SPECIALE STAND BY ME – …altrimenti ci arrabbiamo!, di Marcello Fondato

Il primo poster che attaccai nella mia camera, in una domenica pomeriggio della mia pre-adolescenza, non fu quello enorme di Che Guevara che troneggia sopra il mio letto, né la foto sgualcita de I soliti ignoti o il vecchio manifesto incorniciato di Barcelona – Athletic Bilbao (ovviamente in onore dei baschi e non degli odiati blugrana). La prima immagine che appesi, sopra il terribile armadio bianco, è stata la locandina di Lo chiamavano Trinità. E’ stata questa la prima cosa che mi è venuta in mente, all’improvviso, alla notizia della morte di Bud Spencer. Per molti anni, soprattutto ai tempi del liceo, quando mi atteggiavo a cinefilo snob per farmi notare, ho fatto finta di dimenticarmi che Terence Hill e Bud Spencer sono state due figure costanti e sempre presenti nella mia infanzia, due amici immaginari che mi hanno accompagnato per gran parte della mia vita. Oltre al western di Enzo Barboni, pellicola che ancora oggi non posso fare a meno di vedere alla prima occasione buona, i film di Bud e Terence e la loro presenza televisiva hanno rappresentato perfettamente, per me e la mia generazione, un momento preciso delle nostre vite. Quelle pellicole, ad esempio, a me ricordano le sere di luglio a casa di mia nonna, le finestre aperte per fare corrente e le chiacchiere tra condomini accaldati che arrivano dai cortili. Non riesco a scindere il ricordo delle esilaranti risse viste in tv con la frutta sbucciata da mio nonno, con le magliette vecchie di mio zio usate come pigiama, con quel senso puro di libertà, rappresentato solo nel gusto di “spararsi” finalmente la tanto attesa maratona dei propri eroi su Rete 4. Questo ricordo personale (e forse un po’ patetico), immagino, non è troppo lontano da quello di molti miei coetanei. Scegliere una pellicola che possa riassumere al meglio il cinema di Bud Spencer e Terence, e la nostra infantile venerazione, dunque è praticamente impossibile ma credo che …altrimenti ci arrabbiamo! sia l’opera che più si avvicina a questa sintesi.

bud spencer e terence hillIl film di Marcello Fondato non solo rappresenta il canovaccio narrativo ideale del modus delle avventure della coppia (i due si ritrovano loro malgrado a difendere i più deboli dalle mire avide di ridicoli affaristi e criminali) ma contiene alcuni dei topos chiave del loro cinema come le musiche degli Oliver Onions, le ambientazioni afose in paesi caldi (dall’Africa tropicale al Sud America, passando per le metropoli statunitensi) e le buffe ma precise coreografie di lotta (che niente hanno da invidiare ai wuxia), dimostrandosi il capolavoro della loro collaborazione. Mai come in …altrimenti ci arrabbiamo!, infatti, la loro comicità pura e elementare, muta e fisica, e il loro divertito gioco delle parti ha esiti più felici. E’ da questo loro essere eroi genuinamente infantili, sempre pronti a giocare indossando i ruoli canonici del burbero orso sempre imbronciato e della volpe astuta dagli occhi azzurri, inscenando una competizione continua come buoni amici/fratelli, che il cinema di Bud Spencer e Terence Hill raggiunge una dimensione indissolubilmente familiare. Ancora oggi, per i trentenni disillusi, il film è quasi un ritorno a casa, alla spensieratezza di un mondo, dove non c’erano conflitti e tutto si risolveva in scazzottate tanto inoffensive quanto rumorose (e sugli effetti sonori dei loro film sarebbe da prenderci lo spazio di altre migliaia di parole). Dall’incontro fortuito sul set di Dio perdona…io no, raccontato centinaia di volte e diventato leggenda, i nostri Stanlio e Ollio delle botte, sono diventati a tutti gli effetti supereroi, privi di ogni criticità o malizia, immuni a qualsiasi forzosa lettura politica/ideologica (e che tristezza i tentativi di incasellare Bud Spencer, dopo la sua morte, come “artista di destra”) molto più simili ai pupazzi e ai giocattoli con cui inventavamo storie e battaglie che a divi del cinema. E’ solo per questo che Bud e Terence sono sempre stati come gli amici che ritrovavi al mare, loro che sembravano in vacanza da una vita, i compagni che cercavano di farti dimenticare per un po’ di una vita che, estate dopo estate, non poteva più essere nascosta e messa via, nemmeno a calci nel sedere.