L’equilibrio, di Vincenzo Marra

Da tempo sarebbe stata auspicabile una giusta dose fiction/no fiction, che portasse giovamento e nuova linfa al cinema di Marra. Da tempo è evidente che la forza espressiva “no fiction” sembra continuare a prevalere sull’anima di finzione pura. Il giovane prete missionario in Africa, dopo una breve permanenza a Roma e tormentato da una presunta attrazione fisica, chiede di ritornare nel napoletano, territorio di origine. Ovviamente dovrà prendersi carico di una realtà drammatica, tra boss del quartiere, assenza delle istituzioni e la piaga dei rifiuti tossici. L’equilibrio si spezza subito, perché Don Giuseppe sente di voler intervenire in faccende che non dovrebbero riguardargli, che vanno oltre i confini della parrocchia, oltre i confini della confessione. C’è una capra al centro del campetto di calcetto e i ragazzini sono costretti a giocare per strada. Don Giuseppe sfratta il quadrupede di proprietà malavitosa e da lì ha avvio il calvario. Viene esortato più volte a tenersi in “equilibrio”, si arriva anche alle minacce, ma Don Giuseppe è spinto dalla volontà di portare un reale e concreto cambiamento. Si può certo immaginare come andrà a finire. Le alternative sono due: restare morti ammazzati o farsi cacciare dalla Curia… tra la diossina che cade dal cielo, i rifiuti tossici che avvelenano la terra, in mezzo scorre l’ignoranza, l’indifferenza, la passività, la dura consapevolezza di non rivoluzionare lo status quo. Ma che cos’è l’equilibrio?

l'equilibrio paolo sassanelli mimmo borrelliÈ uno stato in cui non c’è nessun eccesso, nel bene o nel male. L’eccesso è qualcosa che ci porta al di fuori dello stato di benessere, perché in fondo troppo bene rende la vita noiosa, troppo male la rende insostenibile. Perciò, che cos’è l’equilibrio delle cose? E’ uno stato in cui ogni cosa è al giusto posto: la Terra sopravvive perché ha un suo equilibrio, l’uomo sopravvive perché ha un suo equilibrio. Ecco allora sarebbe auspicabile uno sguardo più razionalista, dalle idee innate, in cui non serve l’esperienza per inserire nell’uomo la capacità di comprendere il mondo, regolato geometricamente e quindi concepibile grazie all’innatismo della ragione. Immergersi nelle realtà più complesse, senza però mai dare la sensazione di sporcarsi fino in fondo, di far vibrare la materia, anche quando Don Giuseppe prova a sovvertire lo stato delle cose.
Ecco allora meglio l’empirismo: tutto ciò che concepiamo deriva dalla ragione e dai sensi. Marra non cade fuori dall’equilibrio ed è forse proprio questo il problema principale. Non è più propriamente estraneo alla massa e sembra ancora una volta fermo a metà del guado: si limita a guardare e non scavare, e questa volta sembra perda anche quella particolare propensione a grattare, lasciandosi almeno irretire e compiacere da un acume osservativo che accumula e disperde.

l'equilibrio mimmo borrelliMarra sembra ancora alla ricerca di uno sguardo personale sulla realtà, soprattutto quando prova a diversificarlo e stratificarlo. Ama aprire sul napoletano e scandagliare gli angoli di una terra senza confini, ma la localizzazione mai sembra elevarsi a pretesto, ad un punto d’appoggio, perché i luoghi comuni si allargano e si confondono. Gli eccessi sono banditi e con essi purtroppo anche le derive narrative. Tutto è al proprio posto, e così è davvero difficile raccontare l’equilibrio di un uomo di chiesa, l’equilibrio di una comunità martoriata, dando un senso ordinato, logico e lineare ad una realtà che non ha senso. Oltre all’illusione del rilievo, della denuncia sociale, morale, etica, sarebbe stato paradossalmente più esaltante una consapevolezza bidimensionale dei personaggi e della storia, cosicché quella compostezza formale si elevasse dapprima a sentimento individuale per poi giungere al sentimento collettivo.

Regia: Vincenzo Marra

Interpreti: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D’Ambrosio, Autilia Ranieri, Giulio Giannetti, Paolo Sassanelli

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 90′

Origine: Italia 2017