Oscar Onorari 2018: premi per Varda e Iñárritu

La scintillante notte degli Oscar si avvicina e, nell’attesa di scoprire i nomi della selezione ufficiale, come ogni anno i primi premi vengono consegnati già in occasione dell’Annual Governors Awards, tenutosi l’11 novembre scorso presso il Ray Dolby Ballroom di Los Angeles. Anche questa volta i celeberrimi Oscar Onorari, in passato conosciuti come Oscar alla carriera, sono andati a nomi di punta dello star system odierno, ma allo stesso tempo riflettono l’attenzione che l’Academy rivolge sempre più ad una produzione ampia e variegata, dal mainstream al cinema indipendente. I premiati 2018 sono: il regista e sceneggiatore Charles Burnett (Killer of Sheep), il direttore della fotografia Owen Roizman (L’esorcista, Tootsie), l’attore Donald Sutherland, già star della 74esima Mostra del Cinema di Venezia con l’ultimo Ella & John – The Leisure Seeker, diretto da Paolo Virzì, e la regista belga Agnès Varda, vera regina della festa insieme ad Angelina Jolie, che le consegna il premio a passo di danza.

Varda, quasi 90enne, ha alle spalle una carriera impressionante iniziata nel 1955 con un film chiave per il cinema francese come La Pointe Courte, con montaggio di Alain Resnais; con Senza tetto né legge si aggiudica poi il Leone d’Oro a Venezia nel 1985. Recentemente Varda ha collaborato con il giovane street photographer francese JR, con il quale ha affrontato un viaggio per la Francia rurale a bordo di un camioncino-studio fotografico, con l’obiettivo di produrre stampe di enormi dimensioni dei soggetti incontrati e così raccontare visivamente − e su qualsiasi superficie libera della città − il loro punto di vista sul tema cangiante dell’identità. La loro singolare esperienza “nomade” reca il titolo Visages, villages (2017) e si è aggiudicato il premio L’Œil d’Or per il miglior documentario all’ultimo Festival di Cannes.

imagesAltra importante premiazione della serata organizzata dall’Academy è quella del regista messicano, già premio Oscar, Alejandro Gonzales Iñárritu (Amores Perros, Birdman, Revenant-Redivivo), che riceve il primo Oscar mai assegnato per un’istallazione in VR, quel Carne y Arena, esperienza del tutto individuale in cui il soggetto è chiamato a (ri)vivere il traumatico viaggio dei migranti attraverso il deserto messicano di Sonora, in direzione USA. Grazie alla VR e alla tecnologia Oculus Rift, lo spettatore entra per una manciata di minuti in una dimensione multinarrativa, nella quale sentire letteralmente addosso le sensazioni vissute realmente dai migranti, in uno spazio di perfetta osmosi tra reale e simulato, o al limite all’incastro tra cinema, performance (psicosensoriale) e tecnologia.

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