Red Sparrow, di Francis Lawrence

Red Sparrow si trova esattamente al centro di un’ipotetica linea di collegamento tra Tinker Tailor Soldier Spy di Tomas Alfredsson e Atomic Blonde di David Leutch. Il suo posizionamento non è inconsapevole e lo spy-movie di Francis Lawrence si presenta come un’astuta operazione di sintesi. La resurrezione della guerra fredda ha permesso al genere di riutilizzare i vecchi nemici di un tempo senza dover ricorrere ad operazioni nostalgiche. La sceneggiatura di Justin Haythe adatta per il cinema il romanzo omonimo di Jason Matthews e rispetta la sequenza delle situazioni e dei doppi giochi del libro, in previsione di un riuscito twist finale. L’obbiettivo di ogni storia di questo tipo è quello di garantire al protagonista la discrezione totale sullo scopo del suo piano d’azione. Una mossa necessaria non solo per confondere le idee ai suoi alleati ed ai suoi avversari ma anche per aumentare la sorpresa finale dello spettatore. Red Sparrow ricorre ad ogni trucco del mestiere per rispettare questa tradizione e un giudizio limitato al suo funzionamento narrativo non potrebbe essere che lusinghiero.

L’approccio ad orologeria del film è dichiarato sin dal suo lungo ed elaborato prologo tra le ricostruzioni della metropolitana di Mosca, il teatro Bolscioj e una visione notturna di Gorkij Park. La precisione con cui si alternano i due piani del racconto ricorda le grandi aperture depalmiane ma senza avere il virtuosismo del piano sequenza. L’ultimo e sfortunato spettacolo da ballerina della futura spia si svolge parallelamente alla fuga di un agente americano nella capitale russa. I personaggi e le loro relazioni future sono messi subito sul tavolo e viene innescata la curiosità sull’identità della talpa per cui la CIA ha commesso un errore affettivo di protezione. Tuttavia, la sensazione è che il film sfrutti i numerosi vantaggi di partenza non come base per prendersi il coraggio di qualche variazione ma per rischiare il meno possibile. Francis Lawrence si aggiorna agli esempi più efficaci del momento e dopo averli assimilati cerca di ricomporli in modo omogeneo, al punto che tanti film recenti e passati si trovano dentro allo scaltro melting pot cinematografico di Red Sparrow. Il seducente fascino dell’eroina e le sue capacità nella lotta con gli uomini RedSparrowassomigliano agli spietati showdown in calze a rete di Charlize Theron in Atomic Blonde. Tuttavia, la messa in scena elimina la componente coreografica e sceglie uno stile più compassato in cui i tempi lunghi dell’azione richiamano quelli di Tinker Tailor Soldier Spy.

Il migliore complimento che si potrebbe fare al film è che ogni sua inquadratura è felicemente levigata da un alto livello di professionalità e da una chiarezza di intenzioni. Jennifer Lawrence si trova assolutamente disinvolta nella nudità ma non va oltre l’audacia di mostrarsi alla platea. Le sfumature e le ambiguità della sua personaggio sono secondarie rispetto alla facile tentazione di esibire il suo corpo, di umiliarlo e di torturarlo ogni volta che è possibile. Purtroppo, la potenziale morbosità del suo rapporto con lo zio oligarca viene disinnescata invece che amplificata. Il resto del cast si limita a restare all’interno di una parte cucita su misura in cui l’unica richiesta è quella di non prendere iniziative personali.
Red Sparrow è uno di quei film in cui lo schema perfetto dissuade in partenza la voglia di mettere qualcosa fuori posto e il suo limite è la predeterminazione. La sua freddezza non è la conseguenza di una trama fondata sul rinnovato stereotipo del russo algido che annulla l’individualità in nome della vittoria globale. Invece, la sua piattezza è quella di un film confezionato in cui Francis Lawrence si dimostra disinteressato ad imporre una sua visione. Il regista non ha mai deluso quando si è trattato di rispettare i contorni di un layout e il giorno in cui Ridley Scott dovesse decidere di trovarsi un erede potrebbe presentarsi come un candidato credibile. Red Sparrow prova a gettare le basi di una nuova saga ma purtroppo non riesce a consegnare alla memoria né una spregiudicata femme fatale né una sofferente vittima di un sistema di forze più grande di lei.

Titolo originale: id.

Regia: Francis Lawrence

Interpreti: Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons, Charlotte Rampling, Joely Richardson, Mary-Louise Parker

Distribuzione: 20th Century Fox

Origine: USA, 2018

Durata: 139’