Marco Ferreri al Museo Nazionale del Cinema di Torino

Il Museo Nazionale del Cinema rende omaggio, nell’ottantesimo anno dalla nascita, a Marco Ferreri, geniale ed iconoclasta regista, scomparso a Parigi il 9 maggio 1997.
La mostra fotografica, che sarà inaugurata il 3 aprile 2008 alle 19.00, comprende in tutto cento foto di scena e di set di grande formato: 70 fotografie saranno ospitate sulla rampa elicoidale dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana; queste immagini sono state scattate da Fabian Cevallos, fotografo che ha seguito Marco Ferreri sul set di molti suoi film; le 30 foto rimanenti, esposte sulla cancellata esterna della Mole Antonelliana, provengono invece dall’archivio personale del regista donato dalla moglie Jacqueline al Museo Nazionale del Cinema nell’autunno 2007.
Tra i numerosi materiali presenti nell’archivio, vi sono oltre 2.700 fotografie: immagini di scena e di lavorazione, ritratti del regista, foto di documentazione utilizzate per la preparazione dei film nonché serie complete di provini.
Il tributo è quindi dedicato, oltre che al regista, anche ai fotografi di scena, che grazie al loro lavoro, permettono di cogliere il lato più intimo e quotidiano di Marco Ferreri.

 La decisione di Jacqueline Ferreri di donare l’archivio personale del marito al Museo Nazionale del Cinema di Torino – sottolinea Alberto Barbera, Direttore del Museo Nazionale del Cinema e curatore della mostra – è un segno di apprezzamento dell’attività svolto con passione e dedizione dal nostro ente nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle testimonianze del lavoro dei cineasti che appartengono alla nostra storia.
L’archivio di Marco Ferreri è un fondo di grande interesse, composto da soggetti, liste dialoghi in varie lingue, sceneggiature originali di molti suoi film, nonché alcuni premi e, soprattutto, una selezione di oltre 2700 fotografie di scena e di set, che si riferiscono a quasi tutti i lavori della sua lunga e preziosa filmografia.
Gli elementi di maggior valore della donazione sono rappresentati dalla scultura lignea di Mario Ceroli che risale ai primi Anni Settanta, dal ritratto di Ferreri realizzato da Silvio Pasotti nel 1975 e dalla tela appositamente dipinta per l’appartamento di Christopher Lambert nel film I Love You. Queste tre opere sono ora esposte al Museo del Cinema alla Mole Antonelliana, in uno speciale corner dedicato a Ferreri inaugurato a novembre scorso, durante il Torino Film Festival che gli dedicò una serata con la proiezione del capolavoro Dillinger è morto.
In quell’occasione, avevamo preannunciato l’intenzione di realizzare un più completo omaggio all’artista scomparso dieci anni fa. E’ quanto ci accingiamo a fare oggi con l’evento che si inaugura il 3 aprile, articolato in una mostra fotografica e una retrospettiva completa dei suoi film.
 

Oltre alla mostra fotografica il Museo Nazionale del Cinema ha organizzato anche una retrospettiva completa dei film del regista milanese, retrospettiva che inizierà il 3 aprile 2008 alle ore 21.00 con la proiezione, al cinema Massimo, del film Break up/L’uomo dei cinque palloni (1965) (copia da poco restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma), e proseguirà fino al 27 aprile 2008.

Nato a Milano l’11 maggio 1928, Marco Ferreri, dopo la laurea in veterinaria e il fallimento della rivista da lui fondata Documento mensile, parte per un viaggio che lo porta in Spagna. Qui incontra Rafael Azcona (scomparso il 24 marzo scorso) con il quale gira i suoi primi tre film El pisito (1958), Los chicos (1959) e El cochecito (1960) e che rimarrà per molto tempo il suo sceneggiatore.
Grazie al buon successo della trilogia spagnola, Ferreri ritorna in Italia agli inizi degli anni Sessanta e con Una storia moderna: l’ape regina (1963) inizia la sua lotta contro la censura, lotta che lo accompagnerà fino alla morte: la sua propensione a descrivere con toni grotteschi e stralunati i dilemmi, le contraddizioni e la decadenza della società contemporanea lo porteranno, infatti, a scontrarsi spesso con divieti e aspre critiche da parte delle istituzioni e del mondo del cinema.
Nonostante questo, i suoi film sono rimasti nella storia del cinema italiano e mondiale come riflessioni aguzze e genuine di un uomo che, citando le parole riportate dal fotografo Fabian Cevallos nella sua testimonianza, “sapeva dire forte e chiaro quel che altri si limitano a pensare… Marco Ferreri era anti-borghese, anticlericale, anti-tutto, per far sì che cambiasse il modo di pensare di una società ingessata; non gli piaceva parlare nel privato, ma nei film gridava forte, lanciava degli urli per far riecheggiare il messaggio che il mondo deve evolvere”.