fa cacciare. L'incomunicabilità fra padre e figlio sullo sfondo di una città in agonia: dopo il promettente esordio di Verso sud, Pozzessere si conferma regista di valore, ma è penalizzato da una distribuzione fantasma. «Placido e Dionisi incarnano perfettamente i personaggi, distinguendoli nell'accento, il primo conservando inflessioni del dialetto meridionale, il secondo parlando già genovese, da buon oriundo della nuova generazione» (Kezich).


 


ore 19.00


Mery per sempre (1989)


Regia: Marco Risi; soggetto: Aurelio Grimaldi dal suo romanzo Meri per sempre; sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli; interpreti: Michele Placido, Claudio Amendola, Francesco Benigno, Alessandro Di Sanzo, Tony Sperandeo, Roberto Mariano; origine: Italia; durata: 106'


Nel carcere minorile di Malaspina a Palermo un maestro cerca di stabilire un dialogo con i giovani detenuti, ciascuno dei quali ha alle spalle una storia di emarginazione. Attori presi dalla strada, dialetto stretto, un film che colpisce allo stomaco e dischiude nuovi orizzonti al cinema italiano. «Un affresco tragico, grondante crudezza e turpiloquio, eccezionalmente fuso nei suoi vari elementi di melò e di verità» (Grazzini). Placido in una delle sue interpretazioni più significative nella parte del maestro.


 


ore 21.00


Zinanà (2004)


Regia: Pippo Mezzapesa; soggetto e sceneggiatura: Antonella Gaeta, P. Mezzapesa; interpreti: Paolo De Vita, Gianluca Abbattista, Barbara Manzato; produzione: Roberto Gambacorta per River Film e P. Mezzapesa; origine: Italia; durata: 13'


Quando era bambino, Arcangelo ha assistito a un funerale con tanto di banda, e fu allora che decise che il suo mestiere sarebbe stato di suonare i piatti (zinanà) in una banda. Da adulto, raggiunto lo scopo, scoprirà di non riuscire ad andare a tempo con gli altri musicisti. Intorno, la comunità di Bitonto gli rende la vita difficile… David di Donatello 2004 (ex aequo con Sole di Michele Carrillo).


 


ore 21.15


Tutto l'amore che c'è (2000)


Regia: Sergio Rubini; soggetto e sceneggiatura: Domenico Starnone, S. Rubini; interpreti: Damiano Russo, Michele Venitucci, Francesco Cannito, Vittoria Puccini, Margherita Buy, S. Rubini; origine: Italia; durata: 94'


Negli anni Settanta, la vita dei ragazzi di un paesino pugliese è sconvolta dall'arrivo di tre belle ragazze milanesi. I temi sociali (la disoccupazione, la chiusura di una fabbrica) restano sullo sfondo, sovrastati dalle pulsioni adolescenziali: il vento di libertà che scuote la quiete di un paesino di provincia sulle note della musica del tempo. Delicato ritratto, con echi autobiografici, di un ispirato Rubini. Cammeo di Depardieu.


 


a seguire


Al mare (2005)


Regia: Vito Palmieri; soggetto e sceneggiatura: Davide Colferai; interpreti: Eliana Lupo, Mimmo Mancini, Massimiliano Sassi, Bruna Zanotto; origine: Italia; produzione: V. Palmieri; durata: 20'


Una donna delle pulizie di origini napoletane incontra un camionista barese in una cittadina del Nord-Est. Uniti dalla nostalgia per la loro terra, partono con il camion per trascorrere qualche giorno al mare. "Venti minuti per vedere come nasce una storia d'amore". Vincitore del Laura Film Festival 2005, fondato da Morando Morandini.


 


sabato 23


ore 17.00


Del perduto amore (1998)


Regia: Michele Placido; soggetto e sceneggiatura: Domenico Starnone, M. Placido; interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Fabrizio Bentivoglio, Sergio Rubini, Piero Pischedda, Enrico Lo Verso, M. Placido; origine: Italia; durata: 101'


Don Gerardo, parroco in un piccolo paesino pugliese, torna con la memoria alla propria adolescenza, all'espulsione dal seminario e all'amicizia con una giovane insegnante, militante comunista. «Cinema civile, che racconta le contraddizioni e le difficoltà di emanciparsi dell'Italia contadina, prima ancora che rievocazione di una storia vera (e in buona parte autobiografica)» (Mereghetti). Il titolo deriva un verso di Carducci («… dilla ancora la favola del perduto amore»).


 


ore 19.00


Uè Paisà! Atto I. Franchein (2003)


Regia: Gianni Torres; soggetto e sceneggiatura: G. Torres; produzione: G. Torres; origine: Italia; durata: 9'


«È possibile integrarsi nel popolo italiano comunicando mediante l'espressione più radicata, ossia il dialetto?». Talla, ambulante senegalese, immigrato regolare, parla un dialetto barese dei più antichi, quello della città vecchia, quello stesso linguaggio proveniente da una realtà cittadina avvolta dall'emarginazione e dal disagio sociale. Talla, chiamato da tutti "Franchein" (Franchino), esprime infinità dignità, sottolineando le diversità religiose, le difficoltà quotidiane, gli obiettivi futuri della sua vita. La comprensione fra culture diverse passa proprio attraverso la conoscenza profonda della lingua. Primo premio EuromedCafè 2004 per il dialogo interculturale.


