VENEZIA 60
“21 Grams” dimostra che se il punto di partenza è unicamente rappresentato dall’interesse per la forma, tutto il discorso si inaridisce. Una struttura narrativa così fredda, di fatto, disinnesca il mélo e allontana le emozioni.
Nuovo affresco saylesiano della società contemporanea e delle tensioni che la attraversano, il film è un commosso saggio sui rapporti tra il Nord e il Sud del mondo, attraverso la storia di sei donne americane giunte in un paese latinoamericano nella speranza di ricevere un bambino in affidamento.
''Il '68 e' stato censurato dai genitori di oggi che lo considerano un fallimento''.
Bernardo Bertolucci spiega così il motivo che l’ha spinto ad affrontare il tema del '68 nel film 'I sognatori' presentato fuori concorso alla mostra del cinema di Venezia.
L’opera più teorica di Von Trier, un saggio sperimentale di “tortura registica” nel quale egli condensa tutte le ossessioni sulla macchina-cinema, costringendo l’amico e regista Jørgen Leth a girare cinque remake del suo cortometraggio L’uomo perfetto, ogni volta con un ostacolo diverso
“29 Palms” è un film nato vecchio nel momento stesso della sua ideazione, il capolinea di una pratica di cinema d’autore che, per raccontare il vuoto della contemporaneità e sentenziare sulla morte dei rapporti interpersonali, fa banalmente scontrare i sessi nello spazio fantasma del deserto americano.
Il regista newyorkese firma egli stesso la seconda delle otto puntate sulla storia del blues. Evitando di seguire un percorso filologico, Scorsese si spinge fino in Africa per riportare alla luce le radici della musica nera.
“Alila”, forse un po' meno di altri capolavori di Gitai - che continua a riflettere sulla stratificazione storicopoliticasocialeindividuale della questione mediorientale, sempre sospeso fra Storia e attualità - è (quasi) una commedia condominiale, di resistenza e memoria, paura del cambiamento e attrazione per il gesto clandestino
opera prima che, per la freschezza dello sguardo, ricorda le prime opere di Polanski nel suo essere stretto tra il desiderio di raccontare e la tensione forte che spinge lo sguardo a studiare gli oggetti e gli umori del mondo.
Figgis cerca nei pionieri del blues inglese il motivo che da cinquant'anni fa innamorare gli europei bianchi del Blues; tanto da essere stati quest'ultimi a diffonderlo anche negli Stati Uniti.
Nonostante i difetti "15" è un'opera interessante e importante perchè rappresentativa di un cinema sconosciuto ed emergente, di cui certamente sentiremo parlare nel futuro prossimo.
Stefano Della Casa, curatore della Sezione Retrospettiva, ha provato a raccontare, in 18 film, la storia e la leggenda della produzione italiana, attraverso grandi e meno noti registi italiani del periodo che va dal 1945 al 1975.
Il passato è il cuore dell'intreccio di “In the forest again”“ dove un gruppo di ex-giovani torna letteralmente sui propri passi, ripercorrendo in macchina la strada che porta alla foresta incantata dove una volta sono stati felici. E il film si richiama esplicitamente al vecchio cinema di Satiajit Ray, regista di “Days and Nights in the Forest”
Piacevole sorpresa di fine Festival. Da terre lontane e dimenticate sbarca al Lido l’opera kurda di un regista che muove i suoi primi passi a Parigi. Girato in Armenia, il film riecheggia la magica attitudine alla sopravvivenza.
