LIBRI DI CINEMA – "Flesh and Redemption – Il cinema di Abel Ferrara", di Fabrizio Fogliato

FLESH AND REDEMPTION


Il cinema di Abel Ferrara


Fabrizio Fogliato


Falsopiano Light


Prima edizione: Dicembre 2006


224 pag. – 13,00 euro


 


Il cinema di Abel Ferrara è lo specchio simmetrico del suo Autore: magmatico, violento, grezzo e disperatamente vitale. Tutti i suoi film lo identificano profondamente come uomo e come artista, senza eccezioni: dai capolavori (e ce ne sono), ai titoli meno riusciti e più alimentari. Nell'avvicinarsi a questo materiale "bollente",  il giovane critico Fabrizio Fogliato mette a nudo la personalità del regista newyorkese, sottolineando come il suo cinema nasca, muoia (e risorga) dalle ceneri di una passionalità e spiritualità innata e permanente. Scelta, peccato e redenzione.


Dai primi cortometraggi (1971-1974) sino all'ultimo, bellissimo Mary (2005), passando per gli hard-core e i lavori televisivi patrocinati da Michael Mann (Miami Vice e Crime Story), Fogliato analizza scrupolosamente gli stilemi e le tematiche di oltre trent'anni di cinema turbolento e mai riconciliato, caratterizzato dalla presenza ossessiva di una religiosità sofferta e personalissima. Il peccato e il perdono di Bad Lieutenant (Il Cattivo Tenente, 1992), ad esempio, che viene addirittura definito un film "intriso di rigore bressoniano", ma soprattutto l'arcana complessità del meraviglioso dittico formato da The Addiction (1994) e The Funeral (Fratelli, 1996), tra le vette inarrivabili di tutto il cinema americano degli anni novanta. Una monografia quindi che non si ferma a una convenzionale analisi della produzione di Abel Ferrara, titolo dopo titolo, ma che cerca di andare oltre, scavando nella personalità di questo autore e del contesto che lo ha circondato: dai primi lavori di Wes Craven a Maniac (1980) di William Lustig, non dimenticando Martin Scorsese e Jesus Franco (!), Fabrizio Fogliato espande il proprio sguardo anche al cinema di altri autori, tratteggiando così il quadro generale di un mondo violento e passionale. Passionale come la sua scrittura, che non risparmia frasi ad effetto ("Il cinema di Abel Ferrara si nutre di vita, anzi è vita, cioè realtà: e la realtà non è sempre lineare e pulita, ma è anche sporca, disordinata e confusa") ma che ben si adatta alla "pornografia esistenziale" di Ferrara. Una lettura che non ha la pretesa di spiegare il caos e il disordine regnanti nelle opere del regista, ma che riesce a far penetrare in chi legge l'eco sgradevole (perché vero) delle preghiere urlate a squarciagola da questo grande Artista.