Newness, di Drake Doremus

Dopo Equals, Drake Doremus deve aver realizzato che non serviva immaginare uno scenario distopico per raccontare sentimenti liquidi e smarriti, che qualsiasi vita di giovane metropolitano è già una puntata di Black Mirror, senza ricorrere a divise bianche e impalcature di vetro. Newness segna allora un passo indietro a livello produttivo ma un sensato ritorno alle origini, pur giovanissime, di questo cantore dell’amore 2.0, che ha condensato in una manciata di film, cortometraggi e prodotti web, una poetica integralmente innestata su amori da salvare nell’era della globalizzazione, degli spostamenti intercontinentali o delle barriere invisibili che siamo comunque in grado di creare pur giacendo uno accanto all’altro nello stesso letto.

newness 02Poetica facile forse, ombelicale anche, ma Doremus ha il pregio di raccogliere gli umori del presente (…e le canzoni, in fondo, parlano sempre più d’amore), passarli al varco persino rigido del racconto a tesi,  e riuscire a tradurli in piccoli ritratti emozionanti, in cui chiunque – ma certo, dai 25 ai 35 forse di più –  può riconoscersi.

newness 04Sono passati pochi anni eppure i tempi di Like Crazy appaiono già remoti. Come può la coppia resistere nell’era dell’amore all-you-can-eat? Quando il richiamo del fuori campo, di un’alterità dello spazio che offre sempre qualcosa di meglio, qualcosa di più, è a portata di schermo? Ecco allora i suoi protagonisti muoversi per una Los Angeles automatizzata, resa glaciale dai grigi metallici di Sean Stiegemeier, con le promesse di un’effimera felicità scandite dai buzz dello smartphone, colonna sonora della loro inquietudine sentimentale.

newness 03La novità, sempre la novità, contro la noia che paralizza e si subisce già nel lavoro. Bisogna muoversi, vagare, vagabondare alla ricerca di una nuova dose di adrenalina. Nicholas Hoult e Laia Costa si scelgono fra altre decine di facce, ed è match istantaneo.
È subito un cocktail, un ballo, sesso appagante che li spinge a ritrovare un barlume di umanità e provare a vivere un sentimento analogico. Ma l’addiction della novità non è facile da disinnescare e dopo una passione in time-lapse che divampa e consuma in tempi brevissimi ciò che dovrebbe essere costruito in anni, ritornano i buzz, ritornano fantasmi del passato, le possibilità del futuro e il fuori campo spaziale diventa anche temporale, impedendo all’amore di essere nell’unico posto possibile, qui-e-ora.

Newness si fa allora una piccola odissea intertestuale, racconto a bivio dai mille finali alternativi, tra le lezioni di vita di chi ha scelto di essere fuori dal tritacarne multimediale, come l’amico che non è sui social, è sposato e ha un bambino e guardando i corpi scolpiti delle ragazze gli scorrono accanto facendo jogging accetta consapevolmente i limiti della sua rinuncia, ché “love is two people who don’t give up on each other”; o l’uomo maturo, disincantato, per cui l’amore non è altro che transazione tra due parti o, ancora, la scrittrice che promuove teoricamente la coppia aperta ma mette al corrente dei rischi dell’applicarla nella vita.

Fin qui le tesi. Poi ci sono i corpi, gli sguardi, i desideri. Quelli su cui Drake Doremus inscrive l’emozione, il dolore dei suoi protagonisti e ritrova l’umano, situandosi tra lo Spike Jonze di Her e appena prima dello specchio oscuro di Hang the DJ,  esposti come siamo di fronte alla tentazione della perfezione di una macchina che scelga al posto nostro e alle nostre fallibili emozioni.