#TFF34 – Bleed for This, di Ben Younger

Il pugilato raccontato al cinema è materia sensibile. È quasi superfluo richiamare alla mente le sequenze più famose di Toro Scatenato, Rocky, o Million Dollar Baby per sapere quanto possa essere complicato aggiungere uno sguardo nuovo e originale nel mare magnum dei boxe movies. Ben Younger – qui al suo terzo film, dopo l’esordio nel 2000 con 1 Km da Wall Street – raccoglie la sfida, decidendo di raccontare l’incredibile storia di riscatto e forza di volontà del pugile italoamericano Vincent ‘Paz’ Pazienza. Esibizionista e testa calda, Vinny ha dovuto affrontare nel 1990, nel pieno della risalita da una carriera fatta di eccessi e mala gestione, le drammatiche conseguenze di un incidente mortale. Dato per spacciato dai medici, Vincent non si da per vinto e decide che farà di tutto per tornare a combattere.bleed-for-this3

Presentato nella sezione Festa Mobile del Torino Film Festival 2016, Bleed for This si concentra sugli anni decisivi nella carriera pugilistica di Vinny Paz, che tra il 1988 e il 1991 lo portarono ad una rinascita dopo il declino, grazie all’incontro con l’allenatore Kevin Rooney, e ad un nuovo tentativo di riscatto dopo la caduta. Miles Teller sorregge il film con una prestanza interpretativa che amplifica i risultati di Whiplash, confermandone il talento nel mettere in scena personaggi ambigui, scarsamente empatici, ma potenti ed estremamente viscerali. Il corpo di Teller è il vero fulcro e cuore pulsante di Bleed for This, che inscrive la propria cifra stilistica sulla carne viva del suo interprete principale, con un racconto che però non riesce a evitare i cliché di genere, a tratti caotico, poco coinvolgente dal punto di vista sportivo. Le sequenze pugilistiche, riprese in maniera disordinata, disturbante e quasi estraniante, non sembrano mai il vero fulcro di una narrazione che pare danzare a ritmo circolare senza mai sferrare il colpo decisivo.

Eppure è proprio questo a rendere Bleed for This interessante: il ritmo del racconto è asciutto, sempre venato di ironia e disincanto, non eccede nelle ridondanze o nella retorica bleed-for-this4(sebbene si percepisca in più di un punto l’affetto del film per il suo soggetto), non tenta di trovare una morale della favola a tutti i costi o di spiegare il suo protagonista. Vincent Pazienza viene semplicemente ritratto attraverso i vizi, le virtù, gli eccessi. Tutto nella vita di Vinny appare come un comprimario quasi scenografico nella corsa verso la vittoria: le donne, la famiglia, le motivazioni psicologiche. Solo il quadrato del ring è sempre messo a fuoco e centrale, per diventare subito sfocato e inafferrabile anch’esso, perché il gusto è essere lì e lasciarsi travolgere e inghiottire dalla foga adrenalinica, animalesca, del combattimento.