Per Ulisse, di Giovanni Cioni

per ulisseMa Ulisse chi è? A chi è dato un destino da naufrago, di peregrinazioni infinite, di giri a vuoto lungo l’impossibile via di casa? Senza dubbio è la sorte che tocca ai tanti personaggi che Cioni incontra nelle sue visite al Progetto Ponterosso, centro di socializzazione di Firenze che accoglie sbandati e rifugiati di ogni tipo, ex tossicodipendenti, ex carcerati, senzatetto, persone psichicamente instabili… Si offrono all’obiettivo senza troppe remore, raccontando una condizione di diversità, il loro essere irrimediabilmente disintegrati, la lotta per ritrovare uno spazio di condivisione, una casa instabile, una famiglia da inventare. Sono chiaramente ai margini, in preda ai flutti. Ma hanno pur sempre un obiettivo: riconquistare una pace a brandelli, precaria certo, ma non impossibile.

 

per ulissePer Ulisse (miglior lungometraggio all’ultimo Festival dei Popoli) raccoglie una galleria di persone che mettono in gioco il proprio vissuto, prima di tutto col volto, con l’andatura, con gli atteggiamenti, e solo poi con le parole. C’è il giocatore incallito che condanna le sue ossessioni, il poeta “folle” che afferma le sue verità (non so se sia vero o falso, ma è così che l’ho vissuta io…), l’ex studente universitario “bruciato” e rimasto agli anni della “pantera”, la donna tossica che gioca ancora all’amore, il padre che non ha mai potuto incontrare sua figlia.

Sì certo, la fatica di vivere, le cicatrici della pelle e dell’animo, la riconquista di un senso di normalità. Ce ne sarebbero di cose. Ma non è interesse di Cioni offrire uno spaccato, raccontare di questa società ai margini solo per riflettere la cattiva coscienza della società integrata (la “libera democrazia di massa”, come dice lo studente). Né c’è il tentativo di celebrare l’esperimento del Progetto Ponterosso, che sembra quasi un luogo misterioso retto da forze occulte, uno spazio d’incontro casuale in cui si intrecciano storie segrete, taciute, covate in fondo all’anima, nei meandri dei pensieri e dei sentimenti. Un posto abitato soltanto da alberi silenziosi, fatto di mura inviolabili, di foglie secche che sembrano gridare a ogni passo che le calpesta. Di condiviso non c’è lo spazio, quanto le attività minime, il fare, l’orto da coltivare, le canzoni da cantare… Flussi di movimento che s’incrociano in un punto, gli danno senso, ma solo per un istante. Perché la vita vera, quella dei miraggi di felicità, dei ricordi terribili e delle speranze impossibili, è sempre altrove. È là fuori. Ponterosso vale solo come un pretesto, è la partenza per un nuovo viaggio.

 

per ulisseEcco, è alla ricerca di quest’altra vita che si muove Cioni, peregrinando tra i volti, tra i mezzi racconti, le parole smozzicate, i sorrisi incerti. Non a caso il suo obiettivo lascia a ognuno la libertà di esprimersi, ma non più del tempo necessario a far venir fuori la scintilla di una verità da scoprire (e pensare che il film nasce da una frequentazione lunga sei anni). Non c’è una trama che concluda il senso di un progetto, perché a contare sono le storie, quei vissuti che sono barlumi da accarezzare senza insistenza, quasi con timore ("perché l'immagine ti ruba l'anima…"). E allora, forse, è proprio Cioni l’Ulisse che naviga tra questi frammenti confusi di realtà e immaginazione, alla ricerca di quelle tracce che lo riportino “a casa”, al senso del suo fare cinema. E il film è la sua peregrinazione, un viaggio tra coordinate sballate, tra sirene ammalianti, ottativi dello sguardo, nostalgie invincibili. Il dolore del ritorno… Il film infinito… E non è più un documentario, perché non documenta nulla, non attesta, non ritrova il reale sulla pienezza dei dati. Ulisse si muove tra i pieni e i vuoti, tra le luci e le ombre, tra le cartilagini che collegano le ossa e la carni, la vita vera e le folgorazioni dolorose del mito. Occorre davvero essere degli intrepidi per lanciarsi in questa folle e magnifica avventura.

 

Regia: Giovanni Cioni

Durata: 90'

Origine: Italia/Francia/Belgio 2013