SMETTO QUANDO VOGLIO MASTERCLASS – Edoardo Leo ospite a Sentieri Selvaggi

La comicità è vicinissima alla poesia: un buon poeta, esattamente come un buon comico, mette insieme cose cui lo spettatore/lettore non avrebbe mai pensato“. L’attore, sceneggiatore e regista italiano Edoardo Leo, ospite a Sentieri Selvaggi, ha discusso con noi e con gli allievi della Scuola di Cinema i suoi inizi da interprete, il successivo passaggio alla scrittura e la chance di poter dirigere i propri lavori. Il cineasta, nato a Roma nel 1972, arriva nelle sale il prossimo 2 febbraio con Smetto Quando Voglio – Masterclass, sequel del successo commerciale del 2014 diretto da Sydney Sibilia. “Stavo per girare Buongiorno Papà. Un ragazzo di Salerno (Sydney Sibilia), mi propose la sceneggiatura di Smetto Quando voglio, già realizzato in forma di corto. La scrittura era molto originale. Avevo degli impegni precedenti, ma gli dissi di non posticipare il film a causa mia. Decise di aspettarmi e dopo il successo al botteghino è maturata l’idea della trilogia. Quel che mi ha spinto a girare il secondo è stato lo script: addirittura meglio del primo! Mi divertiva un sacco pensarmi in una saga e fare tutto quello che desideravo da ragazzino (masticare la gomma a ralenti, guidare un sidecar, ecc.)“.

SMETTO QUANDO VOGLIO MASTERCLASS – Edoardo Leo racconta il sequel a Sentieri Selvaggi (riprese e montaggio a cura di Enrico Carocci e Danilo Domenighini) from sentieri selvaggi on Vimeo.

 

In aderenza allo standard italiano, anche Leo voleva diventare un calciatore, almeno fino ai ventitré anni: “Ero uno sportivo assiduo“. Tuttavia, il lavoro della madre alla SIAE gli diede un accesso privilegiato al mondo di cinema e televisione. Dopo aver guardato molti film e averne ricollegati molti allo stesso regista, Stanley Kubrick, si è appassionò alla fotografia. “Ho fatto l’esame di ammissione sia all’Accademia che al Centro Sperimentale, ma mi hanno bocciato. Quindi ho deciso di prender tutti i testi di insegnamento e per tre anni sono stato un vero autodidatta“. Edoardo Leo ha debuttato come attore nel 1995 con La luna rubata (film tv) di Gianfranco Albano e al cinema nel ’97 con La classe non è acqua di Cecilia Calvi. “Come interprete il mio mito è Nino Manfredi; abbiamo lavorato insieme nel 1996 in Grazie di tutto. Un uomo che ha saputo attraversare tutti i generi e ha portato il racconto popolare al massimo livello“.

A detta del cineasta romano Loro Chi?, diretto da Francesco Micchichè e Fabio Edoardo_Leo_2Bonifacci, è stata un’occasione d’oro per migliorare e affinare la sua verve comica : “Ho dovuto lavorare molto. All’inizio della mia carriera mi assegnavano ruoli completamente opposti. Marco Giallini è un attore potente, dalla fisicità forte. Accanto a lui mi sono allenato su un tipo di recitazione muta (la cosiddetta controscena). Gigi Proietti dice
sempre che la comicità devi andare a cercarla; scovare nel testo la frizione che genera la risata. Il lavoro sulla commedia non si esaurisce mai e a me piace molto l’artigianalità del mestiere dell’attore
Vorrei realizzare un film drammatico, ma la mia indole mi spinge sempre alla leggerezza, anche come interprete. Nei miei film mi ritaglio sempre quei ruoli dove posso ingoffirmi“.

L’esordio da regista è stato nel 2010 con Diciotto anni dopo, un piccolo film, da lui stesso interpretato, e che contava su un budget di €800.000. Dopo i discreti incassi, gli è stato proposto di continuare su quella strada oppure tentare l’azzardo del prodotto mainstream. “Ho deciso di realizzare un film commerciale: Buongiorno Papà, una commedia romantica. Ho scelto Raoul Bova distruggendo le sue sembianze da sex symbol. Volevo incassare per essere libero. A seguito dei buoni risultati, ho messo mano a Noi e la Giulia, che a dispetto della prassi è girato tutto in sequenza, ossia seguendo l’ordine narrativo. Al mattino entravamo nel casale, il set prescelto, e ci restavamo tutto il giorno. Dormivamo in un piccolo albergo poco distante. Anna Foglietta era incinta e avevo il terrore che mi partorisse sulla scena. Un’esperienza che mi ha segnato molto”. Se Nino Manfredi è stato il suo modello d’attore, Ettore Scola, con cui ha lavorato in Gente di Roma, rappresenta la sua icona registica: “Ero intimidito, ma lui mi chiedeva sempre che cosa avrei detto IO al posto della battuta scritta. Parlando con lui capivi il suo cinema. I registi assomigliano ai loro film; io assomiglio a ciò che scrivo e a ciò che dirigo“.

L’ultimo film di Leo, Che vuoi che sia, non ha ottenuto il consenso aspettato al box office e il regista ha approfittato dell’occasione per riflettere più in generale sul cinema italiano e l’iniziativa Cinema2Day: “Puntavo su Che vuoi che sia come cavallo vincente, invece il pubblico ha apprezzato di più Noi e la Giulia. Si tratta di un momento delicato per la commedia. Gli adolescenti scaricano perlopiù illegalmente e mi ha fatto male vedere un mio film in streaming adattato in maniera completamente sbagliata. Oggi la fruizione è ON DEMAND: il contrario dell’idea di cinema. Si va in sala per il film evento, quello che magari rimane solo per qualche giorno. Dobbiamo ripensare alla distribuzione. Cinema2Day è un’iniziativa che serve solo a ridurre gli incassi, visto che la gente non va al cinema nel weekend prima del secondo mercoledì del mese. Che vuoi che sia ne ha risentito molto. Magari si potrebbe pensare ad un alleggerimento per le famiglie. Il cinema è un prodotto alto e dobbiamo restituirgli la sua importanza.

Laureatosi nel 1999 alla Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma, Leo si dedica abitualmente anche alla sceneggiatura dei suoi lavori. A quanto pare, per quattro film realizzati, quattro metodi di scrittura diversi. “Per iniziare, Diciotto anni dopo non volevano che lo facessi. Un travaglio durato dodici anni con annessi cambiamenti continui, soprattutto sull’età e le vicende dei personaggi. Buongiorno Papà nasce da un trattamento di Massimiliano Bruno, riadattato da me. Noi e la Giulia invece è un libro, per cui ho dovuto aspettare di ottenerne i diritti; vado spesso in libreria a cercare delle idee. Che vuoi che sia è un soggetto del tutto originale“.  L’ufficio di Leo di chiama Quarta Stesura visto che per lui è proprio quella a contare davvero: il pregresso è pura bozza.

Da anni Edoardo Leo è attivo anche in ambito teatrale con il suo personalissimo Ti racconto una storia. “Si tratta di una summa di un centinaio di racconti accompagnati da un musica. Io decido solo il primo, poi, a seconda della reazione del pubblico, proseguo col secondo. Alterno alle storie delle riflessioni sulle forme di narrazione, fino ad arrivare alla barzelletta“.

Io faccio il mestiere dello spettacolo. Ho studiato per fare ciò che faccio.”