SAUSAGE PARTY: ma quanto sono sconci i cartoni animati per adulti?

Sfacciato, irriverente, sconcio e maleducato, Sausage Party-Vita segreta di una salsiccia è proprio la versione animata che si aspetterebbe di vedere chi apprezza la comicità scomoda, cinica e disturbante di Rogen e Goldberg, già co-autori e co-registi di This is the End e The Interview. Ambientato durante la svendita per i festeggiamenti del 4 luglio, protagonisti del cartone sono i cibi che popolano un supermarket, che attendono solo di essere portati nel favoloso paradiso oltre il mondo degli scaffali dagli dei che muovono i carrelli. Dopo il traumatico risveglio condito da una strepitosa citazione di Salvate il soldato Ryan, Frank e Brenda e gli altri scorrettissimi personaggi dovranno provare a correre ai ripari. Primo cartoon in computer graphic ad essersi aggiudicato la temuta etichetta R – “ragazzi sotto i 17 anni accompagnati da un adulto” – dalla MPAA, Sausage Party si incastona nel filone underground di tutti quei cartoni animati brutti, sporchi e cattivi made in USA.

Se all’inizio erano la giarrettiera, la gonna cortissima e le esplicite allusioni sessuali a fare di Betty Boop vero simulacro erotico del cinema d’animazione statunitense degli anni Venti e Trenta – prima che venisse colpito, come gli altri, dalla censura del Codice Hays, in vigore dal 1934 al ’68 – qualche scampolo di libertà in più for adults only comincia a spuntare solo nel post-Hays (con la clamorosa eccezione del gruppetto di artisti che nel 1928 creò il primo porno d’animazione americano, Eveready Harton in Buried Treasure). Tra il cinicamente fulminante corto Bambi Meets Godzilla (1968), passando per la richiesta di Lone Ranger di consumare l’atto naturale con l’indiano Tonto in Thank You Masked Man (1971), il vero punto di svolta nella storia dei cartoni animati per adulti arriva con Fritz the Cat, di Ralph Bakshi (1972). fritz-the-catPrimo film di animazione vietato ai minori, passato per il Festival di Cannes, fenomeno internazionale di pubblico che in tanti hanno poi cercato di replicare (da Dirty Duck al nostro Il nano e la strega), le vicende di Fritz il gatto segnano il passaggio oltre i confini della pudicizia visiva statunitense, mostrando personaggi intenti nel consumo di droghe, atti sessuali e violenza spesso cruda e gratuita. Questo e i successivi Heavy Traffic e Coonskin, assegnano senz’altro a Bakshi il ruolo di pioniere e punto di riferimento del genere, che lui ha saputo esplorare mescolando tecniche grafiche, spunti e riferimenti exploitation. Senza ovviamente dimenticare l’altro forte punto di riferimento del genere per adulti, l’animazione giapponese di stampo erotico: dalle animerama degli anni Sessanta di Tezuka e Yamamoto (Le mille e una notte e Cleopatra), più patinate, fino al decisivo sviluppo negli anni Ottanta-Novanta del sottogenere hentai (la versione porno delle anime), che a partire dalla produzione delle prime serie in VHS (Lolita Anime e Cream Lemon), fino alle anime erotiche La Blue Girl e New Angel, esplora tutta la gamma immaginabile di fantasie, orientamenti e perversioni sessuali.

Casi ancora isolati, i cartoni animati per adulti arrivano finalmente al rango di vero e proprio sottogenere che si rispetti solo negli anni Novanta, grazie all’apporto della cultura post-moderna e consumistica veicolata dalla tv giovanile: ecco allora comparire sui piccoli schermi Beavis and Butt-head (1993-97) e South Park (ancora in onda dal 1997) che fanno del turpiloquio e della cultura adolescenziale innovativa formula umoristica, prodotti scorretti e volgari che hanno segnato anche il passaggio cinematografico con i rispettivi Beavis and Butt-head do America (1996) e South Park: Bigger, Longer & Uncut (1999). E lungo il viale televisivo che dal politicamente porta allo sconciamente scorretto, lastricato da I Simpson, Futurama, Daria, American Dad, I Griffin, Bob’s Burger, Archer e molti altri, si giunge fino ai parodistici Drawn Together (2004-07), Rick and Morty (2013-in corso) e alle innumerevoli ed esilaranti rivisitazioni di Robot Chicken (2005-15); fino ai rangers di Brickleberry (2012-15), la star decaduta e antropomorfa BoJack Horseman (2014-16), e alla Mexifornia di Bordertown (2016). La televisione di quest’ultima decade ci sta insomma abituando a prodotti animati che osano sempre di più in direzione di una volgarità ormai normalizzata dalla ripetizione, che può permettersi a volte di esagerare nell’eccesso di un cattivo gusto in alcuni casi fine a se stesso, altre volte di far passare tematiche delicate che forse solo la satira disegnata può permettersi di fare, come l’orientamento sessuale, religioso, politico. E andare alla stessa velocità della tv può essere un problema per il cinema, tra budget e censura sempre in agguato, tanto che la strada che sembrano aver intrapreso i film per adulti di oggi pare biforcarsi tra l’arte dei cortometraggi – e uno dei maggiori esponenti è Don Hertzfeldt, con il suo stile innovativo, cinico e caustico – e produzioni di lungometraggi indipendenti come The Haunted World of El Superbeasto, esperimento horror exploitation animato di Rob Zombie (2009) e Jay & Silent Bob’s Super Groovy Cartoon Movie (2013), che vede la coppia azzardare la propria comicità indecente e surreale nei panni di due atipici supereroi cartoon. E Sausage Party dove si pone in questo contesto? Rogen & Co. sembrano aver trovato una terza via (forti anche di una grossa base produttiva e distributiva), che riesce a mischiare e gestire abilmente le diverse linee dei cartoni animati per maggiorenni, tra scene esplicite, argomenti scabrosi e linguaggio spinto – pur non perdendo l’essenza del gioco di squadra, tra stoner movie e audacia dialogica, che ha dato vita a un cult come Facciamola Finita -, al contempo trastullandosi con gli archetipi e le formule narrative dell’animazione per bambini. Che una salsiccia sia penetrata in una nuova frontiera?