 


a seguire


LaCapaGira (1999)


Regia: Alessandro Piva; soggetto e sceneggiatura: Andrea Piva; interpreti: Dino Abbrescia, Mino Barbarese, Mimmo Mancini, Dante Marmone, Paolo Sassanelli, Teodosio Barresi, Nicola Pignataro; origine: Italia; durata: 76'


Due scagnozzi attendono che da un treno di passaggio venga gettato un pacchetto di droga che deve essere consegnato ad un boss locale. Ma qualcosa va storto. La vera protagonista del film è una Bari costituita da bische clandestine, spaccio di droga, traffici di albanesi immigrati e criminali sfortunati. Costato 300 milioni, autofinanziato dal regista esordiente Alessandro Piva con due produttori locali, il film è parlato in dialetto barese stretto (e sottotitolato) e rappresenta un caso di successo insperato: diffuso dapprima localmente e poi approdato nel resto della penisola dopo un passaggio a Berlino, LaCapaGira è stato premiato con il Nastro d'argento e il David di Donatello.


 


ore 20.30


Le mani in faccia (2003)


Regia: Daniele Basilio; soggetto: Daniele Basilio, Marinella Giannelli, Vanessa Picciarelli; sceneggiatura: Daniele Basilio, Vanessa Picciarelli; interpreti: Luigi Diberti, Riccardo Scamarcio, Sabino Manzari; produzione: CSC; origine: Italia; durata: 16'


Via da un padre che non riesce ad amarlo come vorrebbe, Francesco cerca la risposta alla domanda che da diciassette anni gli riecheggia nella mente. C'è solo una persona che può sciogliere i suoi dubbi. In fuga tra le onde di un mare nero e cattivo, tra contrabbando e violenza, Francesco scopre chi è e diventa grande. Episodio del film collettivo Sei pezzi facili realizzato dagli allievi del corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia, girato a Monopoli. Per Scamarcio un esordio nella sua terra di origine, prima dei successi di Tre metri sopra il cielo e Romanzo criminale.


 


ore 21.00


Romanzo criminale (2005)


Regia: Michele Placido; soggetto: dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo; sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, G. De Cataldo, con la collaborazione di M. Placido; interpreti: Kim Rossi Stuart, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio; origine: Italia/Francia/Gran Bretagna; durata: 152'


Tre giovani della malavita romana, il Freddo, il Libanese e Dandi, conquistano a colpi di mitra la Roma degli anni Settanta, stringendo alleanze con la mafia e godendo della copertura dei servizi segreti. La storia della banda della Magliana, dal celebre romanzo del magistrato De Cataldo: i giovani divi del cinema italiano si dividono onori e premi (8 David di Donatello e 5 Nastri d'argento). «Giallo atipico e cinico in cui Placido (al suo miglior film) non rende romantici i banditi, anche se ciascuno pecca per le ragioni del cuore» (Porro).

domenica 24


ore 17.00


Un viaggio chiamato amore (2002)


Regia: Michele Placido; soggetto: liberamente ispirato alle lettere di Sibilla Aleramo e Dino Campana; sceneggiatura: M. Placido, Diego Ribon, Heidrun Schleef; interpreti: Laura Morante, Stefano Accorsi, Katy Louise Saunders, Dario Bandiera, Alessandro Haber, Galatea Ranzi; origine: Italia; durata: 94'


Le vicende umane e artistiche della poetessa e narratrice Sibilla Aleramo, viste in un arco temporale che va dall'adolescenza alla maturità, con particolare riferimento all'amore passionale e travagliato con il poeta Dino Campana. Basato sull'epistolario dei due artisti con qualche prestito non dichiarato dal romanzo biografico La notte della cometa (1984) di Sebastiano Vassalli, Un viaggio chiamato amore è splendidamente fotografato da Luca Bigazzi. Coppa Volpi a Stefano Accorsi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Venezia.


 


a seguire


Via dell'arte (2005)


Regia: Pierluigi Ferrandini; soggetto e sceneggiatura: P. Ferrandini; interprete: Alberto Rubini; origine: Italia; produzione: P. Ferrandini e Oz Film; durata: 9'


Alberto è un vecchio signore che ha deciso di riprendere la sua passione giovanile: la scrittura. Così fa ritorno in "Via dell'Arte" ma scopre che la strada, che un tempo attraversava e animava la città, scorre ora sottoterra… Vincitore del Dieciminuti Film Festival 2005.


