Pitch Perfect 3, di Trish Sie

Nel 2012, Pitch Perfect di Jason Moore fu un successo a sorpresa, esattamente ad un anno di distanza da Bridesmaids di Paul Feig. La facile adattabilità tra la commedia liceale e il musical non è mai stata un mistero ma il film fu in grado di declinarla su una tonalità contemporanea. Infatti, il motivo della sua popolarità doveva essere rintracciato nella sua spiccata prospettiva femminile. Pitch Perfect portava lo sguardo apatowiano di Kristen Wiig o di Amy Schumer verso un pubblico più addomesticato. Così, lo decodificava e lo rendeva accessibile ad una platea più ampia di quella dell’umorismo restricted. Inoltre, la sua natura corale metteva in vetrina una potenziale nuova generazione di attrici brillanti.

Anna Kendrick era già passata per una collaborazione con Jason Reitman ed Edgar Wright e sembrava la più promettente del lotto. Più che un film, Pitch Perfect 3 sembra un pretesto per fare un resoconto sullo stato dell’arte a distanza di sei anni. La trama vede le Bellas alle prese con la tipica frustrazione dei sogni infranti dopo le grandi speranze del college. L’occasione di partecipare ad un tour per le truppe americane di stanza in Europa le convince ad impegnarsi in una reunion. Nel frattempo, il profilo delle diverse personalità reali del cast è cambiato in modo imprevedibile.

La sceneggiatrice storica Kay Cannon ha esordito alla regia con Blockers e l’incombenza di un impegno più ambizioso si è fatta sentire sull’approssimazione del copione. Hailee Steinfeld ha vinto un disco di platino e la sua partecipazione sembra quella di chi è passata a fare un saluto. La carriera di Rebel Wilson ha spiccato il volo e la comica mette a disposizione a risparmio le conseguenze catastrofiche del suo corpo. Brittany Snow e Anna Camp si sono perfettamente calate in una dimensione televisiva senza pretese e sanno che la loro presenza è solo un completamento.

Alla fine, sembra che Pitch Perfect 3 serva più a rilanciare la carriera di Anna Kendrick che quella delle sue apparenti comprimarie. L’intreccio ripropone il meccanismo consolidato del contest e delle relazioni interpersonali tra il gruppo. La patinata ambientazione esotica offre delle velleità da cinema action in cui Rebel Wilson infila la sequenza più azzeccata del film. Il repertorio delle battute non è particolarmente ispirato e non giova nemmeno il contributo di un John Lithgow ormai riciclato nella parodia del grande attore che è stato.

La consistenza della messa in scena è irrilevante, dal momento che viene continuamente subordinata alle esibizioni musicali. La regia di una mano esperta come la coreografa Trish Sie le rende particolarmente efficaci nel valorizzare la protagonista. Anna Kendrick reagisce a tutte queste attenzioni senza poter nascondere la delusione per le aspettative che aveva rispetto al cinema e al suo talento. Tuttavia, il film trasmette una leggerezza che va oltre la sua evidente inconsistenza e sa come coinvolgere il pubblico. Il cast mostra un affiatamento invidiabile e le scene d’insieme sembrano spontanee come se le attrice fossero davvero felici di ritrovarsi. Se da qualche parte esistono dei fan irriducibili del franchise, il loro entusiasmo sarà sicuramente condiviso.

 

Titolo originale: id.

Regia: Trish Sie

Interpreti: Anna Kendrick, Rebel Wilson, Hailee Steinfeld, Brittany Snow, Anna Camp, Elizabeth Banks, John Michael Higgins, John Lithgow

Distribuzione: Universal Pictures

Origine: USA, 2017

Durata: 93’