Bellocchio ci regala l’ennesimo (per il Festival) film sui padri, padri mancati, padri dimenticati, padri amati, padri “necessari”. E Moro diventa suo padre, mio padre, nostro padre. Ma i sogni, così intrepidamente lanciati dal più “sognatore” dei registi italiani (Bertolucci) nel film di Marco Bellocchio trovano come un luogo di destinazione finale
Un lungo, spontaneo e insistito applauso accoglie Bellocchio e il cast del film “Buongiorno, Notte” all’incontro con la stampa. E’ quasi una sorta di consacrazione ufficiosa del vincitore “morale” della 60a edizione della Mostra. Niente preamboli o presentazioni, Bellocchio presenta i suoi attori e produttori e passa subito ad affrontare le domande
“The Agronomist” di Jonathan Demme ripercorre l’alternanza di regimi militari e oligarchia terriera sul palcoscenico del governo di Haiti, dagli anni trenta al 2001, con due invasioni americane deus ex machina di uno spettacolo che cambia le maschere ma non i protagonisti, né i metodi: nazisti
Film che gioca su un doppio binario, commedia con sfondo funereo, pieno di sesso, che guarda all'occidente filmando la morte del desiderio all'interno di una “classica” coppia borghese, maschio in carriera e moglie frustrata.
Il meccanismo prevale sempre sulla storia. Nel film non si vedono personaggi veri ma piuttosto la scrittura che li ha costruiti. Una scrittura sempre più invadente, appariscente, che dietro la sua apparente semplicità nasconde un narcisistico intellettualismo.
Un mezzora scarsa che, ancora una volta nella sua filmografia, produce forte esperienza sensoriale, dilatazione del campo, del vedere e del sentire. Frantumando, stra-ordinariamente, la provenienzadestinazione del lavoro, commissionato dal gallerista Arialdo Ceribelli per far conoscere le opere e la persona del pittore sordomuto Antonio Stagnoli
Entra e scrosciano gli applausi. Biondo, in completo standard. Capo chino, abbozza inchini e strizza gli occhi. Ermetico, incorruttibile, sguardo fisso nel vuoto. Per molti ha gia' vinto il Festival, per altri ha pochi rivali in carisma. Pronti via, e batte la testa contro il microfono. Sorride, anzi sogghigna
La Ferilli ingombra, toglie la passione a quei tre personaggi e la sua manipolazione è come se prevalesse sullo sguardo di Emmer. Il regista prova a lasciarla libera, a lasciarla vivere. Ma l’attrice appare come totalmente estranea a questi slanci di improvvisazione dove il personaggio interpretato dovrebbe convivere con il personaggio vissuto
Non c’è nessuna differenza tra quello che Winterbottom guarda ogni giorno ad occhio nudo e quello che guarda con la macchina da presa. I suoi film si compongono essenzialmente su un realismo che unisce documentarismo, spot pubblicitario, immagine da videoclip. Tutti frammenti di un cinema che non c’è, o, non c’è mai stato.
È il cinema come meccanismo ad esplodere fantasmagoricamente in questo film: il cinema come meccanismo sensoriale che sollecita la vista e l’udito a compiere evoluzioni irreali e, allo stesso tempo, straordinariamente legate alla terra
Il “cinema della restaurazione” di “Il ritorno di Cagliostro” dei registi palermitani, con una nozionistica riproduzione del B-movie e l’allienamento a quell’estetica del falso, rappresenta l’opposto antitetico di “Liberi “di Tavarelli, un “cinema della fuga” lontano mille miglia dalle zone paludate e sicure del cinema italiano.
Oltraggioso e impudente. In concorso alla 60esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia “Imagining Argentina” è un film privo di coerenza, uno spettacolo autocelebrativo che gioca con il dolore, maciullando i sentimenti e i ricordi di un popolo intero
Quello di Kim è un film realmente folle, nelle sue continue ripartenze e nelle sue alternanze di registri, che mostra allo stesso tempo un amore viscerale per il cinema di genere asiatico. Kim e' un regista di grande bravura tecnica, capace di affascinare con il suo diluvio di immagini e suoni, che ha solo bisogno di tempo per affinare la sua vena
Due film sull’amore che sarebbero piaciuti ad Alberto Savinio (che li avrebbe inseriti nella sua Enciclopedia), due storie che paiono cogliere le dinamiche dei rapporti umani sotto un inedito punto di vista. I sentimenti possono essere bellissimi, anche se ti svuotano dentro e ti ricostruiscono da capo.