 


ore 19.00


Sangue vivo (2000)


Regia: Edoardo Winspeare; soggetto e sceneggiatura: E. Winspeare, Giorgia Cecere; interpreti: Pino Zimba, Lamberto Probo, Claudio Giangreco, Alessandro Valenti, Ivan Verardo; origine: Italia; durata: 100'


La morte del padre ha ulteriormente allontanato due fratelli differenti per carattere, per temperamento e per età: il primo è un contrabbandiere cinquantenne, il secondo un musicista eroinomane trentenne. Solo una passione li unisce: la "pizzicata". Ma la disperazione e la povertà della loro Puglia sono sempre dietro l'angolo. Uno dei protagonisti, Pino Zimba, è tra i più quotati suonatori italiani di "pizzicata".


 


ore 21.00


Il provino (2004)


Regia: Andrea Costantino; soggetto e sceneggiatura: A. Costantino; interprete: Antonio Iandolo; produzione: Euroazimuth; origine: Italia; durata: 11'


Il giorno di provino per un giovane attore con grandi ambizioni. Un giorno lunghissimo, da trascorrere insieme a uno dei mostri sacri della storia del cinema, Marlon Brando alias Vito Corleone. Un piccolo film indipendente che «sfida le piccole troupe che simulano il cinema vero producendo in realtà sottoprodotti». E il regista stesso pone questa domanda: «Vuoi vendere l'anima al cinema?». Menzione per il soggetto originale Nastro d'argento cortometraggi e documentari 2004.


 


a seguire


Tonino Funtò (2004)


Regia: Simone Salvemini; soggetto e sceneggiatura: S. Salvemini; produzione: La Kinebottega; origine: Italia; durata: 11'


Chi è Tonino Funtò? Viaggio attraverso lo stravagante mondo di un barbiere di Brindisi che trasforma le esperienze ed i racconti dei suoi clienti in commedie teatrali di grande successo. Premio Speciale della Giuria a Valdarno Cinema Fedic 2004.


 


ore 21.30


Il caimano (2006)


Regia: Nanni Moretti; soggetto: N. Moretti, Heidrun Schleef; sceneggiatura: N. Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli; interpreti: Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Michele Placido, Cecilia Dazzi; origine: Italia; durata: 112'


Bruno, un produttore ormai in disarmo, famoso negli anni '70 per dei b-movies a bassissimo costo, è in crisi con la moglie. Nonostante le difficoltà decide comunque di aiutare la giovane Teresa a realizzare il suo primo lungometraggio: Il caimano, ovvero la storia di Silvio Berlusconi. Al di là delle varie querelles, non solo politiche, Il caimano di Nanni Moretti è soprattutto un film corale d'attori, nel quale l'interpretazione di Michele Placido nella parte del grande divo pieno di tic e narcisismi è a dir poco memorabile.


 


lunedì 25


chiuso


 


martedì 26


ore 17.00


Fuori di me (1999)


Regia: Gianni Zanasi; soggetto e sceneggiatura: Gianni Zanasi; interpreti: Paolo Sassanelli, Lorenzo Viaconzi, Dino Abbrescia, Marit Nissen, Gianni Zanasi; origine: Italia; durata: 80'


Il regista Zanasi viene invitato da una associazione culturale di Bari a presentare il suo ultimo film Nella mischia ad un gruppo di ragazzi residenti in un quartiere malfamato: il San Paolo. Senza narcisismi di messa in scena, il regista di A domani prosegue la sua poetica delle «persone cosiddette normali che sono in realtà dei pazzi scatenati» (Mereghetti).


 


ore 19.00


Ovunque sei (2004)


Regia: Michele Placido; soggetto: liberamente ispirato ai racconti di Luigi Pirandello L'uomo dal fiore in bocca e All'uscita; sceneggiatura: Umberto Contarello, Francesco Piccolo, M. Placido, Domenico Starnone; interpreti: Stefano Accorsi, Violante Placido, Barbora Bobulova, Stefano Dionisi, Giuditta Saltarini, Massimo De Francovich; origine: Italia; durata: 85'


Matteo è un medico trentacinquenne di successo, ormai sempre più indifferente ai soldi e alla carriera. È in crisi con la moglie Emma che infatti lo tradisce con Leonardo, anche lui medico. In ospedale Matteo conosce Elena, una giovane volontaria del pronto soccorso e se ne innamora. Una sera, però, l'autoambulanza su cui lavorano entrambi viene travolta dalla macchina di Leonardo. Presentato in concorso alla LXI Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2004), Ovunque sei è stato fischiato quando invece «l'audace ricerca che Placido va conducendo di una profondità popolare e di uno stile provocante ma emotivamente caldo merita rispetto» (D'Agostini).


