Manifesto, di Julian Rosefeldt

Ci si chiede come possa qualificarsi Manifesto di Julian Rosefeldt, in uscita nelle sale italiane per tre giorni, già installato e spezzettato,nei mesi passati, sugli schermi di alcuni musei internazionali: documentario, video art, lungometraggio vero e proprio. E poi, dopo averlo definito, si cerca di capire se i deliri verbosi di Cate Blanchett – che copre ben tredici diversi personaggi, tra cui un uomo (anzi un barbone), facendo impallidire Denis Lavant, che nel conturbante Holy Motors di Leos Carax ne interpretava nove – e i movimenti di camera siano accozzaglia malriuscita, ubriacante, o geniale carrellata di parole e immagini.
La bellezza spesso trasfigurata della camaleontica Blanchett, sempre convincente, si presta così alla recitazione di monologhi che snocciolano i manifesti artistici, culturali e politici che hanno costellato il Novecento europeo, quasi per testarne le conseguenze e la presa sulle coscienze di oggi: c’è Lucio Fontana, Kandinsky, poi il manifesto futurista, dadaista, surrealista, pop art, comunista, d’arte concettuale, Dogma 95 e così via, in una rassegna di situazioni che suscitano sorriso o impressione. Perché tutto è sulla medesima, dissimile bocca della Blanchett: ora maestra che educa i suoi pargoli catechizzandoli con uno dei suddetti manifesti, ora donna in lutto che parla a un funerale, ora instabile coreografa, ora semplice casalinga che a mo’ di preghiera espone uno di questi programmi prima di un pranzo familiare, ora reporter, scienziata,burattinaia, broker e molto altro.

Del film di Rosefeldt (è davvero un film, dunque?), girato in un inverno berlinese in soli undici giorni e con budget risicato, si deve riconoscere l’originalità dell’idea, nonché la pregevolezza visiva e fotografica di alcune sequenze, con zoom all’indietro, spesso al ralenti, e con sottofondo musicale di grande impatto (i suoni sono curati dal sempreverde Nils Frahm).
Il lavoro finale si connota, così, come un’opera naturalmente intellettuale. Ma questa enciclopedia monca dei manifesti andrebbe letta con gli occhi dell’umorismo e del disimpegno: anzi, è lì che forse lo stesso regista vuol condurre, esordendo con una scena alquanto buffa (delle signore anziane che si divertono sparando fuochi d’artificio come fossero nel miglior luna park della loro vita).
Cogliendo quasi con distacco i singoli momenti brillanti della pellicola e lo spessore attoriale di Cate Blanchett, quindi, si resisterebbe all’intontimento di tanta materia, magari restituendo vigore a quell’elencazione di manifesti che, nel collage, perderebbe di potenza espressiva.

Titolo originale: id.
Regia: Julian Rosefeldt
Interpreti: Cate Blanchett
Origine: Germania, 2015
Distribuzione: I Wonder
Durata: 130′

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