Ricordando il filosofo Mario Perniola

Si è spento ieri, all’età di 76 anni, Mario Perniola, filosofo, teorico dell’arte contemporanea, saggista e scrittore incredibilmente prolifico e tradotto in tutto il mondo; docente di Estetica, prima all’Università di Salerno e successivamente presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, Perniola ha rivestito anche, tra le altre cose, il prestigioso incarico di visiting professor in numerosi altri atenei internazionali e centri di ricerca. Il filosofo si è cimentato nel tempo con problematiche e temi di grande varietà – dalla letteratura all’arte, dalla sociologia alle teorie della comunicazione –, muovendosi per i “bordi” di discipline non sempre opportunamente interrogate dal pensiero contemporaneo, alimentando la propria ricerca con uno spirito critico di estrema originalità e lucidità non comune.
Perniola si forma sotto Luigi Pareyson presso l’Università di Torino, dove inizia la sua attività a stretto contatto con il movimento Internazionale Situazionista, fondato intorno alla fine degli anni Cinquanta dall’illustre amico e collega Guy Debord. Principale oggetto di studio per Perniola è, e resta, la filosofia della letteratura (Il metaromanzo, 1966), e in particolare il concetto di autoreferenzialità; nel 1971 esce il celebre testo L’alienazione artistica, nel quale l’autore individuerà nel mondo greco antico e nel periodo rinascimentale l’origine dell’alienazione della creatività borghese e capitalistica contemporanea.
Distaccandosi dal pensiero del francese Jean Baudrillard, e mantenendosi invece più affine a quello di Friedrich Nietzsche e Pierre Klossowski, Perniola affronta in seguito il concetto di simulacro in modo del tutto originale, intendendolo come una sorta di superamento del vero e del falso, oltreché una forma di svelamento della precarietà dell’essere e della soggettività; il suo La società dei simulacri (1980) si porrà, dunque, dal côté opposto alle teorie imperanti in Europa del postmodernismo e al cosiddetto “pensiero debole”, che trova il suo principale esponente nel filosofo italiano Gianni Vattimo.
Nei primi anni Ottanta, Perniola continua a interessarsi a nuovi campi di indagine, stavolta riprendendo alcune delle categorie del pensiero nella filosofia di Martin Heidegger e in Antonio Gramsci, per ciò che concerne i problemi culturali della società, e in seguito sviluppando in modo personale la nozione – sempre attuale – di transito. Negli anni Novanta, sopraggiunge il concetto di sensologia che sostituisce a quello di ideologia; pubblica poi il fortunato testo intitolato Il sex-appeal dell’inorganico (1994), dove collega in modo radicale la filosofia con la sessualità e scandaglia l’universo di un nuovo eros indifferente alla forma e direttamente influenzato dalle nuove tecnologie.
L’interesse di Perniola per l’estetica rimane comunque intangibile nel corso degli anni: da Enigmi. Il momento egizio nella società e nell’arte (1990) a Disgusti (1998) si occupa ancora del rapporto “organico” tra arte e tecnologia; seguono Del sentire cattolico. La forma culturale di una religione universale (2001), Estetica contemporanea. Un panorama globale (2011) e Strategie del bello. Quarant’anni di estetica italiana (1968-2008), dove emerge forte la convinzione del filosofo che l’estetica debba continuare a imporsi come campo privilegiato del sapere occidentale.
Sempre attento alla contemporaneità, Perniola si è occupato a lungo anche di comunicazione di massa e teorie dei media: in Miracoli e traumi della comunicazione (2009) si concentra sugli eventi storici inaspettati – ultimo dei quali l’attacco alle Torri Gemelle – che, a suo avviso, hanno maggiormente segnato il XX secolo e inaugurato l’avvento del nuovo millennio come periodo che non distingue più tra reale e impossibile, o tra trauma e miracolo.
Tra saggi, romanzi (Tiresia, 1968), direzione di riviste (Ágalma, fondata nel 2000), collaborazione a varie testate giornalistiche, l’impegno intellettuale di Mario Perniola resta insuperato. Vi lasciamo con i “ricordi” degli studiosi Alberto Abruzzese e Alessandro Cappabianca, dedicati entrambi allo stimato filosofo, che ci lascia dopo una carriera degna di onore.

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