 


ore 20.45


Chi era Piripicchio? (1990)


Regia: Daniele Cascella; produzione: Ipotesi Cinema; origine: Italia; durata: 17'


Il documentario ripercorre le gesta del comico Michele Genovese, in arte Piripicchio, il Charlie Chaplin pugliese, un personaggio che spopolò, vestito con frac, bombetta, baffettini e bastone d'ordinanza, nelle strade e nelle piazze del nord-barese dal secondo dopoguerra fino al 1980, anno della sua morte. Per sua sfortuna nessun impresario teatrale o cinematografico lo notò e il povero Piripicchio continuò a vivere con soldi che il pubblico versava nella sua bombetta al termine delle sue gag. Segnalazione della giuria al Premio Libero Bizzarri 1994.


 


a seguire


Idillio infranto (1931-33)


Regia: Nello Mauri; interpreti: Ida Mantovani, Filippo Libello [Pasquale Jacobellis], Michele Silecchia, Mario Passi, Dirce Greselin; origine: Italia; durata: 55'


Il primo film pugliese della storia e l'ultimo film italiano muto, caduto nell'oblio e ritrovato, dopo sessant'anni, in una cassapanca ad Acquaviva, nella dimora di Orazio Campanella che lo produsse. Una storia d'amore contrastata, diretta dal misterioso Nello Mauri e interpretato da sua moglie, Dirce Greselin, e da abitanti di Acquaviva. Il regista barese Angelo Amoroso d'Aragona ne ha curato il restauro nel 1996 con il contributo del Comune di Bari e sta ora ultimando la riedizione digitale grazie al sostegno del Club delle Imprese per la Cultura della Confindustria di Bari.


 


mercoledì 27


Lilia Silvi, la diva sbarazzina


«Ricordo di film visti all'età di cinque anni, ma mi sono rimasti impressi, naturalmente, quelli che uscivano intorno al 1940 quando ormai più grandicello. Ecco allora imbattermi con i film interpretati da Lilia Silvi (giglio nel bosco) ed apprezzare subito il personaggio estremamente vivace, pieno di brio, grazioso, sprizzante simpatia da tutti i pori, unicamente comico non solo nel panorama del cinema italiano, insomma estremamente piacevole e divertente. Si può dire che quando la Silvi è diventata attrice io sono diventato spettatore. […] Facevano figura, sì, le dive più esperte e anche più conturbanti come Clara Calamai, Doris Duranti, […] ma Lilia Silvi era qualcosa di diverso, di originale che forse faceva maggior presa con la sua aria da sbarazzina, fra un pubblico di giovani i quali vedevano in lei l'esempio di una personalità indipendente, forte, decisa, spesso contro le consuetudini, i luoghi comuni quindi spigliata, semplice, sincera» (Sergio Micheli, introduzione a Lilia Silvi. Una diva racconta se stessa e il suo cinema, Aida, Firenze, 2005, pp. 6-7).


 


ore 17.00


Violette nei capelli (1942)


Regia: Carlo Ludovico Bragaglia; soggetto: tratto dall'omonimo di Luciana Peverelli; sceneggiatura: L. Peverelli, Raffaello Matarazzo, Alessandro De Stefani, Silvano Castellani, C.L. Bragaglia; interpreti: Lilia Silvi, Irasema Dilian, Carla Del Poggio, Roberto Villa, Carlo Campanini, Emma Giglio; origine: Italia; durata: 85'


«È il film della giovinezza che ci porta a vivere nell'intimità di tre ragazze gaie e sognanti: gaie malgrado la vita si presenti loro talvolta abbastanza difficile. […] Ognuna delle tre si prepara a una carriera – insegnamento, ballo – mentre la terza che è poi Lilia Silvi, la "primadonna", ha addirittura due carriere davanti a sé: cucito e recitazione. Ognuna, naturalmente ha anche l'innamorato, ma da questa parte non tutta fila liscio» (Setti).


 


ore 18.30


incontro con Lilia Silvi, Sergio Micheli e Sergio Toffetti.


Presentazione del libro Lilia Silvi. Una diva racconta se stessa e il suo cinema, Aida, Firenze, 2005


 


ore 20.00


Scampolo (1941)


Regia: Nunzio Malasomma; soggetto: tratto dalla commedia omonima di Dario Nicodemi; sceneggiatura: N. Malasomma; interpreti: Lilia Silvi, Amedeo Nazzari, Carlo Romano, Luisa Garella, Nice Raineri; origine: Italia; durata: 71'


«Tratto dall'omonima commedia di Dario Niccodemi, commedia ormai celebre negli annali del nostro teatro contemporaneo, questo film di Malasomma si può ben dire che, dal punto di vista cinematografico, stia ottimamente all'altezza del suo noto modello. Abbiamo rivisto così con piacere in questa indovinata interpretazione di Lilia Silvi il personaggio acerbetto e insidiosamente allettante del lavoro di Niccodemi, inquadrato com'è in un tempo che è stato per noi quello dell'infanzia in questa nostra Roma. […] E il film è infatti riuscito. Delicato ed estroso nel suo svolgimento e pieno di vita nell'interpretazione dei suoi migliori attori» (Isani).