E' la scoperta di se' che da' cuore a questa pellicola di Jalilii, una sorta di 400 colpi iraniano, dove la ribellione del giovanissimo Emkan si deve scontrare con la rigidita' del sistema scolastico, delle interpretazioni malate della religione, del bigottismo della sua comunita'
Piccolo e sincero, The first letter e' un'opera di indubbia
Mélo hongkonghese sulla solitudine subita e scelta. Fluttuanti paesaggi occupano lo spirito e il corpo dei giovani interpreti. I ricordi riaffiorano e il dolore si percepisce. L’accettazione di se stessi passa attraverso l’illusorio domino del passato.
Atmosfere inusuali per il cinema tedesco. Alla “cinica” espressività nordica, risponde il fluire morbido di una storia dalle pieghe più propiamente minimaliste. Aperture ampie di quadro e sconfinamenti oltre il campo contraddistinguono le linee narrative del film.
Se la caratterizzazione quasi da Respiro dei quattro bambini dell'inizio e' intrigante, Mereu pian piano si smarrisce, deciso a percorrere la strada di un melodramma con una gamba sola.
Come spesso accade per il cinema del regista parmense, non è mai ciò che appare a prima vista il cuore rivelatore dei suoi film… e questo film, più che un omaggio al passato, sembra essere una deliziosa dolce infinita carezza rivolta a chi, oggi, ha bisogno di provare a immaginarsi il futuro, riacquisendo il senso autentico e forte della speranza
Sofia Coppola, unica statunitense ad affrontare una giuria qui a Venezia, si presenta in abito nero, a cui fa da contraltare quello bianco di Scarlett Johansson, mentre tra le due piccole (per età e statura) donne è seduto un monumentale (per corporatura e interpretazione) Bill Murray, capelli ossigenati e bicchiere di vino rosso in mano.
Gioco e sentimento sono i soli protagonisti di questa sorta di teatro da camera in cui la cinepresa registra i movimenti di quattro burattini intenti a tessere un gioco delle coppie
In “Le divorce” c'è una sorta di staticità in cui le inquadrature appaiono sempre troppo lunghe rispetto all'azione, i simboli letterari e pittorici sempre culturalmente troppo esibiti per farli scendere al livello di un gioco/inganno collettivo.
Il primo lungometraggio della regista argentina è la storia di un ritorno di una giovane donna nel paese natale, che si trasforma in un percorso a ritroso sulle tracce dell'infanzia.
Deludente. Dopo quasi dieci anni di silenzio, Margarethe Von Trotta torna con un film che sigla la sua rinuncia a raccontare la Germania contemporanea. Il suo "Rosenstrasse" è ancora una storia di donne, ma per quanto interessante e forzatamente giusto, il film insinua il dubbio dell'insincerità e del conservatorismo...
Il presente non esiste, o, almeno, non lo possiamo conoscere. Questa la lezione di Manoell De Oliveira e del suo Un filme falado, viaggio attorno al Mediterraneo a ripercorrere le civiltà del mondo e del tempo, per calpestare i luoghi che hanno fatto la storia e cercare ideali o reali convergenze.
Se il film di Winspeare sembra sempre troppo trattenuto rispetto alle esplosioni che ipotizza, negando a Taranto le sue potenzialità di set, l’opera della regista tunisina è un equilibrato film di frontiera capace di spostarsi poi verso forme a metà tra musical e fantastico.
Sospeso com'è tra ossequio alla tradizione, spettacolarizzazione della violenza e ricerca di facili gag da commedia, il film di Jhâ ondeggia senza una meta, disorientato e disorientante, dissipando l'interessante spunto iniziale.
Nella cornice di un bizzarro torneo di tristezza, si dipinge un'opera delicatamente onirica e assai peculiare
Quello di Rodriguez è la quintessenza del cinema post-moderno: divertente, folle, citazionista, assoltamente padrone della situazione, mai smarrito o disorientato ma sempre consapevole e lucido nel suo “rifare” il cinema con lo sguardo e il cuore (asfittico) di oggi, mentre Stone nel suo reportage indaga sulla necessità di “annullare” la Storia
Tsai Ming-Liang si presenta in conferenza stampa accompagnato da svariati membri della troupe, vestito di bianco, tanto che il piccolo e sorridente regista, nato in Malesia nel ’57, quasi si confonde con il tavolo bianco del salone del Casinò.
