#RomaFF10: S is for Stanley, il mito raccontato da Alex Infascelli

Mette in luce le debolezze, i vizi, le virtù e l’aspetto più umano del mito visto dagli occhi di una persona semplice e umile.

S is for Stanley di Alex Infascelli è più di un docu-film. E’ un racconto in grado di colpire al cuore chiunque abbia amato uno dei registi simbolo del cinema e cioè Stanley Kubrick.

Infascelli fa parlare completamente il protagonista della pellicola, Emilio D’Alessandro, autista tuttofare del creatore di film come Arancia Meccanica, Shining e Full Metal Jacket. Il documentario ripercorre il rapporto trentennale tra Kubrick e D’Alessandro, il loro incontro in una notte di tempesta a Londra, quando all’autista, allora dipendente di una società di taxi, fu chiesto di portare un fallo di porcellana in uno studio dall’altra parte di Londra.

S is for Stanley, tramite il racconto dell’autista e la sua corrispondenza con Stanley (la S del titolo) ci fa conoscere un aspetto inedito di Kubrick, un artista geniale ma preso totalmente dalle sue pellicole, dal suo mondo incantato come quello ricostruito perfettamente per la realizzazione di Shining. 

Un rapporto di lavoro, un sodalizio che si è presto trasformato in amicizia. Emilio e Stanley, indispensabili l’uno per l’altro fino alla fine.

“E il tuo film?” chiede Emilio a Kubrick a proposito della pellicola in lavorazione tratta da Doppio Sogno di Schnitzler. “Mi sono fermato, lo finisco se torni tu” risponderà il regista al suo amico. Un rapporto profondo, ispirato quello tra i due quindi, tanto da spingere Kubrick a interrompere le riprese dopo il ritorno di D’Alessandro a Cassino.

Emilio tornerà in Inghilterra e nascerà Eyes Wide Shut. Non solo un film, ma una celebrazione della loro amicizia. Il documentario di Infascelli è sicuramente una testimonianza imperdibile che si aggiunge ai materiali relativi al regista di alcune delle pellicole più amate del ‘900 senza scadere mai nella banalità e mettendone in risalto gli aspetti più curiosi.