#PesaroFF53 – Sexy Durga, di Sanal Kumar Sasidharan (Concorso)

Tutto condito in salsa heavy metal Sexy Durga non sfigura affatto nel programma del concorso pesarese. Il suo regista è Sanal Kumar Sasidharan, appassionato di cinema, ex avvocato, ex zoologo che, forse stanco di praticare entrambe le professioni, fonda una piccola casa di produzione e inizia a dirigere i suoi film.
Sexy Durga è una riuscita mescolanza di cinema di genere in cui si incrocia un po’ di commedia, una abbondante dose di racconto da incubo con sullo sfondo i riti di un’India popolare e religiosa legata alla trascendenza attraverso un uso eccessivo del proprio corpo.
Mentre si svolgono i riti dedicata alla dea Kalì nella sua rappresentazione della furia e Sexy Durgadell’ira che assume le vesti della dea Durga, una giovane coppia Keeber e Durga devono prendere un treno,ma è notte e nessuno da loro un passaggio in auto. Si ferma solo un furgone con due individui un po’ loschi. I due forse sposi o solo amici o in fuga d’amore provano a seminarli, ma le cose si complicano e la notte non sembra passare mai.
L’incubo non è più metropolitano, si consuma ai margini di un non si sa cosa, forse è una metropoli ma irriconoscibile, tra lingue che non si comprendono e nel desiderare treni che incrociano senza che si capisca quale sia la loro direzione. Pone un bel po’ di temi, l’apparentemente innocuo film di “genere” messo in piedi dal regista indiano attraverso il collaudato sistema del crowfounding. Non restano inutili i sacri riti che si praticano martoriando il proprio corpo per rendere omaggio alla divinità. Un’India che va in due direzioni. Da una parte una tradizione che si perpetua in forme eccessive e dall’altra i mali di una collettività soggiogata da una violenza che si fa strisciante e sempre pronta ad esplodere.
L’incubo allucinato e notturno della malcapitata coppia, preda di questo gruppo di gangster sbruffoni che sono molto bravi a fare i forti con i deboli, che trafficano in armi e perdono la loro baldanza davanti alla polizia che forse è più corrotta di loro, sembra uscito da un’idea del primo Spielberg o da quella del giovane Scorsese. Ma Sasidharan aggiunge elemnti di mistero. Non sappiamo nulla dei due giovani in fuga, non conosciamo il loro passato e non siamo sicuri di sapere bene Sexy Durga_1quale sia il loro vero intento. Il regista riesce a piegare il genere alle proprie necessità ed amplifica la sotterranea violenza subita dalla coppia da parte del gruppetto di malviventi. Sono loro che approfittano della paura di Keeber e Durga per inseguirli in una specie di gioco dell’oca da incubo. La promessa di accompagnarli alla prima stazione dei treni è chiaramente un diversivo che risulta convincente solo perché i due protagonisti temono per le loro vite. Sasidharan rivela una inusuale sensibilità nel filmare il panico. L’ambientazione notturna fa il resto lungo questa strada che sembra infinita e che non pare conduca in alcun luogo.
Le due Indie non si incontrano mai, entrambi sembrano preda di codici antichi o moderni, ma inviolabili. In questa rete, fatta di maglie sottili e quindi difficile ad essere rotta è caduta la giovane coppia. L’incubo non finisce neppure con i titoli di coda e le musiche heavy metal che accompagnano le scorribande notturne del furgone riccamente illuminato e le ridicole maschere che la coppia è costretta ad indossare, ridefiniscono l’ambito in cui ci troviamo, nel caos dei rapporti, nel caos dei luoghi e nell’irriconoscibilità della solidarietà.