#PesaroFF54 – Il (nuovo) cinema oggi

Che cos’è il (nuovo) cinema (oggi)? La domanda che il Direttore Pedro Armocida si pone, nell’incipit della sua introduzione al Catalogo di questa 54esima edizione della Mostra del Cinema di Pesaro, appartiene istituzionalmente, geneticamente, alla tradizione pesarese. Il senso di questa domanda che retoricamente ripropone il tema della evoluzione dei linguaggi, dei moduli e dei codici, è stata da sempre al centro delle teorie di chi ha inventato i percorsi pesaresi come alternativa, quasi spirituale, per dirla con Pasolini, alla congerie di novità da blockbuster che da sempre, con alterne vicende, ma costante riproposizione, catturano l’attenzione del pubblico, laddove, invece, Pesaro, luogo di meditazione per sua naturale vocazione, costituisce e inventa correnti di pensiero alternative che aprono inattesi immaginari. In questi anni abbiamo potuto sperimentare quanto, in fondo, questi ragionamenti diventino davvero produttivi di ulteriori interpretazioni derivative nella loro applicazione, anche ad un cinema più quotidiano cioè quello che non abbia eventualmente i crismi di un cinema d’autore.
È quindi del tutto consequenziale che anche quest’anno l’edizione numero 54 del Festival di Pesaro si voglia confrontare con una tradizione anche autoriale, ma all’interno di una incessante sperimentazione nella quale ritrovare le risposte alle ricorrenti domande che determinano i suoi fondamenti.
In quest’ottica è la pratica variamente sperimentale e artisticamente gioiosa, in perpetua evoluzione di Marc’O nome d’arte di Marc-Gilbert Guillaumin il cui lavoro di ricerca, qui in retrospettiva, assurge quasi a simbolo di questa edizione. Les Idoles è il film che l’autore portò 50 anni fa alla Mostra di Pesaro e che oggi ritorna, insieme ad altre sue produzioni. Quell’esperimento non ha solo il simbolico compito di rideterminare i confini delle forme della sperimentazione, ma anche di stabilire un ponte con il passato. Un rapporto che si consolida con le undici ore e mezza di girato di Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene che saranno proiettate nei locali della Pescheria. Come scrive il curatore Fulvio Baglivi Le undici ore e mezza di girato di Nostra Signora dei Turchi non sono Nostra Signora dei Turchi, ma fragili frammenti di un cinema al quale solo il genio di Bene poteva restituire potenza.
Il Concorso internazionale di questa edizione si adegua a quella istanza che apre gli interrogativi della Mostra ed è il cinema di non-fiction a costituire il terreno di apertura all’invenzione. Opere prime o seconde alcune in anteprima assoluta. Film che condensino la libertà espressiva e la naturale distanza da quei film naturalmente esibiti ai festival. I titoli scelti per quest’anno sono: John McEnroe: In The Realm Of Perfection (L’empire de la perfection) del francese Julien Faraut, saggio teorico su uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi; Zerzura dello statunitense Christopher Kirkley girato in Niger finalizzato ad offrire anche una visione surreale del Sahara; dell’austriaco Johann Lurf che sintetizza il suo titolo nel segno grafico della stella che preannuncia, nel montaggio, il viaggio incredibile che la storia del cinema ci permette attraverso lo spazio e il tempo; Los años azules della regista messicana Sofía Gómez Córdova, un esordio che dimostra il coraggio di raccontare un dramma generazionale; América ancora di due autori statunitensi Erick Stoll e Chase Whiteside, per un film che sa essere uno struggente ritratto di una famiglia in un interno messicano; Beware! The Dona Ferentes di Daniele Pezzi, che centra il suo racconto su uno dei più grandi protagonisti della scena musicale underground.
Come sempre stimolante e ricca di piccoli eventi la selezione italiana di Satellite. Visioni per il cinema futuro aderente all’insegnamento costante di Adriano Aprà. Tra i nomi che ritroviamo con piacere quello di Luca Ferri, consolidato autore di una sperimentazione verbale e strutturale, con Ab Ovo, una delle sue ultime opere, e Danilo Monte con Il viaggio di nozze.
Presente anche in questa edizione Sguardi Femminili Russi la retrospettiva sul cinema russo curata da Giulia Marcucci in collaborazione con il Centro dei Festival Cinematografici e dei Programmi Internazionali della Federazione Russa, sarà dedicata ad opere di registe. Due lungometraggi di finzione The Net di Aleksandra Streljanaja e Pagans di Lera Surkova e due di non-fiction Armonia di Lidija Šejnina e In the eye of the storm di Lisa Kozlova e il cortometraggio Colera di Svetlana Černikova. Ancora all’interno di una consistente area dedicata al cinema realizzato da registe da ricordare il focus di We Want Cinema – Sguardi di donne nel cinema italiano a cura di Laura Buffoni. Sono state selezionate sei opere di altrettante autrici: Laura Bispuri, Giada Colagrande, Lina Wertmuller, Francesca Comencini, Alina Marazzi, Roberta Torre e la giurata e attrice Tea Falco che presenta a Pesaro il suo primo lavoro da regista. Giulia Simi, all’interno della stessa sezione, cura la parte in video e sperimentale legate alla produzione di cinema femminile. La personale su Beatrice Pucci all’interno della sezione Corti in Mostra, Sezione curata da Pierpaolo Loffreda, completano i palinsesti al femminile aperti in questa edizione del festival.
50 anni dopo il ’68 la Mostra del Cinema di Pesaro ripensa alla sperimentazione di quegli anni di contestazione che imponeva nuovi sguardi sulle cose. La Sezione retrospettiva curata da Federico Rossin vuole provare a pensare al ‘68 come tempo in cui dare forma all’energia creativa degli autori, lontano da ogni nostalgica rievocazione, ma solo nel tentativo di trovare nella complessità di quella ricerca le chiavi per una lettura non conformista dei fenomeni di quegli anni. Un compito di decostruzione per trovare nuove forme di collocazione. Le opere che guideranno questa riflessione Org di Fernando Birri omaggio al grande cineasta recentemente scomparso; Umano, non umano di Mario Schifano (1969); Back and Forth di Michael Snow (1969); Dionysus in ’69 di Brian De Palma e Richard Schechner (1970); Reality’s Invisible di Robert Fulton (1971).
Ancora da segnalare la sezione notturna e tutta orgogliosamente underground di Il muro del suono curata da Anthony Ettorre con sonorizzazioni dal vivo che contribuiscono ad una destrutturazione del cinema e ad una rivitalizzazione della sua storia.
Un omaggio per i settanta anni di carriera di Carlo Delle Piane, al cui interno ci sarà spazio per un ricordo di Ermanno Olmi con la proiezione di Tickets il cui primo episodio era stato diretto dal regista bergamasco, completerà il ricco palinsesto nel segno di una progressiva rigenerazione di questo Festival.