 


ore 21.30


La bisbetica domata (1942)


Regia: Ferdinando Maria Poggioli; soggetto: F.M. Poggioli, Sergio Amidei, dalla commedia omonima di William Shakespeare; sceneggiatura: Gherardo Gherardi, Dino Falconi, Giacomo Debenedetti; interpreti: Lilia Silvi, Amedeo Nazzari, Lauro Gazzolo, Carlo Romano, Paolo Stoppa; origine: Italia; durata: 86'


«Una Bisbetica domata portata ai dì nostri: con un Petruccio che va in automobile e una Caterina che schizza al primo fischio della sirena d'allarme. È necessario chiedersi se così camuffata la grande commedia scespiriana perde di sapore o significato? […] Basterà dire che il regista Poggioli, che è uno di quelli che merita credito, ha avviato la favola sui binari della farsa più smaccata, che ha tirato ad esilarare la platea […] e che, infine, ha conferito a tutto il racconto […] un ritmo motorio e un tono buffonesco che fanno centro. Gli urli e le boccacce di Lilia Silvi, l'atticiata perfidia di Amedeo Nazzari […] condiscono il tutto» (Vesce).

giovedì 28


Il cinema del Csc


Quattro giovani registi (Michele Carrillo, Claudio Cupellini, Roan Johnson, Francesco Lagi), freschi di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia, debuttano con un film a episodi prodotto da Paolo Virzì, ex allievo e insegnante al Centro Sperimentale. Un esordio apprezzato dalla critica e dal pubblico, proposto nelle sale cinematografiche proprio mentre scoppiava lo scandalo che ha scosso il mondo del calcio. Un film di grande attualità che, con lucida ironia, svela i lati oscuri dello sport nazionale raccontando le tragicomiche vicende di chi vive ai margini del grande business che ruota attorno al pallone. E un felice ritorno ai moduli del film a episodi, che contribuì alla fortuna del cinema italiano negli anni Sessanta. La Cineteca Nazionale dedica ai quattro ex allievi un omaggio proponendo 4-4-2 e i saggi di diploma Passatempo, Il sostituto, Chi ci ferma più e Sole, diretti e/o sceneggiati durante la loro permanenza al Centro Sperimentale.


In chiusura di programma un'appendice della rassegna sul nuovo cinema pugliese con un cortometraggio legato anch'esso al mondo del calcio, Come a Cassano di Pippo Mezzapesa, che ricostruisce il filo invisibile che lega il campione Antonio Cassano ai tanti bambini di Bari Vecchia cresciuti nel suo mito.


 


ore 19.00


Passatempo (2004)


Regia: Francesco Lagi; soggetto e sceneggiatura: Mariana Cappi, Roan Johnson, F. Lagi; interpreti: Leonardo Maddalena, Alessandro Roja; produzione CSC; origine: Italia; durata: 16'


Una coppia di amici e il tempo che scorre. Uno rallenta per stare meglio. Ma tutto fuori comincia a cambiare, diventa sempre più incomprensibile. Poi la scoperta di qualcosa di nuovo, di una nuova vita. Un rallentamento porta a vedere le cose in modo diverso. È una reazione, una resistenza sempre più ostinata al tempo veloce, troppo veloce.


 


Il sostituto (2003)


Regia: Claudio Cicala; soggetto e sceneggiatura: Angelo Carbone, C. Cicala, Roan Johnson; interpreti: Roberto Turchetta, Michele Alhaique; produzione CSC; origine: Italia; durata: 15'


Gli esami non finiscono mai. Quante volte hai desiderato che qualcuno ti sostituisse? Come sarebbe stato più comodo… Emanuele ne sa qualcosa: si avvicina l'ultimo appello della sessione estiva e cresce la paura di non superare la prova. Episodio del film collettivo Sei pezzi facili.


 


Chi ci ferma più (2003)


Regia: Claudio Cupellini; soggetto e sceneggiatura: C. Cupellini, Michele Pellegrini; interpreti: Roberto Citran, Maurizio Donadoni, Ana Caterina Morariu; produzione: CSC; origine: Italia; durata: 18'


Silvano vive a Sottomarina, in provincia di Venezia. Ha quarant'anni, una moglie giovane e carina, un bellissimo bambino, una casa confortevole. Di professione fa il ladro d'auto. Un giorno di fine estate gli fa visita un vecchio amico d'infanzia, Mario, di ritorno in paese dopo tantissimi anni… Episodio del film collettivo Sei pezzi facili.


 


Sole (2003)


Regia: Michele Carrillo; soggetto e sceneggiatura: M. Carrillo, Barbara Rossi Prudente; interpreti: Gianluca Izzo, Fabio Del Prete, Danilo Salvi, Mirko Nasta, Enrietta Fontana; produzione CSC; origine: Italia; durata: 20'


Una torrida giornata estiva, in un sud degradato ed irreale, quattro ragazzini incontrano una prostituta di colore. Così una giornata uguale a tante altre, per uno di loro si trasforma in un momento di scoperta e crescita. David di Donatello per il miglior cortometraggio (ex aequo con Zinanà di Pippo Mezzapesa). Episodio del film collettivo Sei pezzi facili.


