LETTE E…RIVISTE – La parola a Sam Raimi

Paul Fischer: Hai avuto remore rispetto ad un film con così tanti personaggi, soprattutto 'cattivi'?


Sam Raimi: Era solo una delle mille paure legate a un film! Ho lavorato alla sceneggiatura con mio fratello Ivan, e all'inizio la storia era centrata sull'Uomo Sabbia – davvero tutto girava intorno a Peter, Mary Jane, Harry, e questo nuovo personaggio. Quando finimmo, Avi Arad – presidente della Marvel all'epoca – mi disse: "Sam, non ti stai curando abbastanza dei fans. Hai fatto due film con i tuoi cattivi preferiti, e ora stai facendo il terzo allo stesso modo. Ma tutti i lettori di Spider-Man amano Venom – e anche se tu vieni dai fumetti degli anni Settanta, è questo che pensano i ragazzi di questa generazione". E' stato allora che ho realizzato che non avevo tutto l'universo-Spider-Man in testa, che avevo bisogno di imparare.


 


PF: Hai mai pensato di essere 'schiavo' dei fans?


SR: Beh, no. Ho fatto scelte che ritenevo coerenti con lo spirito del personaggio; ho sacrificato dettagli del fumetto, e incassato critiche. Non me la cavo semplicemente dicendo che non le meritavo. Ma come regista, non posso tener fede a ogni particolare: il processo di trasposizione deve pur aver luogo […] Capisco i malumori – io non ho il diritto di cambiare il fumetto, ma allo stesso tempo ce l'ho in quanto regista: ogni volta che qualcuno realizza un film a partire da un fumetto, è necessario 'uccidere' il fumetto stesso.


 


PF: Quali sarebbero le tue buone ragioni per girare Spider-Man 4?


SR: In effetti, abbiamo condensato molti elementi della storia in Spider-Man 3, ma io ho guardato a questo film soprattutto come alla conclusione di un capitolo. Perché se leggi Spider-Man sai che ci sono tanti personaggi e tante storie da raccontare. Adesso vorrei respirare, guardare il protagonista e chiedermi: "E ora, qual è il suo percorso di crescita? In che direzione possiamo sviluppare la vicenda in modo significativo?" A quel punto, se trovassi davvero un vuoto, da riempire con una storia in cui questo giovane uomo, e gli altri personaggi, imparano la prossima 'lezione di vita'…allora morirei pur di fare il film.


 


PF: Sembra che New Line ti abbia contattato per The Hobbit. E' vero?


SR: La verità è che non so qual è la prossima cosa che farò – questa è la risposta più onesta che posso dare. Anche se ho parlato con Bob Shaye, non sarebbe esatto né vero dire che, effettivamente, mi è stata fatta una proposta. Ho parlato una sola volta con lui, ecco perché non voglio rendere la cosa più grande di quel che è. Si è parlato di possibilità, e questo è in effetti lo stato attuale delle cose.


 


PF: Una domanda cattiva. Non hai mai pensato allo splendido lavoro di Peter Jackson, al fatto che i fans sono così affezionati a lui e alla sua trilogia?


SR: Non ho fatto di questi pensieri, semplicemente perché ritengo che The Hobbit sia ancora un progetto di Peter Jackson.


 


PF: "Ancora?"


SR: Sì. Dovrei prima superare tutte le mie incertezze al riguardo. Poi dovrei sapere che Jackson non girerà il film. Poi questo dovrebbe essere ufficialmente offerto a me. Allora sarei il primo a farmi carico di tutto, paure comprese…


 

PF: Forse è prematuro, ma hai già pensato al DVD? E ci sono state scene del film che hai dovuto tagliare?


SR: Abbiamo scritto molte cose che poi non abbiamo girato, e abbiamo girato molte cose che poi non ci sono sembrate appropriate. Sicuramente tutte queste potranno costituire degli extra.


 


PF: Che genere di scene extra?


SR: In realtà non sono io che sviluppo gli extra. Mi occupo solo della loro supervisione e approvazione…


 


PF: Recentemente è uscito Spider-Man 2.1, con otto minuti di extra…


SR: Sì, la Sony mi disse che volevano fare un 2.1 che desse ai fans qualcosa di più. Ho detto che il director's cut era il film che volevo fare; mi avevano permesso di farlo e io ero loro grato per questo. La Sony chiedeva se non avessi cose che avrei potuto ancora inserire, e che avrebbero potuto interessare i fans. E io dissi: "Ok, non lo chiameremo director's cut, ma c'è ancora qualcosa del personaggio – qualcosa che forse non era necessario. Ecco cos'è il 2.1.


 


PF: Così Spider-Man 3 è il tuo director's cut?


SR: Assolutamente. E' chiaro che in ogni relazione si fanno dei compromessi, ma sono davvero contento del film.


 


PF: Cosa mi dici degli attori – come Thomas Haden Church o Topher Grace – che hanno voluto firmare l'ingaggio prima ancora che la sceneggiatura fosse conclusa? E' stato il tuo potere di attrazione?


SR: Beh, io sono felice che l'abbiano fatto, perché avevo bisogno dei loro talenti per quei personaggi – l'Uomo Sabbia e Venom. Ma penso che il tutto sia stato dovuto soprattutto alla natura del film. Alla fine di Spider-Man 2, mi dicono la data di uscita del sequel. Maggio 2007. Ma, ma, ma…io non ci ho ancora lavorato. Allora scriviamo la sceneggiatura, e nel frattempo iniziamo il casting, giriamo, lavoriamo agli effetti speciali. E' la domanda – non abbiamo il tempo di fare tutto secondo la sequenza canonica. Idealmente, scriveremmo la sceneggiatura, poi la riscriveremmo, solo successivamente daremmo il via al casting. Poi lo storyboarding e gli effetti. Così invece il casting procedeva anche se la sceneggiatura non era ancora finita. Per film di questo genere è tutto un processo simultaneo.


 


PF: Se Tobey Maguire dicesse no a un quarto Spider-Man, saresti riluttante a girarlo?


SR: Sì, perché è stato mio partner in tutti e tre i film, e per me buona parte di un sequel consisterebbe nel continuare l'approfondimento del suo personaggio, ed è un'esperienza molto specifica, personale. Senza di lui, sarebbe un'altra storia.


 


PF: E se Kirsten Durst dicesse no?


SR: Lei è grande. Sarebbe davvero difficile, anche in questo caso.


 


PF: E c'è una data di uscita per Spider-Man 4?


SR: Non me l'hanno detto…


 


Sam Raimi talks – Spider-Man 3…and beyond, di Paul Fischer – da Film Monthly, aprile 2007


www.filmmonthly.com/Profiles/Articles/SamRaimiSpiderman3/SamRaimiSpiderman3.html


 


Traduzione di Annarita Guidi


 

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