MANGA/ANIME – Pioggia di ricordi, di Isao Takahata

Il secondo lungometraggio animato che Isao Takahata realizza per lo Studio Ghibli (il primo è Una tomba per le lucciole) esce nel 1991, ma solo nel 2015 arriva in Italia come Pioggia di ricordi (in originale “Omohide poro poro”, dove “poro poro” è un suono onomatopeico per indicare le gocce “grosse” di pioggia). Tratto da un manga di Hotaru Okamoto e Yuko Tone, il film segna una tappa importante per lo Studio, imprimendo una svolta realistica che non implica necessariamente un affondare nel tragico (come accadeva in Una tomba per le lucciole). Al contrario, Takahata opta per toni più delicati, in bilico fra racconto esistenziale e tenue mélo, e paga un evidente debito al cinema giapponese dal vivo, a partire dai titoli di testa su pergamena che rimandano ai classici di Yasujiro Ozu. In questo modo, Pioggia di ricordi diventa il significativo apripista della produzione Ghibli non fantastica, che con il tempo comprenderà I sospiri del mio cuore di Yoshifumi Kondo e La collina dei papaveri di Goro Miyazaki.

La storia, ambientata nei primi anni Ottanta, vede protagonista Taeko, giovane donna in carriera e single della grande città, che decide di recarsi in campagna per aiutare alcuni parenti a raccogliere il cartamo, usato per la creazione di rossetti. Durante il viaggio, i ricordi d’infanzia l’assalgono e la costringono a ripensare al proprio presente e alla direzione impressa alla sua vita. Tematiche in puro stile Takahata, come si può immediatamente notare, per il confronto fra passato e presente che diventa riflessione sul percorso sino a quel momento compiuto e sullo stato delle cose nella società contemporanea: il film, non casualmente, è costruito attraverso un continuo andirivieni fra l’infanzia di Taeko negli anni Sessanta e l’età adulta negli Ottanta, diventando una delicata ricognizione storica sull’evoluzione subita dal Paese e dalla sua economia, passata dal lavoro in campagna alle “rampanti” carriere nelle metropoli. Ancora una volta, la posta in gioco è insomma, il recupero di una cifra più genuina, che permette il ritrovamento del sé attraverso un contatto diretto con la natura.

pioggiadiricordi2Ciò che più colpisce è però la libertà con cui l’autore modula il racconto: ancor più dei colleghi che lavorano o hanno transitato per lo Studio, Takahata si dimostra un innovatore che non si adegua necessariamente agli standard figurativi del marchio, imponendo una visualità personale. In questo caso, il design dei personaggi (curato da Yoshifumi Kondo), pur allineandosi alla cifra un po’ morbida e tondeggiante delle opere di Miyazaki, preme per un maggiore realismo delle anatomie e dei visi, in modo da esaltare la natura terrena e non fantastica del racconto. Cionondimeno, la rottura della linearità narrativa insita nei continui andirivieni fra passato e presente regala alla progressione narrativa una qualità onirica e sognante, esaltata poi dagli inserti puramente liberi e immaginifici.

Due in particolare i momenti esplicativi di questa voglia di scardinare le convenzioni: il volo “amoroso” della Taeko bambina dopo l’incontro con un compagno che si è invaghito di lei, e il contatto fra due dita che forma (in modo del tutto estemporaneo) l’immagine simbolo del manifesto di E.T. – L’Extra Terrestre: tutto il film, d’altra parte, è caratterizzato da un fitto sistema di citazioni alla cultura popolare delle epoche prese in analisi (nei dialoghi e nei rimandi visivi), calato con abile discrezione nel corpo dell’opera e che denota perciò un forte divertimento da parte dell’autore. L’oscillazione continua fra le epoche è fonte anche di differenti elaborazioni visive: il presente è più netto nelle forme e nei colori, laddove il passato è dominato da un quadro con contorni più sfumati, che ancora una volta rimanda a una dimensione tutta mentale e più onirica. A questo però si contrappongono una serie di aneddoti che rimandano alla concretezza della vita vera, dai difficili rapporti familiari (dominati da una figura paterna scostante e dagli scontri di Taeko con le sorelle) al contatto tattile o gustativo con la tinta del cartamo o il gusto dei frutti mai assaggiati in precedenza, fino al cambiamento del proprio pioggiadiricordi3corpo, sublimato dalla scoperta delle mestruazioni – un passaggio che il regista domina con incredibile bravura, lasciando oscillare il difficile tema tra tenerezza e irresistibile ironia.

Il tutto trova una sua felice destinazione nella storia d’amore “in divenire” fra la Taeko adulta e il giovane Toshio, che secondo i classici codici del mélo giapponese è basata su un progressivo avvicinarsi, destinato a non sfociare mai in una esplicita passione, contentandosi del vedersi concludere poco a poco (goccia a goccia, come ricorda il titolo).

Rimasto a lungo inedito, Pioggia di ricordi è stato recentemente doppiato in italiano da Lucky Red per la sua collana di uscite dedicate allo Studio Ghibli: la prima proiezione ufficiale dell’edizione nella nostra lingua è avvenuta a Lucca Comics & Games 2015. L’uscita vera e propria per il grande pubblico è invece fissata al 2 Dicembre, nei soli formati per l’Home Cinema (su alcuni siti, al titolo italiano Pioggia di ricordi è affiancato quello inglese, forse più noto agli appassionati, Only Yesterday).

TRAILER ORIGINALE GIAPPONESE:

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