Sing, di Christophe Lourdelet e Garth Jennings

Nella televisione commerciale talent show canori e altri format basati su competizioni musicali proliferano indisturbati. L’Illumination Entertainment, con furbizia, ha deciso di cavalcare l’onda e ha realizzato il suo settimo film sfruttando il concept di queste trasmissioni. Sing, infatti, ambientato in un solare universo antropomorfo (che amiamo immaginare, in un cross-over, essere lo stesso dello splendido Zootropolis) racconta il sogno dell’intrepido koala con papillon Buster Moon, impresario squattrinato che, nonostante i debiti, vuole organizzare una variegata e strampalata gara di canto per risollevare le sorti del suo amato teatro. Tra performance, equivoci e altre assurde vicissitudini la preparazione dello show ci dà l’occasione di conoscere le storie degli altri protagonisti, facendoci affezionare alla giovanissima elefantessa dalla voce celestiale, al borioso topo crooner o all’istrice cantante “maledetta”. Sing, dunque, è un film che, pur costruendosi sullo sfruttamento di un concept alla moda, usa la musica per trasmettere sentimenti semplici e una morale onesta.

singA differenza del già citato film di Rich Moore e Byron Howard, la pellicola dell’inedita coppia Garth Jennings e Christophe Lourdelet non espone un deciso messaggio politico o attraversa generi lontani al cinema d’animazione. La scelta di affidare la pellicola a un regista abituato alla commedia (è suo l’adattamento cult di Guida galattica per autostoppisti), affiancato per l’occasione da un esperto animatore, anzi permette al trama di limitarsi, con sincerità, all’esposizioni di emozioni lasciate libere come le note delle canzoni. Ormai, il cinema d’animazione contemporaneo ci ha abituato alle lacrime di commozione più che alle risate e neanche Sing si tira indietro. Pur con una massiccia dose di gag, gli autori rimangono sui conflitti umani dei vari personaggi, gridando, o meglio cantando, un solo messaggio: credi sempre ai tuoi sogni. Spinto dalla colonna sonora ricchissima che spazia da Leonard Cohen a Sinatra, da Cat Stevens a Cindy Lauper, e sostenuto da un efficace cast vocale (il doppiaggio ha risparmiato gli incredibili attimi di Matthew McConaughey che intona alcuni versi Call me maybe) Sing è la conferma della volontà produttiva di chi è convinto a lasciare il cinema d’autore animato agli altri, per tenersi un più immediato (e scaltro) cinema di emozioni colorate.


Titolo originale: id.
Regia: Christophe Lourdelet e Garth Jennings
Voci originali: Matthew McConaughey, Seth MacFarlane, Reese Witherspoon, Taron Egerton, Scarlett Johansson, John C. Reilly, Tori Kelly

Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 110′
Origine: Usa, 2016