Pesaro 49 – Il reale nella cinematografia cilena

Nella cinematografia cilena proposta alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro da sempre attenta a modelli espressivi di ricerca, non poteva mancare un omaggio dedicato al “cinema del reale”, quel cinema cioè, come giustamente osservato da Daniele Dottorini, capace di racchiudere al suo interno una molteplicità di forme, in cui ogni definizione è valida perché insufficiente a descriverlo (documentario, cinema per il reale, cinema di creazione, cinema non recitato). Sono stati presentati due lavori di particolare interesse alla Mostra: Sábado di Matias Bize e Y la vacas vuelan di Fernando Lavanderos.

Nel primo, girato nel 2003 ed esordio nel lungometraggio di Bize (presente a Venezia nel 2010 con l’intenso La vida de los peces, proposto anche a Pesaro), viene mostrata un’ora della vita di Bianca (una strepitosa Bianca Lewin) che poco prima di sposarsi scopre di essere stata tradita dal suo fidanzato. Vestita da sposa, cercherà vendetta per le strade della città. Girato in un unico piano sequenza di 65 minuti senza tagli di montaggio, con un budget prossimo allo zero, il film di Bize  ha richiesto sei mesi di prove prima di essere realizzato ed è un vero e proprio saggio di maestria tecnica. La videocamera si attacca (il piano sequenza è stato girato dal fotografo Gabriel Diaz) al corpo di Bianca per seguirla nel suo girovagare folle e disperato, alternando momenti ilari (il promesso sposo con indosso solo un asciugamano che insegue Bianca per chiederle perdono) ad altri di grande malinconia (il dolore per un amore perduto). Bize ha la capacità, benché non vi siano interventi di montaggio, di mantenere alto il ritmo  e la tensione di racconto, cercando soluzioni non banali malgrado i pochissimi mezzi a disposizione (geniale l’idea dei titoli di coda dipinti sul muro).

In Y la vacas vuelan, Kai è un ragazzo danese che gira per le strade di Santiago con una videocamera con l’intento di girare un cortometraggio. Durante le sue ricerche incontrerà una donna che diventerà la protagonista del suo film. Nel lavoro di Kai, dimensione reale e finzione si mescolano senza soluzione di continuità; il confine tra verità e menzogna è labile, in un continuo rincorrersi di depistaggi. Entrambi i registi mettono al centro delle loro opere la città di Santiago che diviene protagonista silenziosa ma sempre presente, testimone dell’atto di creazione filmica. Altro particolare che accomuna i due cineasti risiede nel senso di solitudine che attanaglia i “protagonisti” Bianca e Kai: la scelta (e la scoperta) di essere liberi esige un prezzo, quello di trovarsi da soli di fronte ad  una realtà mai complice la qiuale diviene la principale artefice del loro spaesamento.