 


ore 20.30


4-4-2 – Il gioco più bello del mondo (2006)


Regia: Michele Carrillo, Claudio Cupellini, Roan Johnson, Francesco Lagi; soggetto e sceneggiatura: M. Carrillo, Giuliano Miniati, C. Cupellini, Vanessa Picciarelli, F. Lagi, Pierpaolo Piciarelli, R. Johnson, Angelo Carboni, Francesco Cenni, Michele Pellegrini, Paolo Virzì, Francesco Bruni; interpreti: Alessandro Guasco, Nino D'Angelo, Rolando Ravello, Francesca Inaudi, Alba Rohrwacher, Gigio Alberto, Hady Sy Mohamed, Valerio Mastandrea; origine: Italia; durata: 100'


«"4-4-2 il gioco più bello del mondo", dribblando la vetrina glamour e scegliendo come titolari gli sfigati del pallone, i panchinari, gli esclusi, ripristina il modulo ad episodi caro alla commedia di una volta e si becca tre punti pieni di ironia, divertimento e cinismo. […] Una pellicola senza schemi che crede in quei valori "effimeri" capaci di far battere il cuore. Una chicca l'accento toscano di Mastandrea, una goduria i piccoli Alessandro Guasco e Hady Sy» (Jattarelli).


 


a seguire


Come a Cassano (2005)


Regia: Pippo Mezzapesa; soggetto e sceneggiatura: P. Mezzapesa, Antonella Gaeta; interpreti: Vincenzo De Benedictis, Dino Abbrescia, Lia Cellamare, Alberto Rubini, Angelo Zotti; produzione: Itc Movie – Four Lab; origine: Italia; durata: 14'


«Cosa si prova ad essere dei talenti? E come ci si sente a scoprire che il talento è qualcosa di intangibile? Sono le domande che mi hanno spinto a realizzare questo cortometraggio. L'Antonio Cassano, che infuoca gli stadi, ultimo eroe romantico in un mondo del calcio sempre più dopato e sponsorizzato, ragazzo dal passato difficile e dal futuro imprevedibile, si presta a essere raccontato, offre materiale per film, romanzi, trattati sociologici. Quello che invece ho voluto osservare attraverso questa mia storia è cosa passa nella testa di tutti gli altri piccoli Antonio Cassano di Bari Vecchia. Quelli che non possiedono il dono divino di un piede fatato, che non urleranno mai di gioia di fronte a una curva in visibilio, ma che continueranno a calciare lattine nelle viuzze del borgo, nelle piazzette assolate, canicolari arene di accese partite. Piccoli eroi, non eclatanti, del quotidiano, che animano, chiosando, i vicoli della città vecchia» (Mezzapesa).


 


venerdì 29


(In)visibile italiano


Una Cineteca conserva e può fare rivivere non solo pellicole, ma anche – con quelle e "dentro" quelle – storie, emozioni, momenti di vita individuale e collettiva apparentemente perduti nella memoria. Conservarli serve a restituirli all'esperienza del pubblico, a condividerli.


L'appuntamento di (In)visibile italiano è dedicato a un film ormai pressoché introvabile e che anche fra gli addetti ai lavori sembra sbiadito nel ricordo. Eppure, nel 1978, Non contate su di noi, esordio nella regia di Sergio Nuti (già all'epoca e in seguito montatore professionista, collaboratore fra gli altri di Bellocchio, Mingozzi, Giordana), vinse il Nastro d'argento quale migliore opera prima, suscitando giudizi positivi da parte di molta critica nonostante l'asprezza del tema e la povertà dei mezzi, o forse proprio grazie a questi.


Cinque anni prima di Amore tossico (che viene riproposto in apertura di programma) e quasi venti anni prima di Trainspotting, Nuti racconta, senza reticenze e senza indulgenze – tanto meno di tipo estetico – ma con rigore, passione e perfino con un pizzico di moralismo, una storia "vera", interpretata da attori non professionisti e nella quale ha un ruolo fondamentale il paesaggio urbano (inclusi i suoni, in gran parte restituiti in presa diretta), una Roma vera e incombente, rigorosamente periferica (il quartiere Primavalle in primis, inclusa una parte ormai scomparsa), fotografata, insieme, con amore (si intuisce a tratti la trasfigurazione nel mito dell'America di Easy rider) e con distacco.


Il film fu girato in 16 mm e successivamente "gonfiato" in 35 per la distribuzione: a tutt'oggi i negativi originari sembrano irreperibili; unici elementi materiali sopravvissuti, conservati alla Cineteca Nazionale (grazie alla normativa sul deposito legale delle opere), restano i duplicati negativi 35mm e una copia positiva, integra anche se parzialmente segnata dall'usura e da un principio di fading del colore.


