#PesaroFF53 – Sguardi femminili in concorso

Due film al femminile hanno caratterizzato il quinto giorno di mostra del cinema. Il primo People that are not me, viene da Israele e il suo titolo già la dice lunga sulla natura un po’ egocentrica di Hadas Ben Aroya sceneggiatrice, regista, produttrice e interprete. Il resto confermerà l’impressione.
Il film della proiezione in piazza, sempre nella sezione principale, è Drôles d’oiseaux della francese Elise Girard.
Nel film israeliano Joy è una venticinquenne che vive da sola in città, è incline a fare sesso People that are not mecon sconosciuti, ma ha difficoltà ad innamorarsi. Con l’aria della commedia metropolitana e una buona dose di aplomb alleniano nella costruzione di alcuni personaggi, il film della sua factotum e demiurga è sicuramente una piacevole e quindi divertente commedia senza pretese e senza ipocrisie. Ma detto questo il film oltre che vantare una stretta parentela, di quelle acquisite, con il geniale autore ebreo americano, non sorprende e non incanta.
Non si può negare la libertà espressiva mai trattenuta nell’affrontare, con un piglio un po’ dissacrante, la materia sessuale e di questo va dato atto alla giovane regista, ma tutto resta molto in superficie e si squaglia troppo presto per Droles d'oiseaux, Girarddurare oltre il sorriso del momento. Se il film è un commedia sulle relazioni personali, il che è confermato dalle dichiarazioni della stessa Aroya, purtroppo ciò appare come una ulteriore manchevolezza. Ripensando al cinema che ha davvero affrontato il tema delle relazioni personali, un nome per tutti? Rohmer, ci accorgiamo della distanza siderale. Certo ci si rende conto del divario d’esperienza, ma qui nulla di più che la drammatizzazione di esperienze giovanili, in un film di cui la Aroya si è appropriata totalmente e dal quale, di conseguenza, la giovane regista si è sentita (fin troppo?) assorbita. Si ha l’impressione che il tema delle relazioni umane sia un argomento complicato e abbia necessità, per sua natura e per funzionare bene, di una maggiore (assoluta?) astrazione (come ci ha insegnato per l’appunto Rohmer) e non di una messa in scena di una contingenza passeggera. In altre parole serve qualcosa che valga per sempre e non per People that are not me, Hads Ben Aroyai soli 25 anni, che restano importanti sicuramente per chi li vive. Un film cui va riconosciuto, senza dubbio, il merito di divertire, ma al quale non molto di più va chiesto e che se fosse stato italiano avrebbe forse passato i guai suoi con le stellette della critica.
Il tratto sicuramente più sorprendente di Drôles d’oiseaux della francese Elise Girard, è il suo inusuale approccio al cinema. Il suo film rivela, pur all’interno di un marchio di fabbrica francese, una piacevole stravaganza che accompagna sia la costruzione della storia, ma soprattutto quella dei personaggi. Mavie (la mia vita) è una provinciale che scopre Parigi. Trova lavoro in una libreria. Il titolare è un uomo molto più anziano di lei e il suo fare è scorbutico tanto da non sopportare i rarissimi clienti che entrano nella sua libreria. I due si innamorano, ma per la svagata Mavie l’amore sarà reso impossibile a causa della grande differenza d’età. Lui, che ha un passato da nascondere, sparirà e la vita di Mavie continuerà. Si innamorerà di un altro uomo, più giovane, ma molto simile. Una Parigi tranquilla e periferica, dove ogni tanto cade qualche uccello morto per strada, fa da sfondo a questa originale commedia in bilico tra Droles d'oiseauxsentimento e leggerezza surreale. Un’opera che col tempo svela la sua segreta ricchezza senza per questo diventare imprescindibile. Un film che sembra venuto un po’ da altri tempi che però si trova fare i conti con una contemporaneità aliena da quel mondo e che ci consegna una città che purtroppo oggi non esiste, preda com’è di ben altri problemi e di ben altri guai. Il protagonista maschile, un ritorno gradito è quello di Jean Sorel nei panni di questo personaggio, ha un passato da terrorista e oggi desidera una vita ritirata. Elise Girard sa costruire un mondo che sembra fatto di carta come i libri che la giovane Mavie sistema quotidianamente, un mondo quasi perfetto, fragile, per l’appunto, ma ideale e come tutte le cose ideali, bello a desiderarsi, ma difficile a vederlo realizzato. Il cinema serve anche a questo, ancora. Non sappiamo per quanto, ma sappiamo anche che non è tutto.