#PesaroFF53 – Pedro Aguilera, il cinema e la forma

Fino ad ora il 39enne Pedro Aguilera, basco di San Sebastian, ha girato tre soli film. Pesaro 2017 ne ha offerto la visione nella seconda parte della manifestazione, l’incontro ha messo in risalto la disponibilità dell’autore a parlare del suo cinema.
La influencia, Naufragio e Demonios tus ojos sono i tre titoli della sua produzione di lungometraggi. Il comune denominatore di questi tre film è l’assenza di una traccia visibile che li unisca e forse la prima caratteristica del cinema del regista spagnolo è proprio la diversità, diremmo ontologica, con cui la sua filmografia si manifesta.
A partire da La influencia (2007) Aguilera sviluppa un cinema capace di atterrire lo Demonios tus ojos, 2016sguardo quando sembra volere azzerare ogni sentimento nel teatro raggelato di una normale quotidianità. Il film è il racconto del lento declino verso un vuoto in cui annullare se stessi. La sua protagonista sembra rifiutare progressivamente la condizione umana, assillata dai debiti, rinuncia ad ogni aspettativa e ad ogni futuro, smettendo anche di curarsi dei figli. Aguilera mette in scena qualcosa di più della solitudine e La influencia sembra davvero corrispondere ad un racconto di Saramago in una specie di disastro collettivo che colpisce il genere umano. Un film che ha aspirazioni ben maggiori che quella di raccontare una solitudine e qui sembra farsi strada l’idea che questo cinema, così poco consueto nella forma complessiva, contenga la forza evocativa di una allegoria che sintetizza un profondo pessimismo senza soluzioni.
La sensazione è confermata dal secondo film, Naufragio (2010), nel quale assistiamo all’arrivo su una spiaggia di un personaggio che si chiama Robinson e che non si comprende bene quale particolare missione divina debba compiere per potersi Naufragio, Aguileraricongiungere con il padre. La sua vita, nonostante una apparente normalità, è tutta tesa verso questa meta che alla fine verrà raggiunta e Robinson scomparirà nel buio.
Naufragio sembra volere sfiorare la materia di cui è fatto, senza affondare completamente in una misteriosa incomprensibilità. Robinson è portatore, nella piccola comunità nella quale è capitato, di una antica cultura che guarda ai segni e ai simboli creando attorno a se un mondo che fa da contorno a quello percepito, nel quale si confondono l’animismo e tracce invisibili da decifrare affidati alla comprensione di una raffinata sensibilità. Un mondo che nessuno può vedere e solo le doti ultra umane di Robinson riescono a percepire tenendolo in bilico tra questa e quella vita. Il mistero che avvolge il personaggio è anche fonte del suo fascino e il suo legame con un al di là che non percepiamo, prevede la presenza di una padre e come in una costruzione La influencia, 2007teologica il figlio si fa uomo per compiere una missione.
Un film diversissimo dal primo nel quale Aguilera compie una ricerca anche visivamente interessante, con la quale, allontanando ogni solita convenzione sulla condizione umana, in un possibile percorso di purificazione, va anche ricerca del divino.
Da qui la sua oscurità. Ma Naufragio rivela un’anima che sembra non appartenere a questo secolo e soprattutto al mondo occidentale. Il suo autore riscopre i valori ancestrali di una cultura in fondo lontana, addirittura estranea e ne vuole, sia pure in modo indiretto, confrontare i risultati con la nostra. Nel film molto è lasciato senza spiegazioni e molti eventi non sembrano avere una coerenza, funzionando ad un primario livello di coscienza trasformando il racconto in una costante allegoria. È lo stesso personaggio di Robinson a dare corpo a questa allegorica costruzione che in fondo guarda alla civiltà e alle radici culturali che hanno dato luogo alle diverse e spesso violente forme di civilizzazione. La sensazione d’altra parte è confermata Naufragio, 2010dalle stesse dichiarazioni del regista. Con Naufragio ha anche inteso capovolgere quella che lui ritiene essere la logica colonialista del romanzo di Dafoe che ha ispirato il film.
Nel 2016, dopo questo film così complesso il regista basco affronta un impegno che centra la sua attenzione sullo sguardo, quindi sul cinema e sulla sua reale consistenza voyeuristica.
Demonios tus ojos è un film tutto girato nel formato 1:33, un fotogramma con il quale si è voluto accentuare la sensazione di claustrofobia nella quale sono ridotti i personaggi.
La storia assume anche in questo caso un profilo simbolico e Aguilera, nonostante sia questo il film in cui lo sviluppo della trama ha maggiore peso rispetto ali altri, non sembra, neppure in questo caso, troppo dedito ad una costruzione necessariamente credibile e perfettamente coerente.
La storia è quella di due fratellastri Oliver e Aurora. Lui regista e lei studentessa di antropologia. Sono attratti da una passione carnale che provano a reprimere. Oliver Demonios tus ojossistema una piccola camera, un suo terzo occhio, nella stanza di lei per assistere ai suoi amplessi con il fidanzato. Presto la passione non potrà essere trattenuta e ciò provocherà l’emarginazione sociale di Aurora e la riprovazione per Oliver. Ma anche Aurora sembra contaminata nella sua apparente purezza e dopo l’esperienza resta vittima di una inguaribile perversione che si manifesta in uno sguardo ormai divenuto insensibile ad ogni degenerazione.
Un film che vive di un sostrato sostanziale che è l’eterno ritorno di una sorta di colpevolezza di chi guarda, come nell’essenziale Peeping Tom, citato, dallo stesso autore, opera cruciale nella relazione tra sguardo e colpa.
Il cinema di Aguilera prende ancora una volta e per la terza, una consistenza differente, accentuando quella sensazione di mutevolezza che accompagna il suo lavoro. Una mutevolezza che non è soltanto nei temi sottesi a questi film, quanto anche al formato voluto per l’immagine, la dove Naufragio si esprime nel classico cinemascope, il primo film nel 4/3 e questo nell’antico e classico formato dell’1:33. Ancora una volta però è La influencia, Aguileranecessario rifarsi alle stesse parole dell’autore che, a visione conclusa della retrospettiva, ha dichiarato che forse il tratto che unisce questi tre film è avere raccontato di tre naufragi esistenziali.
Un cinema che cerca dunque una forma espressiva che vada al di la di ogni cura eccessiva dello stile e che guarda a questi elementi, quasi estranei al testo che così precisati diventano, invece, elementi stessi del testo. Aguilera realizza un cinema che sembra oggi fuori contesto, fuori da ogni logica produttiva per un giovane regista del mondo occidentale e invece il suo essere fuori sincrono da ogni legge di mercato fa si che il suo lavoro diventi elemento di purificazione dello sguardo, concezione inusuale del cinema e preziosa testimonianza di una relazione stretta tra immagine, forma della sua manifestazione e fine ultimo della sua rappresentazione.