Ambientato nel grigio della provincia francese, Variété Française è raccontato con uno stile che vorrebbe assomigliare nel suo glaciale rigore a film come L’argent di Bresson. In realtà sembra più una versione paludata dell’efficace secchezza caratteristica della ‘mano’ di un suo coetaneo ben più dotato, l’Alejandro Amenàbar di Apri gli occhi
Benton sta calorosamente attaccato ai corpi, lascia che alcuni personaggi appena abbozzati in fase di scrittura riescano ad avere vita autonoma, attraversa forme a metà tra thriller e noir in un set congelato come quello di “La vita a modo mio” o lasciando riafforare quelle tensioni razziali di “Le stagioni del cuore”
Sesso, politica e arte nella Polonia dell'Olocausto. "Pornografia" insegue un'estetica ricercata ma non asseconda l'intento provocatorio che il titolo potrebbe suggerire
La parola come "atopia", intermezzo culturale, come terzo mondo tra la storia e la poesia del presente.
Poca gente a salutare il maestro portoghese, in conferenza stampa. Con lui hanno partecipato all'incontro due delle attrici protagoniste del film: Stefania Sandrelli e Leonor Silveira.
L'isolamento dei Nuovi Territori: anarchia e solitudine, cecita' e mutismo, politica e tecnologia, passato e presente. Poca curiosita', molte pretese, un po' di ingenuita' e qualche immagine che vale la pena di vedere.
Un vero cinema dell’imbalsamazione quello di Benvenuti, di sicuro rigore formale, ma quel rigore che fa sempre rima con grigiore, che si nega ogni movimento per addensare l’immagine di filmati documentari, disegni, fotografie di immagini-figurine
Tsai Ming-Liang lavora in modo sempre più straordinario sulla dimensione temporale dello spazio, sulla persistenza ottusa dei corpi e degli oggetti anche di fronte al movimento di trasformazione del reale, alla sua sempre piu' evidente immaterialità'.
Dilatando e distorcendo la narrazione, Kumakiri arriva a fare del cinema “puro” (fuori/dentro spazio, tempo, testa), che scivola su se'stesso e attraversa il corpo sgraziato/straziato di Ryo Kase/Yuichiro (e il nostro).
Questo terzo lungometraggio del regista thailandese Pen-ek-Ratanaruang, e' un film dall’umorismo noir che gioca con il cinema di genere giapponese, con un occhio di riguardo a quello di Takeshi Kitano
Dickens e' dietro l’angolo ma Tierney attinge con intelligenza al presente per realizzare il suo racconto di emarginazione giovanile, aiutato dall’intensa interpretazione di Nick Stahl
Delicata storia di un sorriso. Dupeyron apre e chiude il campo con leggera immediatezza. Nella periferia parigina dei primi anni '70, puttane ad ogni ora fanno da raccordo tra un anziano mussulmano e un giovane ebreo. Con il viaggio in terre lontane sarа come ritrovarsi per non perdersi nel “mare immenso” delle civiltа.
Bahloul, regista algerino, attraverso il racconto del martirio del poeta Jean Senac, affronta con sincerità la piaga della “violenza di Stato” che da più di cinquant'anni devasta l'Algeria. Ad alleggerire l'idea, troppo piena di metafore, è - fortunatamente - la presenza fisica degli interpreti
Con camera digitale, l’ultima dei Makhmalbaf, Hana (ha solo 15 anni), trova il modo di confezionare un lungometraggio di delicata precarietà. Nel “dondolio”, ormai consolidato, tra finzione e realtà, stancamente la macchina prova a filtrare tra i burka afghani. L’occhio è incerto e ristagna affannosamente in superficie
A pochi mesi dal passaggio in concorso a Cannes di “Ce jour-la”, il regista cileno porta a Venezia “Une place parmi les vivents”, un noir hammettiano che racconta il patto tra uno scrittore senza storie e un assassino con troppo storie
Doillon insiste su qella tendenza a catturare l’improvvisazione, a inquadrare tensioni dopo aver appositamente surriscaldato i propri personaggi che da sempre costituisce uno degli elementi del suo cinema migliore. Il suo metodo con “Raja” però, dietro l’apparente istintualità e immediatezza è come programmaticamente manovrato
"Once upon a time in Mexico" è un film sulla liberta'. In Messico non ci sarebbe alcun bisogno di un Mariachi: basterebbero un po' meno colpi di pistola."
