#MDW2018. Tra carnevale ecocompatibile e palcoscenico degli emergenti

Ci sono varie leggende false su Milano (no, la nebbia non c’è) però alcuni luoghi comuni sono da confermare. Tipo quello per cui ogni piccola cosa si trasforma in evento o che si respira sempre una certa tranquillità e un ordine insolito per una grande città. Poi arriva la design week e tutto cambia, impazzisce. Un’enorme quantità di gente si riversa in strada fino a tarda notte, le vie non sono più così pulite, rumore e musica sovrastano il classico suono dei tram sui binari. “Che cos’è tutta questa caciara?” si chiede giustamente il classico terrone che queste cose le ha lasciate a casa sua. E’ la sagra che la metropoli non ha. Trampolieri per il centro, bancarelle per svuotare la cantina per le vie, il 3×5€ sulle birre e qualcosa di collateralmente artistico ogni tanto ai lati. E i mobili? Il celebre Salone è relegato a Rho, destinato agli addetti ai lavori o ai veri esperti del settore, il Fuorisalone invece è itinerante in vari luoghi della città ed è il punto di raccolta di esposizioni di design provenienti da tutto il mondo. Non serve essere appassionati per farsi un giro tra gli espositori che diventano per i profani delle vere e proprie attrazioni per vedere qualcosa di nuovo, strano, curioso. Gli sconosciuti si avvicinano per chiedere se vale o no la pena fare la fila per l’uno e per l’altro padiglione (quelli hi-tech vanno per la maggiore) senza dare alcuna rilevanza al brand o al concetto che si nasconde dietro, l’importante è che sia qualcosa di innovativo. Anche se, infatti, il numero di chi veramente è intenzionato ad investire su qualcosa è minimo, c’è sempre chi è disposto a farsi raccontare di come le cose stanno cambiano, e di come il nostro stile di vita materiale potrebbe sorprenderci.

Una sana curiosità all’interno dell’anima più mondana e colorata della città. Serio e faceto suggellano un incontro che va soprattutto a favore degli emergenti. Non importa infatti che il realizzatore sia Nendo o uno sconosciuto, basta che colpisca l’occhio. Come lo ha fatto MATI che nello spazio riservato alle nuove scoperte all’interno del Superstudio di via Tortona ha presentato la sua prima collezione di borse realizzate con materiali ecosostenibili. La sua realizzatrice Maria José Germano ci ha raccontato un po’ la genesi di quest’idea: “E’ la prima volta che faccio vedere la collezione pubblicamente, è un brand giovanissimo nato a Gennaio. Ho voluto utilizzare tutti materiali che fossero ecocompatibili non dimenticando il prodotto moda elegante made in Italy. Credo che sia il momento di pensare all’impatto ambientale, soprattutto per noi emergenti e soprattutto in Italia dove si hanno tutte le possibilità per dar vita a prodotti del genere. In particolare io ho usato materiali come cotone e cellulosa da aziende che li producono nel nostro paese e con cui stiamo sperimentando insieme. Per noi emergenti è sempre difficile iniziare perché non possiamo garantire grandi numeri negli ordini, a meno che non si ha già avuto a che fare con le grandi aziende. Soprattutto l’ecocompatibile è visto ancora come un capriccio in Italia, al contrario di paesi come la Danimarca, la Gran Bretagna e alcune regioni degli USA che si stanno aprendo. Il problema è che anche questi marchi non pensano al profilo estetico che in progettazione viene sempre studiato meno”.

L’esperienza di MATI non è l’unica che sta cercando di aprire nuovi orizzonti: senza che sembrino degli spot da televendita, tra un concerto al Castello ed un party esclusivo a Brera c’è la possibilità di ascoltare tante di queste proposte (il nuovo brand per l’illuminazione FROM LIGHTING basato interamente su un interessante studio tecnologico è un altro esempio da tenere d’occhio). Come ci ha spiegato Maria José è proprio questa la nuova frontiera della design week: “Il discorso design week si sta ampliando. Hanno capito come è un’occasione per fare festa e sta diventando una sorta di carnevale o capodanno. Stanno anche aumentando i distretti: ai soliti Tortona e Brera si sono aggiunti Porta Venezia, Porta Romana, Isola e Lambrate che è un quartiere che ha mantenuto il suo approccio radical chic”. Milano quindi cambia ma non cambia. La propensione all’evento diventa solo più esponenziale e coinvolge anche chi di solito rimane ai margini. Se poi a guadagnarci è anche il cervello oltre al tasso di socialità, tanto meglio.

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