Per questo, come per migliaia di altri film, la conservazione dei materiali superstiti e la ricerca di quelli apparentemente perduti, insieme a iniziative di revival come questa, costituiscono la sola possibilità di sopravvivere e di raccontare le loro infinite storie.


programma a cura di Mario Musumeci


 


ore 17.30


Amore tossico


Regia: Claudio Caligari; soggetto e sceneggiatura: Guido Blumir, C. Caligari; interpreti: Cesare Ferretti, Michela Mioni, Enzo Di Benedetto, Roberto Stani; origine: Italia; durata: 90'


«Fu definito un film "tagliato", come si dice dell'eroina (o del vino), fatto di "roba" buona (efficace) e di "roba" meno buona, persino cattiva, come nel finale retorico e melodrammatico. Film post-pasoliniano per l'ambientazione, l'onesto atteggiamento frontale, il linguaggio disadorno e lucido che nasce dal rispetto e suscita pena» (Morandini).


 


ore 19.30


incontro con Sergio Nuti e il direttore della fotografia Renato Tafuri


 


ore 21.00


Non contate su di noi (1978)


Regia: Sergio Nuti; soggetto e sceneggiatura: Gianlorenzo Carbone, Francesco Ferrari, S. Nuti; interpreti: Antonio Spoletini, Massimo Scrivo, Francesco Scalco, Maurizio Rota, S. Nuti, Diana Nicolini, Manfredi Marzano, Francesca Ferrari; origine: Italia; durata: 120'


Un giovane musicista romano incontra una ragazza in crisi di astinenza da eroina, la soccorre e si prende cura di lei: nasce una storia d'amore che coinvolge il protagonista nell'esperienza drammatica della tossicodipendenza, condivisa con la donna e con il gruppo di giovani che ruotano intorno alla coppia. Sincero ed esplicito, senza compiacimenti e senza indulgenze, il film acquista maggiore credibilità nel finale, che rifiuta ogni logica di happy end ma lascia aperto uno spiraglio alla speranza di riscatto di alcuni almeno dei protagonisti.


 


30 settembre – 1 ottobre


Comizi d'amore (e politici)


Rivedere oggi Comizi d'amore (1964) di Pier Paolo Pasolini significa scoprire un'attualità lacerante che ancora sconcerta: il linguaggio cinematografico utilizzato (il film-inchiesta) risulta ancora miracolosamente innovativo e non datato. Lo stesso atto di mettersi coraggiosamente davanti alla macchina da presa da parte del regista significò e significa un atto di rottura contro certe convenzioni che volevano e vogliono vedere nel documentario una certa neutralità. Con Comizi d'amore Pasolini ha realizzato uno dei suoi atti politici più duri e sconvenienti dove cioè il pubblico coincide con il privato (in primis la sessualità), rivelando i panni sporchi di un paese arretrato e bigotto.


Oggi sembra cambiato poco o nulla se si vedono i nuovi "comizi d'amore" (da quello di Bruno Bigoni alle inchieste "neo-neorealiste" di Valentina Lucari o a quelle più scioccanti di Elisa Bolognini). Quello che sorprende invece è una nuova e sempre più originale linfa vitale femminile, non solo in quanto occhio registico, ma anche coscienza critica. In queste due giornate intitolate Comizi d'amore (e politici) molti lavori sono saggi di ex allievi del CSC (Alessandra Tantillo, Sara Pozzoli, Elisa Bolognini, Matteo Pedani, Marco Chiarini, Gianni Massironi) che hanno rivelato una capacità di analisi della materia da trattare e una proprietà del linguaggio cinematografico a tratti stupefacenti. In un ideale match tra maschile e femminile sono comunque le donne ad aver ereditato e interpretato meglio l'atto politico prima ancora che cinematografico di Pasolini con un'originalità sorprendente e con lavori diversissimi tra loro (i "comizi d'amore" tra madre e figlia in Di madre in figlia di Fabiana Sargentini) accomunati però da una volontà di interpretare il reale (le grate di un monastero in Per sempre di Alina Marazzi), lavorando con materiale di recupero come i filmini casalinghi. Per tali motivi questi Comizi d'amore (e politici) sono dedicati soprattutto alle donne, alle loro lotte e passioni, a quella volontà sana di cambiare il mondo. Terra. Sole. Acqua. Cielo. In due parole: Isola femmina titolo anche del bel documentario diretto da Corrado Fortuna e Gaspare Pellegrino.


 


sabato 30


ore 16.30


Comizi d'amore (1964)


Regia: Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura: P.P. Pasolini; interpreti: P.P. Pasolini, Alberto Moravia, Cesare Musatti, Graziella Chiarcossi, Giuseppe Ungaretti, Camilla Cederna, Oriana Fallaci; origine: Italia; durata: 90'


Inchiesta commentata dallo stesso Pasolini, con la collaborazione di Moravia e Musatti, sull'amore e sul sesso nell'Italia degli anni '60: dal nord al sud, a persone di ogni età, nei posti più diversi (fattorie, caserme, officine, sale da ballo, stazioni balneari, università…) i temi sono affrontati, discussi, controbattuti da più punti di vista. «Un interessantissimo documento sociologico e, insieme, un eccezionale esempio di cinema-verità e della combattiva passione civile del regista che si interroga di continuo sul proprio ruolo d'intervistatore» (Mereghetti). Al montaggio definitivo furono tagliate le interviste a Eugenio Montale e Susanna Pasolini. La voce fuori campo è di Lello Bersani.


