#PesaroFF53 – Lumières d’été, di Jean-Gabriel Périot (Concorso)

Il tema centrale del film, in verità, non è particolarmente nuovo. In molte altre occasioni abbiamo visto trattato il desiderio intenso della ricostruzione della memoria per un grande evento drammatico di portata storica. Ma Périot inventa qui qualcosa di inusuale che impreziosisce il suo film ottenendo quel valore aggiunto che assicura originalità al suo lavoro.
Lumières d’été rievoca la tragedia collettiva di Hiroshima, giro di boa della storia dell’umanità ancora non completamente metabolizzato, e trova la sua singolare qualità sia nella scelta di una trama che pur nella sua stabilità reale, si assesta sul filo del sogno e dell’immaginazione, sia nella radicata ambientazione nella città doveLumières d’été, Perriotl’immane tragedia è avvenuta, scelta che può sembrare conseguente ed ovvia, ma che nella trattazione acquisisce il senso profondo della perdita di ogni ricordo affidato solo a pochi viventi. Akihiro deve girare un documentario per la televisione francese sui sopravvissuti della bomba. Intervista la signora Tanaka che con parole appassionate rievoca quel giorno e ricorda la sua famiglia e la sorella Michiko in particolare. Akihiro incontrerà apparentemente per caso una donna d’altri tempi con la quale trascorrerà una piacevole giornata rievocando ancora una volta il giorno della bomba e che solo più tardi saprà che chiama Michiko.
Su una trama tutto sommato esile e la cui credibilità è affidata alla altrettanta semplicità con la quale Périot affronta la materia, il film rivela le proprie qualità la dove si percepisce la sotterranea, ma forte intensità con la quale il tema della perdita e del recupero della memoria, sempre così difficile da trattare, è stato affrontato. Il rischio della facile retorica, in occasioni come questa, resta in agguato, ma Périot supera l’ostacolo affidandosi alla grazia del racconto minimale e alla quotidianità che si trasforma in evento straordinario che mette in comunicazione temporale due epoche. Michiko è il tramite attraverso il quale la sensibilità artistica di Akihiro trova la sua misura e anche una possiile pacificazione.
La storia sembra avere bisogno di testimoni e Périot e il suo alter ego Akihiro svolgono questa funzione affidando al cinema e alle immagini pulite di questo piccolo film, il compito di definire, ancora una volta, la tragedia immane della distruzione atomica. Périot in reinventa e rende possibili nella consuetudine della vita i percorsi della memoria e della sua conservazione e riscopre le possibilità del cinema. Il mezzo, dalla forte Lumières d’étécapacità evocativa, gli consente di mettere in scena la contemporaneità del passato e del presente attraverso un processo credibile ed immediatamente percepibile. Il film, il cinema più in generale, proprio per questa forza che possiede e che si radica nella visione di ogni mondo possibile, diventa il medium per eccellenza, capace di mettere in comunicazione le epoche differenti, con la possibilità di una visione immediata del processo di ricostruzione del ricordo. Périot utilizza pienamente e apparentemente senza sforzo queste primarie potenzialità del mezzo, riducendo al minimo ogni clamore ed eccezionalità narrativa. In questo piccolo atlante dei sentimenti in cui il film, lentamente si trasforma, si ritrova una passeggera e forse instabile pacificazione affidata ad un finale in cui il sogno, insieme a Michiko, sparisce, il passato si ritira nel proprio tempo e resta il presente nel suo risveglio purificato. Périot alimenta la memoria, fa svanire ogni illusione, ma riconsegna il suo piccolo mondo di Hiroshima rasserenato dalla vitale incursione di Michiko che come un nuovo Virgilio mette in comunicazione il mondo dei vivi e il mondo mai sepolto dei morti, per ricordare il dolore della perdita, ma anche quello della vita prima della scomparsa.