Camur, che vuol dire fango, gioca e riflette con una carica metaforica a dir poco ridondante sugli orrori, i malumori, le ossessioni e le follie generate dalla guerra tra Grecia e Turchia che, nel 1974, generò la spartizione in due dell’isola. Un film fatto di materia, di liquami, di una fisicità assoluta, scisso (indeciso) tra commedia e tragedia
Forse l’atteggiamento di Allen, che ha aperto oggi la Mostra, di realizzare ormai in maniera dichiarata, dei film-giocattolo, induce una maggiore apertura verso un cinema che ormai non si vergogna più di esibire i propri difetti, che utilizza soluzioni visive di estrema semplicità
Tutto il programma del festival con i film per il pubblico, giorno per giorno. E le informazioni sui biglietti e gli abbonamenti.
Matthew Brown, al debutto dietro la macchina da presa, dirige la “nostra” Maya Sansa nel ritratto della psiche di una donna che si confronta per la prima volta con suo padre e con il suo passato. Un’opera ricca di atmosfere, visionaria, tra Cassavetes e Kieslowsky. Il mediometraggio sarà a Venezia nella sezione Nuovi Territori il 3 settembre.
Attese, previsioni, indiscrezioni, curiosità. Giunta alla 60° edizione, la Mostra di Venezia parte con un programma che, sulla carta, appare di alto livello. Proviamo a giocare un po’ con i tormentoni del Festival…
A sorpresa il cineasta
"ogogliosamente salentino" di
“Pizzicata” e “Sangue Vivo” è in concorso con il suo "Il miracolo". Ripubblichiamo volentieri l'intervista sul set realizzata lo scorso anno
Un omaggio a Godard, a Parigi e al '68: nel suo ultimo film, Bernardo Bertolucci celebra la sacra trinità di sesso, politica e cinema. In attesa di vedere alla Mostra di Venezia il nuovo film di Bertolucci, ripubblichiamo dalla nostra rubrica "Lette e...riviste", il reportage dal set di David Thomson, da "Film Comment" di Novembre/Dicembre 2002
Steve Della Casa presenta la retrospettiva – da lui curata - sui i produttori italiani che hanno cercato di rendere esportabile il nostro cinema, sia con il cinema dei maestri che con gli Ercole o con gli horror. Con grandi e piccoli budget. Proponendo la pop art vista da Fellini, ma anche rielaborata da Mario Bava, da Giulio Questi e Kim Arcalli
Proiezioni speciali, Eventi collaterali, Retrospettiva, Concorso Cortometraggi
Grandi nomi fuori dalle bagarre competitive: da Bernardo Bertolucci a Robert Benton, passando per Woody Allen (che inaugura il Festival), i fratelli Coen, Ridley Scott, Robert Rodriguez, Jim Jarmusch
"Laboratorio di ricerca e finestra aperta sul futuro", tra fiction e non-fiction, la sezione curata da Serafino Murri e da Fabrizio Grosoli
L'altro concorso della Mostra, quello dei film "sperimentali".
Tra gli altri Ciprì e Maresco, Sofia Coppola, Lars Von Trier, Babak Payami, Raoul Ruiz, John Sayles, Gianluca Maria Tavarelli
Tre italiani, Marco Bellocchio, Paolo Benvenuti ed Eduardo Winspeare. Tra gli altri Takeshi Kitano, Tsai Ming-Liang, Bruno Dumont, Amos Gitai, Manoel De Oliveira
Presentate a Roma le otto opere prime che costituiranno la “Settimana della Critica” in programma alla Mostra del Cinema di Venezia dal 28 agosto al 5 settembre. Evento dell’edizione la proiezione di “Barravento”, pellicola restaurata del regista brasiliano Glauber Rocha.
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