 


ore 18.10


Comizi d'amore (2000)


Regia: Bruno Bigoni; soggetto e sceneggiatura: B. Bigoni; origine: Italia; durata: 70'


A distanza di quasi quarant'anni, il ritorno sul percorso compiuto nel reportage pasoliniano, recuperando la struttura generale del modello e rivolgendo agli intervistati le stesse domande sulla sessualità poste a suo tempo da Pier Paolo Pasolini. Ciò che ne esce da questo nuovo Comizi d'amore, prodotto e realizzato nell'ambito del programma celebrativo di Telepiù 2 novembre 2000: Pasolini oggi, è «l'immagine di un paese ancora culturalmente diviso, condizionato da stereotipi e luoghi comuni e ancora schiavo di tabù sessuali che credevamo appannaggio di tempi ormai lontani» (Bruno Bigoni).


 


ore 19.40


Quando parliamo d'amore (1996)


Regia: Matteo Pedani; soggetto e sceneggiatura: M. Pedani; produzione: CSC; origine: Italia; durata: 33'


Interviste sull'amore alternate a immagini di Comizi d'amore di Pasolini su un filo conduttore costituito dalle dichiarazioni di Dacia Maraini («In Italia non c'è rispetto per l'amore»). Gran finale con immagini di un parto, commentate da alcuni brani di Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci letti da Irene Ferri (voce della madre) e Maddalena Maggi (voce dell'amica della madre).


 


ore 20.15


Una bella giornata (2000)


Regia: Marco Chiarini; sceneggiatura: Roan Johnson; interpreti: Andrea di Giorgio, Luciana Amorese, Stefano Veneziani, Emanuela Citti, Roberto Correale; produzione: CSC; origine: Italia; durata: 12'


Alcuni ragazzi e alcune ragazze guardano la partita dei Mondiali 1998, poi dormono in macchina. Sono in fila per prenotare il matrimonio in chiesa. Seguono tutti i preparativi, dalla lista di nozze alla prova d'abito, dalla messa in piega al rito della foto (con un fotografo particolarmente convinto del proprio ruolo "artistico" di fronte a una sconcertata sposa che non riesce a recepire la medesima energia, e magia), finché nell'omelia il parroco, rivolgendosi a loro, li definisce "martiri dell'amore". Comizi matrimoniali dove non accade nulla di speciale e, forse provocatoriamente per questo, è da considerarsi una bella giornata.


 


ore 20.30


incontro con Elisa Bolognini e Valentina Lucari


 


ore 21.30


Ambo (2000)


Regia: Valentina Lucari; soggetto e sceneggiatura: V. Lucari; origine: Italia; durata: 27'


Che cosa è l'amore? Esistono reali differenze tra l'amore eterosessuale e quello omosessuale? La filmaker romana Valentina Lucari risponde idealmente con una sua personale inchiesta dove l'immagine, il dettaglio di una bocca o di un cane diventano co-protagonisti fisiognomici degli stessi intervistati. Lo sguardo cinematografico della Lucari non è mai moralistico o malizioso ma mimetico alla realtà rappresentata.


 


Subaugusta (2006)


Regia: Valentina Lucari; origine: Italia; durata: 16'


A distanza di 15 anni dal loro incontro, Titus e Tonino raccontano la fine della loro storia. L'amore vissuto attraverso il ricordo: piccoli dettagli dolorosi riaffiorano, a volte subito smitizzati da una battuta ironica, o da un silenzio di drammatica intensità. Subaugusta è un'inchiesta commovente e ironica soprattutto sui cosiddetti miraggi sentimentali e la regista Valentina Lucari realizza un ideale split screen sulle aspettative d'amore tra passato, presente e futuro, ovvero su quello che sarebbe potuto succedere e non è mai accaduto.


 


ore 22.30


Torture Garden (2004)


Regia: Elisa Bolognini; produzione: Mox&Fox; origine: Italia; durata: 50'


v.o.: inglese; sott.: italiano


Viaggio nel sottobosco underground/fetish/sadomaso londinese dove clienti inespressivi e apatici pagano volentieri per essere dominati nell'oscurità di un locale a tinte rosse. La regista Elisa Bolognini non arretra di fronte a nulla, realizzando una sorta di Apocalypse Now del sesso inteso come seriale performance sempre più estrema, ma anche sempre più vuota. Nessun comizio d'amore, nessuna possibilità di comunicazione, se non una tuta in lattice utile a nascondere le proprie fragilità inconfessate (specialmente di parte maschile).