Taverna Paradiso, di Sylvester Stallone

New York, 1946. Nel malfamato quartiere di Hell’s Kitchen vivono i tre fratelli Carboni: Cosmo, Lenny, e Victor. Ma la situazione economica dei tre non è brillante e allora a Cosmo viene l’idea di aprire la Taverna Paradiso, una palestra dove si svolgono incontri di lotta libera e dove si può scommettere. Esordio dietro la macchina da presa per Sylvester Stallone, che del film è anche autore del soggetto, sceneggiatore e uno dei protagonisti, interpretando il personaggio di Cosmo, l’allenatore di Victor, il più “grosso” dei fratelli e quindi il più adatto a combattere. Maltrattato dalla critica, che contesta, in primis, la sgangheratezza dell’operazione, nonché l’eccessiva “presenza” di Stallone, che all’esordio da regista ha voluto strafare, coprendo troppi ruoli tecnici e artistici. Maltrattato anche dal grande pubblico, per l’irrisolutezza del racconto e la pochezza delle idee narrative e visive.

In realtà, senza ombra di dubbio, trattasi di un’opera bellissima, recuperata dal sottoscritto con gravissimo e imperdonabile ritardo, folgorante e avvincente dal primo all’ultimo minuto. Altro che frammentarietà e scarsa coesione di scrittura, al contrario, la sensazione è di riscoprire tutte le peculiarità artistiche di Stallone, che dall’esordio in poi, troveranno sempre maggiore linfa espressiva, spodestando tutti i cliché sulla sua figura, sempre sottovalutata e vista capace soltanto di intrattenere palestrati e sempliciotti. Superbo nelle riprese degli incontri, per agilità, piani di inquadratura, prospettive, tanto da considerarsi tra i precursori del cinema dello sport contemporaneo; in più, raffinato e ricercato anche nei cromatismi d’atmosfera.

E poi c’è Tom Waits, con il suo piano, nei locali dei bassifondi, a masticare e sputare i rottami del sogno americano, con Stallone, già con le movenze “pugilistiche”, che a volte fa ridere, altre volte commuove. Voce spezzata e poco intonata, Stallone è forse più come Waits (nonostante non sia mai stato scalfito da tentazioni commerciali o suggestioni divistiche) che come Springsteen, in un teatro di posa urbano, impietoso come il grande richiamo del sogno americano, nell’anno di “Blue Valentine” (1978), decide di stare “dalla parte sbagliata”, Wrong Side of the Road… ballata pensata con il pudore di chi soffre e di chi sa che è sempre più difficile amare in una grande metropoli. Stallone parte con un fendente sulla desolazione umana, condito già dai suoi inconfondibili slanci lirici memorabili.

 

Titolo originale: Paradise Alley
Regia: Sylvester Stallone
Interpreti: Sylvester Stallone, Armand Assante, Anne Archer, Lee Canalito, Kevin Conway, Aimée Eccles, Terry Funk, Joyce Ingalls, Joe Spinell,  Frank McRae, Tom Waits
Durata: 120’
Origine: USA 1978
Genere: commedia

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