#Locarno70 – Mrs. Fang, di Wang Bing

Fang Xiuying nacque nel 1948 a Huzhou (Fuijian, Cina), e negl’ultimi otto anni della sua vita ha sofferto di una grave forma di Alzheimer. È morta lo scorso anno. Dopo la presenza in giuria nell’edizione 69, Wang Bing torna a Locarno con la sua ultima fatica, Mrs. Fang: appena due scene girate nel 2015 in cui la donna, in palese stato di astrazione, era ancora in grado di stare in piedi, di chiudere le labbra, di nutrirsi in maniera più sana. Il resto del film coinvolge solo il 2016 ed esattamente i suoi ultimi dieci giorni di vita.

I quasi 90 minuti di Mrs. Fang segnano un record nella filmografia bingiana. L’ultimo, e neppure il più lungo, Bitter Money, superava le due ore e trenta. Allora come spiegarsi il dimezzamento della sala, i torcimenti sui sedili, le mani a coprire gli occhi…? Certo sappiamo che Bing privilegia le atrocità, le ingiustizie, storiche e contemporanee, così come le condizioni modeste ai limiti dell’indigenza, tutto nel perimetro della sua patria, la Cina. Ma non basta.

982928Accanto, e ai due lati di un oceano. Bing si confronta di nuovo con la morte, e con la stessa inafferrabilità, inimmaginabilità dipinta in The Ditch. Ma quell’accanto cui facevamo riferimento, è forse eccessivamente intrusivo, almeno per chi immagina, vuole immaginare, che la donna stia patendo il più grande dei calvari…Il calvario non esiste, e non potrebbe, perché invece di catturare l’agonia, la sofferenza, auspicabili per molti e attendibili da una situazione come questa, Bing preferisce la sostanza liquida, quell’occhio vacuo, al tempo stesso sfuggente, e che cerca, e non smette mai di farlo: “Ha gl’occhi aperti, si sta guardando attorno”, “Ha la mano aperta, come se volesse afferrare qualcosa…”.

gif critica 2

La flotta di parenti ammassata al suo capezzale giorno e notte vive la contraddizione, quel desiderio che la fine sopraggiunga, eppure deve apostrofare chi lo manifesta, perché è giusto. In realtà l’intuizione più lucida è l’aver astratto dalla stanza anche quei parenti. Parlano di tutto, dal gioco d’azzardo alla difficoltà della donna a deglutire. L’abitudine al morbo ha annientato il morbo stesso. Siamo invasi dalle peggiori disgrazie, catturate e appiattite su minuscoli schermi; ci piovono addosso trilioni di loop ben orchestrati per 982930indurre una qualsiasi emozione. Allora è il grande schermo, e non la certezza che Mrs Fang abbia vegetato sul letto di morte per giorni, a risvegliarci dal torpore e a farci abbandonare la sala? O forse è quello stare in mezzo, quella negazione da parte di Bing di farci esistere nell’immagine se non sul ponte levatoio? Stare, rimanere nei pressi dei soggetti/oggetti inquadrati permette di riconciliarsi con una vita che mantiene sempre uno strascico, una possibile ed effettiva perpetuazione. Il cinema deve riprendersi dalla realtà, deve assorbire la sterminatezza racchiusa perfino in un battito d’occhio.