"Marigold Hotel", di John Madden

Cominciamo dalla fine. Nessuna levata di scudi, perché non parlerò della trama o dell'epilogo. Ma di ciò che conclusi i titoli di coda rimane nell'anima e nello sguardo dopo la visione di Margold Hotel firmato da John Madden (Shakespeare in Love, Proof, Il debito), tratto dal romanzo 'These foolish things' di Deborah Moggach. Ebbene potrebbe facilmente addensarsi, nelle due ore di durata del film, una patina leggera sulla vista. Una lente a contatto che avvolge lo sguardo, e anziché aiutarci a mettere bene a fuoco ci costringe ad uno sforzo in più per andare avanti. Per definire i contorni e capire. Una lente su cui è cesellato un colonialismo dell'immaginario che avvolge il nostro sguardo. La storia di questi ultra sessantenni della middle class inglese rovinati dalla crisi economica o dai passi falsi della vita, Viaggiatori disperati che decidono di cambiare aria e di provare a ricominciare nella caotica e intraprendente India, Jiapur per la precisione. Un Paese oggi assai lontano dai colori del 'vecchio' Kipling. Ma molto più aderente alla fabbrica dei sogni di Bollywood.

Ma come noi, e questa è la vera sorpresa del film, anche i viaggiatori al loro arrivo non 'vedono' bene, o meglio credono di vedere il meraviglioso Marigold Hotel, ma la realtà è ben diversa. La sopresa confezionata come una scena 'cult' del nostrano Natale in India è che la struttura ha più di qualche problema. Anche se il proprietario Sonny (Dev Patel, The Millionaire) fa di tutto per non perdere i soli ospiti del suo albergo, altrimenti l'antica dimora dei suoi avi chiuderà i battenti. Il crepuscolo dell'Europa è facilmente incantato dal suonatore indiano.

Il colonialismo dello sguardo è proprio questo falso incanto. Seppur girato con una certa sincerità da racconto corale, il film congegnato da Madden pretende di inscatolare i sogni e di scambiarne i destinatari.  Così che Sonny e la sua fidanzata vivano come contrappunto la più classica delle tragedie d'amore shakesperiane (tema molto caro al regista). Infatti mentre gli arzilli vecchietti combattono con depressioni, ansie, ricordi di fantasmi del passato e problemi sessuali, vagando (appunto) senza metà tra mercati e templi sacri, in un limbo da clandestini del Terzo millennio, la coppia dell'India moderna ed emancipata (europeizzata) deve invece vedersela con l'atavica tragedia inglese. Le rispettive famiglie che da subito mettono i bastoni tra le ruote ai giovani innamorati. 

Rimane il palcoscenico sotto il tetto del Marigold Hotel dove prendono forma le brevi partiture che danno spazio alla bravura del cast nel contraporre i sogni di rinnovata gioventù con le inevitabili cicatrici della realtà. Judi Dench, Tom Wilkinson, Bill Nighy e Penelope Wilton, Ronald Pickup, Celia Imrie e un'infaticabile Maggie Smith. Un disastroso e senile ritratto della società anglosassone sopravvissuta, ma fatta anche a pezzi,  agli anni delle Thatcher, all'euforia del mondo digitale e al supremo elisir del 'pillola blu',  ora assetata della fonte della giovinezza (e della saggezza) dell'ex colonia. "Alla fine si sistemerà tutto – ripete Sonny –  perciò, se non tutto è sistemato, significa che non è ancora arrivata la fine". Sembra l'epitaffio del vecchio Continente. Ma dov'è il nostro Marigold Hotel? 

 

Titolo originale: id.
Regia:John Madden

Interpreti: Bill Nighy, Maggie Smith, Tom Wilkinson, Judi Dench, Dev Patel, Penelope Wilton, Ronald Pickup

Origine: Uk, 2011

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 123'