L’effetto acquatico, di Sólveig Anspach

Montreuil, nei dintorni di Parigi, nel Seine-Saint-Denis, è una cittadina di estrazione popolare, di operai, piccoli artigiani, di immigrati. “La seconda città del Mali”, come è soprannominata da molti. Da qui sono passati Serge Reggiani e Lino Ventura. E qui ha vissuto e ha lavorato, per lunghi anni, Sólveig Anspach, prima di essere definitivamente vinta dal cancro, nell’agosto del 2015. L’effetto acquatico è il suo film postumo, omaggiato dall’ultima Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, fino alla vittoria (a tavolino) del Premio SACD. Ancora una volta ambientato a Montreuil, cuicito addosso ai due intrepreti principali del precedente Queen of Montreuil, Florence Loiret Caille e Samir Guesmi, il film è la prosecuzione e, per forza di cose, la conclusione di un viaggio personalissimo tra i sentimenti, le prove della vita, e due terre apparentemente fin troppo distanti, la Francia e l’Islanda, dove l’Anspach è nata nel 1960.

La storia è quella di Samir, un bislacco e pacifico operaio, che lavora tra gru e cantieri e si concede il lusso di una sigaretta a metri e metri d’altezza, con la musica nelle orecchie, e di Agathe, tostissima e forse un po’ nevrotica istruttrice di nuoto, che deve ricostruire a fatica la sua vita sentimentale. Quando Samir vede Agathe per la prima volta, lei sta dando il benservito a un corteggiatore inopportuno. Non riesce ad avvicinarla, a dirle neanche una parola. Ma il colpo di fulmine è scattato. Così si passa al piano. Un ridicolissimo costume con le palme, l’iscrizione in piscina, un magheggio con i turni, ed ecco Samir tra le mani della sua bella insegnante. L’approccio è quello giusto, qualcosa comincia a muoversi, i due rimangono da soli in piscina dopo l’orario di chiusura, ma un incidente costringe Samir a svelarsi per quello che è: un nuotatore provetto. Agathe, che odia i bugiardi, lo manda a quel paese. E, dopo poco, parte per l’Islanda per un raduno internazionale di istruttori di nuoto. A Samir non resta che seguirla.

 

Il lavoro della Anspach è quasi tutto qui, nell’orchestrazione, attenta e delicata delle situazioni, molto spesso divertenti, quasi sempre tenere, anche troppo… Nonostante, dietro il sorriso bonario e l’elegante ironia sulle nevrosi e gli atteggiamenti, si faccia sempre strada l’ingrata durezza delle cose della vita, con i suoi gelidi grigiori. Ma sono brividi che rimangono tutti sul piano di superficie dell’acqua, come quella pelle d’oca che ti prende dopo il bagno, appena fuori. Scompare con una doccia calda. Acqua su acqua, tutto passa…

Certo, in alcuni momenti, specie nella prima parte “natatoria”, la Anspach riesce a sfiorare quell’essenza liquida dei corpi, che sembra raffigurare la composizione molecolare dei sentimenti. Quegli attimi in cui Samir e Agathe si cercano, si guardano e si toccano in subacquea, sono di una bellezza magica, punti di intensità che sembrano appartenere al cinema di un’altra dimensione. Ma ben presto si torna su traiettorie collaudate, nonostante gli spiazzamenti geografici progressivi, l’esotismo a zero gradi di un’Islanda che assomiglia più a una casa in cui rifugiarsi e ritrovare il sentiero perduto che al paesaggio inesplorato di una nuova struggente avventura. La scrittura della Anspach, in fondo, tiene fin troppo. E non concede più quei margini di libertà che le immagini avevano lasciato intuire.

 

Titolo originale: L’effect aquatique

Regia: Sólveig Anspach

Interpreti: Florence Loiret Caille, Samir Guesmi, Didda Jonsdottir, Philippe Rebbot, Olivia Cote, Bouli Lanners

Distribuzione: Cinema

Durata: 95’

Origine: Francia/Islanda, 2016